Enrico Marco Cipollini

EXTREMA RATIO di Maria Teresa Infante

Nel Settecentenario dantesco, pur riconoscendo il Fiorentino padre della nostra lingua, oggi non si potrebbe scrivere la grande Commedia umana traslata nei tre regni dell’Aldilà in modo didascalico.
Mi riferisco al complesso e dissonante, se non dissacrante, libro poetico di Maria Teresa Infante, Extrema Ratio.
Nell’opera dantesca vige un ordine medievale: la Natura è creata, assume rispetto ai Greci che non conoscevano la creazione un segno negativo.
In nuce, tutto – uomo e natura – sono figli di Dio e lo devono venerare, seguendo valori cristiani o creduti tali.

Sacro e profano: Il rito come archetipo umano

Nella odierna glocalizzazione noi abbiamo o crediamo – meglio ancora – di aver perso ogni tipo di mitologia e rito, come abbiamo ampiamente suddetto invece certa ritualità permane negli atti quotidiani. Potrei fare una lunga lista di esempi come “la luce pendula”, il “cornetto”, quest’ultimo poi nel bacino napoletano è molto usato e deve essere rigorosamente regalato oltre ad innumerevoli altre superstizioni folkloristiche o tradizioni religiose, vedi ad esempio l’albero di natale, che permangono in maniera” inconscia” nella nostra società nonostante le diverse forme culturali.

Ideologia, il vero senso della parola

Oggi si è portati a usare il termine “ideologia” in senso svalutativo e spregiativo in quanto Marx e il marxismo (e non solo) han dato a tale concetto il valore di “falsa scienza” però, se andiamo alle radici etimologiche e storiche, vedremo come tale vocabolo, spesso usato a sproposito, sia completamente diverso: in nuce la semantica si diversifica dal-l’etimologia però tale ha un suo insito valore.

Sacro e profano: tra rito e mito

Abbiamo già parlato nei numeri precedenti dei riti di passaggio e d’iniziazione sia nel guerriero che nel matrimonio completamente diversi secondo le culture. Ormai il guerriero non esiste più in quanto il servizio di leva è diventato volontario, per cui generalmente gli Stati pagano i futuri militari affinché servano, più che la patria, gli interessi politici (il servizio militare di leva veniva ascritto nei cosiddetti Ruoli Provvisori).

Seneca: un filosofo contemporaneo… il filosofo della virtù

Protagonista tormentato degli eventi del proprio tempo, è uno tra gli scrittori più moderni della letteratura latina. Affascinato dalla morale stoica, riuscì a piegarla alle esigenze della vita pratica. Lo dimostrano i suoi molteplici scritti, grazie ai quali la riflessione romana raggiunse il massimo livello nell’ambito della filosofia morale

La frase succitata in esergo di Lucio Anneo Seneca resta di una attualità sconcertante nonostante tanti secoli siano trascorsi. Anche se non prenderemo in esame il pensiero del filosofo stoico della tarda latinità, partiremo da questo suo pensiero per affrontare un problema attualissimo della nostra società. Per essere precisi, cultura deriva da colere, coltivare: si coltiva, si ara un campo affinché sboccino i fiori così come si coltiva la mente affinché noi si possa avere una visione non dogmatica ma critica della realtà.
Subito il filosofo stoico introduce anche il più profano in filosofia nel valore della condivisione.
In realtà, contro ogni visione narcisistica del conoscere per il conoscere, c’è un’ottica diversa, autentica: si conosce per agire, per sviluppare determinate doti nell’altro da noi. L’arte, e in genere la cultura, non hanno così un carattere élitario ma universalistico, non esiste più la netta scissione tra cultura colta e pseudo-cultura.

Quando la coscienza è malata

Italo Svevo: Dopo "Una vita" e "Senilità", il suo terzo romanzo "La coscienza di Zeno" è considerato oggi uno dei capolavori della narrativa europea del Novecento

II protagonista de La coscienza di Zeno è una persona altamente suggestionabile che non sa resistere per la sua disposizione d'animo, neppure ad una sigaretta. Così, intossicato dal fumo, si rivolge alle cure di uno psicanalista e ripercorre la sua vita al presente, rievocando soprattutto i conflitti interni (alla scoperta dell’inconscio: in effetti consiste questa terapia che ltalo Svevo, pseudonimo di Ettore Schmitz, conosceva direttamente per aver letto l'opera freudiana).
Ciò che veramente è sofferto – forse in prima persona? – è il ricordare i suoi conflitti con il padre, il volerlo superare, visto che il genitore lo considerava un buono a nulla. Zeno Cosini, lo psicanalizzato, personaggio principe del romanzo, non crede in realtà alle sue potenzialità, non crede in se stesso ed è per tale motivo che ogni sua azione si rivelerà un fallimento.

Riti e corteggiamenti eterosessuali in alcuni popoli

Sebbene l’argomento della sessualità desti molta curiosità, gli antropologi ne sanno ben poco in quanto finisce il rito sessuale dell’accoppiamento che viene praticato privatamente, lontano da occhi indiscreti. Pertanto la descrizione che noi abbiamo dei riti copulativi è dovuta a osservazioni non dirette bensì a testimonianze riportate. Molte notizie le ritroviamo in Malinowski (1922, trad.it. Vita sessuale dei selvaggi in Melanesia nord-occidentale) che ha riportato in modo dettagliato i rapporti sessuali nelle isole Tobriand (Arcipelago del Pacifico sud-occidentale appartenente alla Papua Nuova Guinea,).

Il rito iniziatico

Sacro e profano: IV parte. In foto Guerrieri Niam-niam o nyam-nyam, ora il popolo Zande o Azande, un gruppo etnico del Nord Africa Centrale

Abbiamo constatato, nei numeri precedenti, come nell’antica Grecia la pederastia non poteva essere considerata alla stregua di un vizio deprecabile e condannabile, in quanto forniva un rito di passaggio iniziatico alla futura classe guerriera, almeno a Creta o a Sparta di stirpe dorica. Tale pratica omosessuale la troviamo anche oggi nelle tribù Azande del Sudan.

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