L'origine del pensiero: Piaget e De Saussurre

Lo sviluppo intellettuale può essere spiegato solo considerando l’interazione dinamica e continua tra bambino e ambiente

Lo sviluppo del linguaggio per Piaget (1896–1980) segue un dinamismo abbastanza definito, nel senso che fino a sette/otto anni nel fanciullo si sviluppa il cosiddetto linguaggio egocentrico avente come punto di riferimento il soggetto stesso; solo successivamente si sviluppa il linguaggio cosiddetto sociocentrico, avente un potere più oggettivo.
Piaget muove da premesse biologiche; afferma che la vita è sostanzialmente una creazione di forme sempre più complesse, le quali tendono a instaurare un rapporto equilibrato con l’ambiente.
L’organismo umano, impegnato nella ricerca di adattamento equilibrato in ordine all’ambiente stesso, si aiuta con quello strumento fondamentale che è l’intelligenza.



JEAN PIAGET
Biologo, psicologo, pedagogista e filosofo svizzero,
Jean Piaget viene ricordato per aver elaborato la
Teoria dello Sviluppo Cognitivo del Bambino


Per Piaget l’intelligenza tesse tappe percorse dall’umanità, è un divenire genetico, è l’espressione dei modi con cui si instaura il rapporto con l’organismo e l’ambiente. L’intelligenza è l’attività costruttiva che opera il pas-saggio da un equilibrio all’altro; questo passaggio – secondo Piaget – risulta “minimamente” con-dizionato da fattori culturali e sociali.
Tale tesi piagetiana è stata cri-ticata proprio perché ridimensiona il ruolo delle esperienze e i condizionamenti ambientali da una parte e perché imposta pro-cessi motivazionali del tutto di-sancorati dalla vita di relazione con l’esterno e agganciati, invece, solo al bisogno di funzionamento degli schemi stessi, è motivazione intrinseca. (Piaget, Il processo genetico e la costruzione della conoscenza).

Piaget, alla luce della sua concezione fortemente biologizzata, mediante l’osservazione, individua quattro fasi di strutturazione del pensiero nelle età diverse: intelligenza senso-motoria (da zero a due anni) in cui l’“Io” e “il mondo” si definiscono, distinguendosi e “l’oggetto” si costruisce come realtà che permane.
“Nel periodo che va da un anno e mezzo ai due anni, comincia ad apparire la “funzione simbolica” o “immaginazione” ossia il linguaggio, il gioco simbolico (l’inizio dell’invenzione fantastica), l’imitazione differita (imitazione che si effettua, cioè, qualche tempo dopo l’evento originale) e quel tipo di imitazione interiorizzata, che dà origine alle immagini mentali.” (Piaget, Lo sviluppo mentale del bambino).
Piaget afferma che l’origine del pensiero è da ricercarsi nella funzione simbolica; poiché il linguaggio è una forma particolare della funzione simbolica e poiché il simbolo individuale è certamente più semplice del segno collettivo, “è permesso concludere che il pensiero precede il linguaggio.” (Piaget, Lo sviluppo mentale del bambino).
Intelligenza rappresentativa, dai due ai sei anni circa, è la capacità di rappresentarsi a livello mentale o linguistico azioni non sperimentate direttamente, ricostruendo il passato sotto forma di racconto e di interiorizzare la parole, che coincide con l’apparizione del pensiero propriamente detto; tutto ciò è possibile grazie al linguaggio interiore e al sistema dei segni.
Pensiero operatorio concreto fino a dieci/undici anni; s’intende per operazione un modo di collocare nella mente i dati riguardanti il mondo e di organizzarli, selezionarli e ordinarli, per poi utilizzarli nella soluzione di problemi.

FERDINAND DE SAUSSURE
Linguista e semiologo svizzero. È considerato uno dei fondatori della linguistica moderna,
in particolare di quella branca conosciuta con il nome di Strutturalismo


Infine pensiero formale-astratto (o ipotetico-deduttivo) fino a quattordici anni circa. In questo stadio il soggetto opera non già manipolando direttamente gli oggetti, bensì manipolando i simboli mentali con cui ha sostituito gli oggetti. Infatti il pensiero si mette in moto non per rispondere a situazioni reali, ma per affrontare situazioni possibili per mezzo di ipotesi e di costrutti relazionali potenziali, dei quali poi ricercare eventuali verifiche in chiave esperienziale.
Passare da una fase all’altra presuppone l’acquisizione della fase precedente. Ad ogni tappa, la psiche dell’individuo ha una particolare visione del mondo, cioè costruisce il reale.

Così afferma Piaget: “Questa assimilazione senso motoria del mondo esterno immediato realizza, nello spazio di diciotto mesi o due anni, una rivoluzione copernicana in miniatura.” (Piaget, Lo sviluppo mentale del bambino).

La linguistica riconosce che esiste come pienamente valida la dimensione soggettiva del linguaggio, ricordando che nell’ambito della langue “vive la parole”, cioè la forza soggettiva che arricchisce le espressioni e talvolta ricrea i significati. (De Saussure, Corso di linguistica generale).
La langue è un sistema di segni, un sistema simbolico che fa parte di una più complessa scienza dei segni (semiologia).
Ha come carattere distintivo quello di essere un codice collettivo, che si impone all’individuo e si oppone alla parole, manifestazione volontaria e individuale del linguaggio.
La langue è un prodotto sociale, rappresenta una realtà astratta a cui il parlante attinge e che adopera nel momento dell’esecuzione individuale o parole.
Per quanto De Saussure riconosca che la parole possa innovare il codice, arricchendolo e sviluppandolo nel tempo, il suo interesse scientifico è per la langue e non per la parole.
Per concludere il discorso sul linguaggio, possiamo affermare che linguaggio e pensiero sono strettamente interdipendenti, esiste un condizionamento reciproco in quanto il pensiero ha bisogno del linguaggio per manifestarsi più o meno compiutamente, il linguaggio ha bisogno del pensiero per poter essere portatore di significati e contenuti.

Posted

03 Jul 2021

Storia e cultura

Tina Ferreri Tiberio



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