Minuziano, precursore degli editori/stampatori italiani

Da San Severo alla dimensione più elevata della cultura

L'editoria tra XV e XVI secolo
Quando Gutemberg nel 1455 stampa e pubblica la Bibbia, prima opera della storia a non avvalersi della tecnica del manoscritto, Alessandro Minuziano è ancora un bimbo di appena cinque anni. La grande rivoluzione tecnologica che avrebbe dato un impulso decisivo alla diffusione dei libri ha appena mosso i primi passi e il piccolo Alessandro è testimone inconsapevole dell'avvio di un processo straordinario che di lì a qualche anno egli stesso avrebbe contribuito a incentivare con la sua passione, la sua scienza e la creatività di cui è dotato.

Già, perché Alessandro Minuziano, nato a San Severo (Foggia) presumibilmente nell'anno 1450 (stando alla maggioranza dei riscontri biografici che lo riguardano), è unanimemente ritenuto uno dei primi e più raffinati editori italiani nei decenni che segnano la nascita di questa appassionante attività. Appartiene, a buon diritto, al novero di coloro che le imprimono un impulso decisivo, potendo avvalersi di livelli eccelsi di competenza, studi e conoscenze in un periodo molto fecondo in cui dedicarsi ai libri – e, quindi, anche alla loro pubblicazione – sottintende una serie di “passaggi” che prevedono la stampa, la pubblicazione, la diffusione.
Il primo editore/tipografo italiano in assoluto si ritiene sia stato Giovanni Filippo de Lignamine, attivo a Roma già intorno agli anni Settanta del XV secolo. Queste prime esperienze editoriali italiane, nel senso più vicino alla concezione moderna, si sviluppano a cavallo tra il XV ed il XVI secolo a Venezia e a Firenze, rispettivamente ad opera di Aldo Manuzio e Lucantonio Giunti. Altri noti editori del ‘500 sono Nicolò d'Aristotele detto Zoppino, Giorgio Rusconi, Francesco Marcolini da Forlì, Gabriele Giolito de' Ferrari e Francesco Sansovini, tutti attivi a Venezia. In questa fase ancora embrionale della produzione libraria a stampa è soprattutto la Repubblica di Venezia a distinguersi per la maggiore produzione libraria.
Gli stampatori non sono più soltanto stampatori/produttori di libri ma iniziano a svolgere una selezione dei testi da pubblicare, operazione che può essere paragonata a quella dei moderni editori. E sempre in quest’epoca il libro muta anche il suo aspetto grafico e comincia a essere venduto a prezzi più accessibili.
Per l'eccellenza della sua preparazione culturale, Minuziano viene citato negli annali e nelle enciclopedie specializzate come poeta, filologo, storico, professore di eloquenza e di discipline umanistiche, prima ancora che come grande editore e tipografo. Insomma, una personalità di grande rilievo che si inserisce con indiscutibili meriti nel fermento culturale (qualche storico parla di “rivoluzione”) che caratterizza il XV e il XVI secolo.

Cenni sulla vita di Alessandro Minuziano
Alessandro affronta i suoi primi studi nella città natale. Ben presto, però, è costretto a trasferirsi a Venezia dove il padre viene esiliato, probabilmente nel 1962. Nella città lagunare diviene allievo di Giorgio Merula, propriamente Giorgio Merlani di Negro, noto filologo, storico, umanista e accademico italiano. È lo stesso Merula a segnalarlo a Ludovico Sforza che gli affida la cattedra di eloquenza e storia a Milano.

IN FOTO: Alessandro Minuzioano, umanista, editore, maestro dell'arte della stampa. Illustre personalità che seppe affermarsi nella grande Milano nel Secolo XV attraverso l'arte della stampa

Nella corte degli Sforza viene accolto con grande considerazione per il livello della sua cultura e per l'indiscussa valentia di studioso, divenendo anche precettore dei figli di Bartolomeo Calco, uomo politico e autorevole umanista, che con gli Sforza intrattiene rapporti di collaborazione molto stretti.
Tale incarico gli viene confermato anche dopo la caduta del duca Ludovico Sforza il Moro, il 23 settembre 1501, con un decreto del cardinale Georges d’Amboise, luogotenente del re di Francia: lo manterrà fino al 1519. Nel frattempo, il 27 maggio 1502, ottiene la cittadinanza milanese.
Sulla prima parte della vita di Alessandro Minuziano non sempre si hanno notizie certe: tutto quello che si conosce è dovuto alla ricostruzione ricavata dal suo epistolario privato, scritto tra il 1518 e il 1521. Sempre queste lettere hanno consentito di delinearne carattere e personalità e contengono riferimenti a una prima moglie, Apollonia Birago, poi morta, e del figlio Vincenzo che continuerà l'attività paterna.

Minuziano editore-stampatore
Di più, e meglio, invece, si sa della sua attività di editore e stampatore che ha inizio a Milano tra il 1485 e il 1490, imponendolo all'attenzione del movimento culturale italiano come uno dei più raffinati esponenti di questo affascinante mestiere. Produce opere di grande pregio ed eleganza quali gli incunaboli di Orazio (con lo stampatore Antonio Zarotto, 1486), alcune opere di Livio (in collaborazione con lo stampatore tedesco Ulrich Scinzenzeler, 1495), l'Opera omnia di Cicerone in carattere nitidi e chiari, su fogli dai grandi margini (avvalendosi della collaborazione degli stampatori francesi, i fratelli omonimi Guillaume Le Signerre).
Una seconda fase di feconda attività editoriale di Minuziano si registra nel corso del primo decennio del XVI secolo. Appartengono a questo periodo, fra le tante, opere di Sallustio, Senofonte, Floro e ancora Orazio, le Epistolae di Plinio il Giovane con il commento di Giovanni Maria Cattaneo, le Satyre di Giovenale.
Richiedono grande impegno anche la Historia di Milano di Bernardino Corio e testi umanistici, come il poemetto Sirmio di Stefano Dolcino e gli Epigrammata di Piattino Piatti, gli Opuscula di Filippo Beroaldo senior, le Epistolae et commentarii di Iacopo Ammannati Piccolomini, gli Hymni heroici tres di Giovan Francesco Pico.
A queste si affiancano opere religiose e profane, di larga divulgazione, atte a garantire un impegno costante dei torchi e far fruttare gli investimenti di capitali.
Una successiva fase di feconda attività editoriale viene collocata dagli storici dopo il 1516 ed è caratterizzata da amicizia e collaborazione con Andrea Alciato che, tra le altre, cura anche opere di Tacito. Ad Alciato Minuziano affida il figlio Vincenzo che segue lo storico anche ad Avignone dove è destinatario di una cattedra universitaria.
A questo periodo risale la stampa di due importanti opere in volgare: il Petrarca in carattere corsivo del 1516 e le Regole grammaticali di Giovanni Francesco Fortunio. In collaborazione con Giovanni Giacomo da Legnano pubblica soprattutto opere di carattere popolare: la Trabisonda historiata e il Guerin Meschino; il poema cavalleresco Spagna e le Metamorfosi di Ovidio.
Malato di paresi fin dal 1523, Alessandro Minuziano muore, con molta probabilità, nel 1532. Una lettera di Alciato a Francesco Giulio Calvo del 5 gennaio 1532 sembra attestare la sua recente scomparsa. È stato certamente un precursore della moderna editoria, un uomo di grande inventiva che ha saputo coniugare ad altissimi livelli l'attività di editore/stampatore con quella di studioso onorando la sua terra d'origine. San Severo gli ha intitolato, tra l'altro, la prestigiosa Biblioteca comunale, un istituto scolastico d'istruzione superiore, un'arteria cittadina.

Posted

07 Jul 2020

Storia e cultura

Duilio Paiano



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