Dario Ballantini

Artista poliedrico dalla spiccata sensibilità pittorica

Quarant’anni d’arte, quarant’anni di parole gestualmente espresse dai colori e dalle forme creative del poliedrico artista livornese Dario Ballantini della classe ‘64.
Attore, imitatore televisivo e teatrale, nonché un lodevole pittore dalle notorie capacità comunicative, degne di profondi concetti contenutistici, al quale, con assoluto piacere, ho chiesto cosa intendesse esprimere attraverso la pittura e, la sua risposta, è stata un filtro rafforzativo verso quelle percezioni già intese, racchiudendo così la sua visione: “Intendo esprimere possibilmente l’inconscio, cioè far venir fuori un certo ordine nella confusione che ritrovo quando mi immergo nei miei quesiti esistenziali”. Ebbene, sono proprio quei ‘quesiti esistenziali’ di cui fa riferimento a nutrire ogni ruvida pennellata fluidificata dalla materia espressiva, creando racconti sui raccolti dell’esperienza. Così si tramuta il sapore del vero, nell’immagine intima della percezione emozionale, livellandone ogni nudità per lasciarle emergere nelle opere pregne di valore esistenziale.




PROFONDO
Nel quadro “Profondo” sorsi di vita bevono l’amarezza di un tempo tortuoso, cupo, incenerito dalle vie del tormento, dalla frustrazione di un “presente” che non è certamente sinonimo di “regalo”. L’uomo, nella sua pienezza malinconica, sembra essere sospeso nel vuoto, destabilizzando anche il suo corpo, ormai privo di forza energetica e si lascia cadere nella profondità del male. Scuotono la visione dei nostri occhi i tratti decisi e penetranti dell’artista, cosparsi da sottili linee nere che sembrano identificarne la confusione di un tormento che, diramate su quelle tinte angoscianti e sapientemente bilanciate nei chiaro-scuri, mostrano la crudezza dell’opera.

SENZA TITOLO.
Il dipinto “Senza Titolo” lo definirei un mandato alla persecuzione contro la libertà, poiché i prigionieri, estroiettando un intenso potere dichiarazionale, dominano la scena in nome di una condanna condivisa. In questa opera, come nella prima, affiorano quei tratti sottili neri che, in tal caso, appaiono come fossero spilloni per trafiggere le coscienze e per graffiare quel destino incommutato.
Possiamo dunque definire lo spirito del pittore come un escursionista e messaggero delle emozioni, in un viaggio che percorre le straordinarie vie della consapevolezza e, per approfondire il concetto creativo, con briosa curiosità, ho sentito la necessità di chiedergli se sente di aver raggiunto un equilibrio stilistico o se si proietta nella costante ricerca di nuove sperimentazioni tecnico-artistiche, avvalendosi perché no, di una possibile fonte di autocritica e, con grande naturalezza, ha espresso esaustivamente il suo pensiero con questa dichiarazione: “Essere soddisfatto appieno dei miei lavori non sempre è possibile, però tendo a raggiungere un equilibrio formale proprio grazie all’autocritica e all’aver imparato negli anni di formazione livornese che il quadro non si realizza tanto per riempire o colorare. Grazie soprattutto al gallerista Cesare Rotini, compianto esperto d’arte, ho appreso, non senza fatica, come accorgersi se una pennellata è sincera, se una forma è giusta, se un quadro è finito”.

COME USCIRNE
Infine, non meno interessante, è l’ultima opera che presento, intitolata: “Come uscirne”. Esso è un lavoro di formidabile composizione, dove l’immaginazione è l’immagine costruttiva di una ricercata simbolistica sugli esseri umani. In questo espressionismo di colori, incentriamo i contrasti travagliati dalle tre figure proposte, creando scompiglio emozionale.
Si tratta di una dimensione piena, che non lascia spazio alla libertà-liberatoria, ma si percepisce, sia dai tratti veloci dell’artista sia dalla profonda riflessione espressiva, quella tensione conflittuale che, in un certo qual modo, ci riporta all’identificazione del desiderio di evadere.


































I colori sono dunque strumenti fondamentali anche per carpirne il linguaggio di un quadro, così come lo è la tecnica del chiaroscuro nei dipinti in bianco e nero. Essi sono come le note musicali che poste su uno spartito con l’assoluto criterio creano quella musicalità dal suono vibrante e riflettente sui nostri stati d’animo. Così ho pensato di chiedere allo straordinario artista Ballantini, se ci fosse un colore che maggiormente lo identificasse e, questa, è stata la sua risposta: “Non c’è un colore che mi rappresenti, in qualche periodo avrei detto il blu, in altri, il rosso, ma ora come ora, tendo a combinare i toni ed ho preso le distanze dalla dominanza del rosso che ha caratterizzato troppi anni della mia pittura. In molti casi ho dipinto anche in bianco e nero ed alla fine la forza espressiva rimane la stessa. Come gusto mi piacciono molto l’amaranto ed il viola”.
Queste sono state le sue parole dalle sensibili percezioni che, come arcobaleni, hanno racchiuso l’essenza della propria identità, poiché noi tutti siamo creature vive e, come tali, ci auto-trasmettiamo i colori di un particolare momento o periodo, denotando i nostri umori, le nostre sensazioni e il nostro attuale percorso di vita.

Posted

08 Sep 2021

Esplorando l'arte

Alessia Pignatelli



Foto di Dario Ballantini





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