Bloch e la profezia infodemica

Marc Bloch ha dedicato grande interesse e attenzione al fenomeno delle false notizie che si propagavano tra i soldati durante i periodi di guerra, individuandone, in particolare, il fulcro e i congegni di diffusione.

Con un colpo ardito che il più audace sperimentatore non avrebbe mai osato sognare, la censura, cancellando i secoli passati, riportò il soldato che stava al fronte ai mezzi di informazione e allo stato d’animo delle età antiche, prima del giornale, prima del foglio di notizie stampato, prima del libro.

(Marc Bloch, Riflessioni di uno storico sulle false notizie di guerra)













Introduzione: le false notizie sono “un venticello”
Per Gioachino Rossini e Cesare Sterbini la calunnia da “venticello” diventava “un colpo di cannone” nell'Aria di Basilio. In questo parallelismo operistico, la riflessione di Bloch sulle false notizie può essere sintetizzata metaforicamente nella sua essenza, per quanto Bloch non tratti di calunnie vere e proprie, ma di una sorta di “calunnie storiche”, ovvero le false notizie e le false testimonianze che furono stimolate dal subconscio bellico e dall'arma psicologica della censura.

Tra istinto e censura
La formazione naturale delle false notizie collettive supera di gran lunga ogni tentativo di creazione in laboratorio delle stesse, come Bloch afferma nella sua critica delle testimonianze. La psicologia collettiva intersecata con le vicende belliche e gli stati d'animo degli attori storici e sociali può creare effetti e conseguenze forse incontrollabili dal punto di vista prettamente scientifico-psicologico, ma analizzabili considerando il processo storico nella sua completezza ed organicità. Bloch afferma che nella condizione di totale precarietà e sfinimento, come quella del soldato in trincea, non c'è spazio per un senso critico o per un metodo scientifico che vada filtrando notizie spesso giunte al fronte tramite un “telefono senza fili”. Soldati stremati e quotidianamente in bilico tra morte e sopravvivenza sviluppavano ed elaboravano le leggende del no man's land quasi istintivamente, secondo una logica consona a una disumana condizione dell'esistenza. Nelle trincee e sul fronte, in questa atroce condizione mentale e fisica, la censura si infiltrava incentivando, così, forme creative e impulsive di notizie e di testimonianze.

Fame di notizie: la pentola delle leggende
Come però specifica Bloch, le false notizie non nascevano direttamente in trincea ma si sviluppavano nelle agorà del piccolo mondo di trincea grazie agli agenti di collegamento, ai telefonisti, agli osservatori di artiglieria, ai fornitori; esse poi viaggiavano assieme alle pentole all'interno delle corvé che si dirigevano verso le linee. In trincea, in assenza di confronto diretto con il mondo esterno e succubi di una psicologia travisante, i soldati, così come le altre maestranze di guerra (fino ad arrivare addirittura all'intera Nazione), elaboravano e amplificavano nuove leggende e superstizioni imbrigliate nella trasmissione di false notizie persuasive e di testimonianze falsate dalla percezione soggettiva. Pertanto Bloch insiste sul fatto che ogni tipo di superstizione ha un tratto per così dire inconscio e, d'altronde, è riscontrabile una forte comunanza di caratteristiche, seppur lata, tra leggende medievali e le false notizie di guerra, che per quanto potessero apparire irrazionali, erano in realtà consustanziali alla fisiologica percezione soggettiva e collettiva della guerra; questa percezione corroborava lo spirito bellicoso dei soldati e dei connazionali, ma, allo stesso tempo, andava a giustificare anche quello di sconfitta. Dietro una falsa notizia, infatti, esistono rappresentazioni collettive che fungono da fondamenta per la creazione dei fantomatici “cannibali” che si aggiravano nella no man's land. D'altronde, se la censura e la scarsità di comunicazioni postali sul fronte (che peraltro si credevano sorvegliate) producevano un vuoto cognitivo e razionale, le false notizie venivano assorbite avidamente dai graduati, dai cucinieri e dai soldati. Inoltre si chiede ironicamente Bloch: chi, in quei primi giorni di guerra, avrebbe osato contraddire un soldato ferito sul campo di battaglia? .

La censura e i soldati sociali
Si crede facilmente a ciò a cui si ha bisogno di credere: questo rientra perfettamente nella funzionalità della testimonianza di un soldato, involontariamente travisata, e della falsa notizia, sia quella costruita fisiologicamente per dar vita concreta e giustificata al pregiudizio, sia quella diffusa volontariamente da chi si ingegna per manipolare od occultare informazioni. La censura, che durante tutti gli anni di guerra ha
imbavagliato e paralizzato la stampa
, assume, nell'ipotesi riguardante le false notizie appositamente create, un ruolo centrale: la diffusione di scarne notizie dettagliatamente filtrate e “sorvegliate”, infatti, è volta ad annebbiare la libertà e l'agilità di scelta, manipolando l'individuo novecentesco che viene trasformato in una sorta di “soldato sociale” a cui è proibito ogni sorta di ammutinamento. Durante gli anni di guerra essa era un'arma capace anche di trasformare passivamente (e magari involontariamente) la verità in menzogna, senza neppure dover fare lo sforzo di occultare. Bloch spiega come nell'immaginario comune la censura, essendo così diffusa, veniva percepita ovunque facendo sì che, spesso, si rivolgeva una certa diffidenza anche a notizie veritiere, tanto che Pierre Chaine scrisse: nelle trincee prevaleva l'opinione che tutto poteva essere vero, ad eccezione di quello che si consentiva di stampare. Unendo dunque una psicologia collettiva provata e in escandescenza con una censura meditata o semplicemente sospetta, unita a sua volta alla carenza di collegamenti postali al fronte, ecco che inevitabilmente si torna tra le braccia della madre antica delle leggende e dei miti.

Il medioevo notiziale
La censura, o comunque la mancanza di comunicazione costante e di conferma delle fonti, crea così i perfetti presupposti per la formazione di un nuovo, e allo stesso tempo antico, “medioevo notiziale” esposto senza limiti ad un'immaginazione se non altro priva, almeno apparentemente, di censure. I soldati, sfiniti e alla ricerca di misere certezze, innalzano involontariamente il persuasivo pregiudizio a parametro assoluto delle false notizie e delle loro testimonianze. Queste notizie, assemblate grazie all'incontro tra gruppi diversi di uomini nelle batterie, sui convogli e nelle cucine ed elaborate in trincea, hanno contribuito, secondo Bloch, alla stratificazione di leggende e di miti bellici spesso non analizzati con il giusto intuito storico basato su una ricerca profonda ed immersiva; la censura ha poi manipolato a sua volta la verità storica già in parte compromessa. Censura e pregiudizi, alimentate reciprocamente, hanno creato un circolo vizioso che Bloch propone di risolvere analiticamente. Questa “decriptazione” è ravvisabile, come mostrato da Bonacossi, anche nel falso assioma per cui nell'Italia della Seconda Guerra Mondiale i contadini erano ancora più partigiani dei partigiani o che i repubblichini della Repubblica Sociale di Mussolini volevano sin dall'inizio immolarsi nel cercar la bella morte.

Conclusioni
La ricerca e l'approfondimento del complesso fenomeno delle false notizie è, per Bloch, una grande ricchezza da preservare e da sfruttare perché la Prima Guerra Mondiale - come anche la Seconda, seppur in circostanze molto differenti - rappresenta un immenso e significativo esperimento sociale purtroppo tragico ma, proprio per questo, utile a rinvigorire la scienza storica e sociale che deve custodire e sviluppare una conoscenza strutturata capace di donare allo studioso e alle future generazioni scelte consapevoli e, soprattutto, libere da ogni censura e pregiudizio.

Posted

30 Nov 2021

Storia e cultura

Andrea Petricca



Foto dal web



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