Intervista a Patricia Monica Vena

Scrivere è il suo principale mezzo di comunicazione; attraverso la parola scritta riesce ad esprimersi e ad esternare i suoi contenuti profondi

Non solo Autori di Oceano Edizioni ma persone, con una vita fuori dal contesto letterario che in pochi conoscono e che io spesso ho imparato a conoscere, considerando non solo il testo da editare ma la mano che ha coniugato l’opera, interagendo e creando rapporti di stima e affetto duraturi negli anni, come nel caso di Patricia Vena, oggi residente a San Benedetto Del Tronto. Interviste in cui limiterò i miei interventi affinché sia l’Autore/Persona a dialogare con il lettore.






- Patricia Vena, ieri.
Sono nata in Argentina, con origini italiane per via paterna.
Leggo da quando avevo sette anni, e sin da piccola ho sempre amato scrivere, la letteratura è la mia passione da sempre. Poi, però, al momento di scegliere la carriera universitaria, ho optato per la Biochimica, e in Biochimica mi sono laureata, sempre in Argentina.
Dopo il matrimonio sono emigrata insieme a mio marito in l’Italia, la terra dei miei antenati.
Qui, l’amore per la letteratura, che era rimasto un po’ sopito durante gli anni dell’università, è tornato prepotente ad occupare il primo posto tra i miei interessi.

– Patricia Vena, oggi.
Oggi sono una donna che fondamentalmente conserva intatta quella passione per la lettura e la scrittura, e già da molti anni ho deciso di condividere i miei scritti, pubblicando i racconti e le poesie che prima erano rinchiusi nei miei cassetti. Dal 2002 ad oggi ho pubblicato sette libri, tra poesia e narrativa.
Sono anche una donna che non può non essere divisa tra le mie due vite, quella prima e quella dopo l’emigrazione. È un’esperienza che mi ha profondamente segnata, ma mi ha anche molto arricchita. Si ampliano enormemente gli orizzonti, si cresce.
Inoltre, sono la fondatrice del “Caffè degli artisti Novecento”, attivo virtualmente sotto forma di gruppo Facebook, ma con una vita anche “reale” che si svolge attraverso incontri mensili negli spazi del circolo ricreativo Kabina Welcome a San Benedetto del Tronto. Attualmente si sono aggiunti altri artisti con i quali ogni mese presentiamo una mostra su un tema diverso.

– Ribelle o conservatrice?
Direi un mix di entrambe, nel senso che sono tante le cose che risvegliano in me una forte ribellione, fondamentalmente verso ogni forma di ingiustizia, ma difficilmente tale condizione mi porta ad agire in maniera violenta o inconsulta. La mia ribellione la manifesto tramite la parola, tramite i gesti, i rapporti con gli altri. E ho sempre presente l’importanza di comportarmi coerentemente con le mie idee, evitando ogni forma d’ipocrisia.

– Cosa hai lasciato per strada e cosa senti di avere acquisito
Per strada ho lasciato, soprattutto, molti affetti, ma ne ho acquisiti altrettanti. Nel senso che l’aver abbandonato la mia terra inevitabilmente ha comportato la lontananza da tante persone care, con le quali, sebbene i sentimenti rimangono intatti, viene sacrificata la quotidianità, la condivisione di tutte quelle piccole cose che la vicinanza permette.
Ma al tempo stesso, ho conosciuto moltissime persone con le quali sono nati dei forti legami affettivi.
Posso dire, quindi, che in linea di massima il bilancio mi porta a una situazione di equilibrio affettivo.

– Siamo nella cosiddetta età della maturità; quale aspetto della tua personalità ha avuto la meglio?
Senza dubbio il coraggio di esprimere e difendere le mie idee, i miei principi, i miei valori.

– Prevale più la donna o l’artista o riesci a gestirle entrambe?
Sento di gestirle entrambe in maniera abbastanza tranquilla, contemporaneamente, e quindi è inutile crearsi dei conflitti. Peraltro, non credo che questa domanda verrebbe mai fatta ad un uomo, quindi perché dovrebbe essere diverso per noi donne?

– Avrei scommesso e avrei vinto su questa tua risposta, ormai ti conosco abbastanza, così come conosco Maxs, persona meravigliosa. Maxs Felinfer è non solo un grande artista ma l’uomo della tua vita. Quanto è stato determinate il suo incontro?
È stato un incontro assolutamente determinante, in ogni aspetto del mio cammino in quanto persona, in quanto donna e, non da ultimo, in quanto artista poiché la convivenza con un altro artista ha contribuito a stimolare intensamente la mia sensibilità e quindi la mia creatività, soprattutto perché ci siamo incontrati dopo molti anni in cui sono stata concentrata essenzialmente sugli studi di tipo scientifico che avevo scelto come professione.
Quindi con lui c’è stata una sorta di “risveglio artistico” che mi ha restituita al mondo sensibile delle emozioni e delle sensazioni. Ritengo di essere stata fortunata perché ho avuto l’occasione di essere in contatto con due mondi così diversi ma ugualmente affascinanti.

– È più semplice o genera conflitti la convivenza fra due artisti?
Nella mia esperienza è stata una convivenza facile e tranquilla, ma non saprei se è così per altre coppie.

– Un aneddoto su un episodio felice o sulle diatribe/musi lunghi/silenzi/ della quotidianità con Max, siamo curiosi lo sai.
Di episodi felici ce ne sono moltissimi, anche legati alle nostre attività artistiche, e non saprei sceglierne uno. Per quanto riguarda piccole diatribe, si verificano soprattutto in ambito gastronomico, poiché ad entrambi piace cucinare, ma non sempre ci troviamo d’accordo sulle ricette da seguire per preparare una certa pietanza.

– Tanti anni fa nasce Seblie ed ha un trascorso di tutto rispetto. Vuoi parlarcene?
Seblie è il nome di un movimento artistico nato nell’anno 1968 creato da Maxs e al quale, negli anni, hanno aderito molti artisti e gruppi artistici, di ogni disciplina, in Argentina, in Brasile, negli Stati Uniti, in Italia e in altri Paesi europei.
Alla base del movimento Seblie c’è l’idea di privilegiare, nella creazione artistica, la sensazione da trasmettere all’osservatore o fruitore, dell’opera d’arte, e quindi, la più alta libertà espressiva ai fini di riuscire a svegliare le sensazioni che l’artista si è proposto di suscitare.
Seblie non rifiuta la tecnica, anzi, le dà il giusto valore, ma la pone al servizio del messaggio che l’autore vuole trasmettere. Inoltre, questo movimento ritiene che l’obiettivo fondamentale dell’arte sia quello di permettere all’essere umano di esprimersi, e quindi propizia eventi che permettano l’interazione tra artista e pubblico, in modo che l’osservatore possa superare la barriera che lo separa dal creatore dell’opera. Ogni nostro progetto artistico risponde sempre ai principi del movimento Seblie.

– E ora due parole sulla tua scrittura – avvincente e originale – che spazia tra poetica esistenziale e intimistica e prosa fantastica e surreale ma dai contenuti strettamente aderenti a contesti sociali e storici.
La mia scrittura è il mio principale mezzo di comunicazione; attraverso la parola scritta riesco ad esprimermi e ad esternare i miei contenuti profondi.
In base a ciò che sento il bisogno di dire, scelgo la forma, cioè se in poesia, racconto, “articolo” o prosa poetica. Una delle caratteristiche che mi riconosco è quella di cercare di usare la minima quantità di parole necessarie ad esprimere un concetto. Ho sempre rifiutato, da lettrice, quegli scritti che eccedono in numero di termini, di sinonimi, di aggettivi, perché ritengo che tali eccessi contribuiscano a rendere meno efficaci i testi.

– Come già abbiamo accennato, sette pubblicazioni, di cui due, Le porte chiuse, Collana editoriale Icaro, nel 2017 e Senza pelle, Collana Iris nel 2019 sempre a marchio Oceano Edizioni sperando tu abbia trovato un rapporto tra autore e casa editrice limpido e trasparente.
In Oceano Edizioni ho trovato una casa editrice con cui lavorare in amicizia, in condizioni di reale collaborazione, il che permette di scambiarsi serenamente idee, consigli, opinioni, ai fini di dare vita ad un prodotto di qualità.

– E non possiamo che salutarci con un accenno per i progetti futuri, so che sei una mente fervida e non riesco ad immaginarti con la copertina sulle ginocchia e la tisana della buonanotte.
È appena stato stampato un opuscolo, troppo piccolo per essere chiamato libro, ma che considero un gioiellino al quale tengo particolarmente. Si tratta di una raccolta di dieci fotografie artistiche della fotografa Katia Albini, con cui collaboriamo, e dieci mie poesie, ognuna delle quali nata dall’osservazione delle foto. Un accostamento che mi piace molto, è lasciarmi invadere da un’immagine, in qualche modo starla ad ascoltare, per poi scrivere ciò che mi ha raccontato.
Poi, si vedrà, i progetti sono tanti, ma cerco di non farmi travolgere, per poterli gustare con calma e senza ansie.


Grazie Patricia Vena, un grande in bocca al lupo da “i tizi di Oceano Edizioni” e un sempre caro saluto affettuoso da me.

Posted

09 Mar 2020

Interviste: Non solo autore (Oceano Edizioni)

Maria Teresa Infante



Foto di Patricia Vena





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