John Locke: fondatore del liberalismo, filosofo della libertà

Filosofo e medico inglese, considerato il padre del liberalismo, dell'empirismo moderno e uno dei più influenti anticipatori dell’illuminismo e del criticismo

John Locke, filosofo e medico inglese, è considerato il padre dell’empirismo moderno. Studiò filosofia, scienze naturali e diritto al Christ Church di Oxford. Qui rimase come professore di greco, retorica e filosofia morale. Si dedicò anche agli studi di medicina, di fisica e di fisiologia. Si impegnò inoltre in problemi politici e religiosi.
Nel 1667 pubblicò, contro l’assolutismo monarchico, il Saggio sulla tolleranza.



Eletto membro della Royal Society di Londra, divenne segretario del grande statista Shoftesbury. Quando questi venne accusato di tradimento, anche Locke cadde in disgrazia presso la corte inglese e fuggì in Olanda; tornò in patria alcuni anni dopo. Negli ultimi anni della sua vita si dedicò allo studio delle Sacre Scritture. La sua opera principale è il Saggio sull’intelletto umano in cui tratta l’origine della conoscenza. Altre opere sono i Due trattati sul governo, Epistole sulla tolleranza, Pensieri sull’educazione, La ragionevolezza del cristianesimo.
Locke fu profondamente convinto che il potere assoluto della ragione, in cui credeva Cartesio, non esista. In contrasto con i cartesiani e i platonici della scuola di Cambridge, nega che possano esistere “idee innate”. Ritiene assurdo che un individuo possa avere un’idea senza saperlo, poiché un’idea può esistere solo se è presente alla coscienza, cioè solo se è percepita coscientemente.
Tutte le nostre idee derivano, secondo il Filosofo, dall’esperienza che è duplice: esperienza esterna o sensazione ed esperienza interna o riflessione.

Mediante l’esperienza esterna l’intelletto riceve le idee di ciò che è esterno ad esso (un suono, un colore, ecc.); mediante l’esperienza interna, invece, l’intelletto riceve le idee di ciò che è interno a lui, per es. il dubbio, la volontà, ecc.
Una seconda distinzione riguarda lei idee semplici e le idee complesse. Le prime (idee semplici) sono quelle che non possono essere scomposte in altre idee e che quindi sono di per sé chiare, distinte, evidenti. Le idee complesse sono invece prodotte dal nostro intelletto. Secondo Locke l’intelletto non riceve passivamente le idee che gli giungono dall’esperienza, ma le organizza mediante una triplice operazione: sintesi, analisi e comparazione; da queste tre operazioni hanno origine le idee complesse di sostanze, modi e relazioni.








In ambito della riflessione politica Locke nega che vi siano leggi naturali innate. Per Locke il potere non è nelle mani di un’unica entità, né tantomeno è irrevocabile e assoluto. Il potere supremo è il potere legislativo che è tale non perché è senza limiti, ma perché è posto al vertice della piramide dei poteri; predispone ed emana leggi e appartiene al popolo che lo conferisce per delega a un organo preposto ad adempierlo, che è costituito dal Parlamento.

Subordinato al potere legislativo c’è il potere esecutivo che spetta al sovrano e consiste nel fare eseguire le leggi. Secondo Locke la forma di Stato in grado di promuovere e tutelare al meglio i diritti civili è la monarchia costituzionale.
Il Filosofo affronta anche il problema della “tolleranza religiosa” in un periodo in cui si temeva che il Cattolicesimo potesse prendere il sopravvento in Inghilterra alterandone la funzione di Stato ufficialmente anglicano.

Ritiene, infine, che la religione naturale (ossia quella che prescinde dalla Rivelazione) sia il teismo. Proprio perché la religione naturale è razionale i suoi dogmi possono essere rispettati senza difficoltà da tutti. Ritiene ancora che ogni religione sia tollerante poiché è sempre l’oppressione che genera le rivolte nello Stato. La prova dell’esistenza di Dio, per Locke, si fonda sul noto principio: Ex nihilo nihil fit (Dal nulla, nulla si produce). “Dio non ci ha dato idee innate di sé, non ha stampato caratteri originali nel nostro spirito, nei quali possiamo leggere la sua esistenza; tuttavia, avendoci fornito delle facoltà di cui il nostro spirito è dotato, non ci ha lasciato senza una testimonianza di se stesso: dal momento che abbiamo senso, percezione e ragione, non possiamo mancare di una chiara prova della Sua esistenza, fino a quando portiamo noi stessi con noi. Non c’è verità più evidente che questa, che qualcosa deve esistere dall’eternità” (Locke, Saggio sull’intelletto umano).

Posted

20 Nov 2021

Storia e Filosofia

Pasquale Panella



Foto dal web





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