Maria Montessori, una vita per i bambini

Medico e scienziata, pioniera nel campo dell’educazione dei bambini, è nota per il metodo educativo che porta il suo nome

Nata a Chiaravalle in provincia di Ancona il 31 agosto del 1870 da una famiglia medio borghese, Maria Tecla Artemisia Montessori segue le orme dello zio, Antonio Stoppani, un abate e scienziato che trascorre la vita a bilanciare la parte scientifica con quella spirituale. Dopo un breve periodo nelle Marche, si trasferisce con la famiglia, a solo cinque anni, prima a Firenze e poi a Roma dove trascorre l’infanzia e la giovinezza.



GLI STUDI
Dotata di grandi abilità matematiche, intraprende gli studi scientifici per diventare ingegnere, suo grande desiderio.
Grazie alla sua ostinazione, supportata dalla madre, riesce a piegare le reticenze del padre che invece la vuole insegnante, professione destinata a quei tempi, alle donne istruite di buona famiglia.

PRIMA DONNA MEDICO IN ITALIA
Si iscrive quindi alla facoltà di Scienze e dopo due anni, a Medicina e Chirurgia presso la Sapienza di Roma, dove si laurea nel 1896 – prima donna della storia – nonostante i tanti ostacoli di un percorso universitario fino ad allora destinato ai soli uomini.

LA SUA CARRIERA
Determinata più che mai, si specializza in psichiatria, una disciplina ancora poco diffusa in Italia.
Ottiene la nomina di assistente presso la clinica psichiatrica dell’Università di Roma, dove scopre lo stato di abbandono dei malati di mente, sia bambini che adulti. Attraverso i suoi studi e le sue osservazioni giunge alla conclusione che farmaci e cure non fossero sufficienti senza una adeguata assistenza del paziente, che andava stimolato e valorizzato.
Nel 1898, al congresso pedagogico di Torino, nel presentare i risultati delle sue prime ricerche, dichiara:
I bambini con ritardi mentali non sono fuorilegge; hanno diritto a tutti i benefici dell’educazione. Dobbiamo permettere a questi sfortunati di reintegrarsi in società, di conquistare il loro posto e la loro indipendenza in un mondo civilizzato, recuperando così la loro dignità di esseri umani.
Dall’ambito psichiatrico all’impegno pedagogico il passo è breve. Torna all’università e studia filosofia, antropologia e pedagogia.

LE SUE RICERCHE
Intorno al 1900 inizia un lavoro di ricerca presso il manicomio romano di S. Maria della Pietà dove, tra gli adulti malati di mente, ci sono bambini con difficoltà o con turbe del comportamento, rinchiusi e trattati alla pari degli altri malati adulti.
La Montessori si rende ben presto conto che il metodo di insegnamento usato con questo tipo di “pazienti” non è adeguato alle loro capacità psicofisiche e alle loro esigenze.
Dopo anni di osservazioni e prove sul campo, elabora un nuovo e innovativo metodo di istruzione per bambini disabili, centrato sulla constatazione che gli stessi hanno fasi di crescita differenziate, all’interno delle quali sono più o meno propensi a imparare alcune cose per trascurarne delle altre. Da qui la conseguenziale differenziazione dei piani di studio e di apprendimento, “tarati” sulle reali possibilità del bambino.
Elabora un metodo di insegnamento del tutto differente da qualsiasi altro in uso all’epoca, che includevano lettura e recita a memoria. Istruisce i bambini attraverso l’uso di strumenti concreti, con risultati assai migliori. Viene rivoluzionato il significato stesso della parola “memorizzare”, non più legata ad un processo di assimilazione razionale, ma veicolata attraverso l’empirico uso dei sensi, che comporta il “toccare e manipolare” oggetti. I risultati sono talmente sorprendenti che, in una prova monitorata da esperti e dalla stessa Montessori, i bambini disabili ottengono un punteggio più alto di quelli considerati normali. Questi risultati inducono Maria Montessori ad una nuova, propulsiva idea.
La domanda di partenza che si pone è:
Perché i bambini normali non possono trarre profitto dallo stesso metodo?

LA CASA DEI BAMBINI
Nel 1907 Maria Montessori fonda la prima “Casa dei bambini” nel quartiere popolare di San Lorenzo a Roma che accoglie una trentina di bambini dai tre ai sei anni, un’esperienza che teorizza gradualmente la sua pedagogia, i cui pilastri diventano sempre più chiari, ovvero: favorire l’autonomia, la sperimentazione e l’apprendimento stimolando il risveglio dei sensi e lo sviluppo del bambino, nel rispetto dei suoi ritmi e dei suoi interessi.

I VIAGGI
Montessori, nel corso della sua vita e della sua carriera, viaggia molto e si occupa anche di emancipazione femminile.
Partecipa a svariati congressi in tutto il mondo tra i quali il Congresso internazionale per i diritti delle donne a Berlino che segna l’inizio del suo impegno per la parità. Con scoppio della Seconda Guerra Mondiale, rimane bloccata in India.



Solo nel 1946 fa ritorno in Italia, per trasferirsi poi nei Paesi Bassi: il 6 maggio del 1952 muore a Noordwijk, in Olanda meridionale, vicino al Mare del Nord. La sua opera continua a vivere attraverso le centinaia di scuole istituite a suo nome nelle più disparate parti del globo. Sulla sua tomba l’epitaffio recita: Io prego i cari bambini, che possono tutto, di unirsi a me per la costruzione della pace negli uomini e nel mondo.


IIL METODO MONTESSORI
Il Metodo Montessori si basa sulla centralità del bambino e il rispetto della libera scelta, attraverso l’uso di materiali scientifici ad hoc da utilizzare autonomamente in ambienti a misura di bambino, tutti incentrati sul movimento e sullo sviluppo dei sensi. Per crescere, svilupparsi e realizzarsi deve dare libero sfogo alla creatività e all’attività spontanea. Secondo Montessori, lasciando il bambino libero di esprimersi, gli si consente di diventare ciò che è destinato a essere senza ricorrere a strumenti punitivi e coercitivi.

Posted

27 Apr 2022

Storia e cultura

Massimo Massa



Foto dal web



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