Attualità e tendenze

Miriam Rodríguez, la madre che sfidò un’organizzazione criminale per ritrovare sua figlia

La sua ricerca diventò una battaglia per centinaia di famiglie, fino al sacrificio estremo

Ci sono madri che attendono davanti a una porta, conservando intatta la speranza che un giorno possa riaprirsi. Altre percorrono strade, scavano nella terra, interrogano silenzi e assenze. Miriam Rodríguez Martínez fece tutto questo. Ma andò anche oltre.
Quando sua figlia Karen Alejandra Salinas Rodríguez scomparve, Miriam comprese che nessuno avrebbe cercato davvero al posto suo. In un territorio dominato dalla paura, dove le persone potevano essere inghiottite senza lasciare traccia, decise di diventare investigatrice, testimone e accusatrice. Non aveva una preparazione specifica, né strumenti sofisticati. Aveva soltanto l’amore per sua figlia, una determinazione incrollabile e la consapevolezza che arrendersi avrebbe significato consegnare Karen a una seconda scomparsa: quella della memoria.

Lo zaino storico del “Che” poeta

Versi, appunti e ideali nell’anima inquieta di Ernesto Guevara

Quando si parla del “Che”, Ernesto Guevara, il pensiero corre quasi inevitabilmente al guerrigliero, al medico, al comandante. Eppure questa immagine, pur fondamentale, rischia di oscurare un'altra dimen-sione della sua personalità: quella dello scrittore e del poeta. La parola, per Guevara, non fu mai un semplice ornamento della vita, ma uno strumento di conoscenza e di testimonianza, capace di accompa-gnare la sua azione senza esserne subordinata.
Catturato dai militari boliviani e assassinato con una brutalità perversa e sadica, è rigermogliato in tutta la sua figura complessa e irripetibile, vasta e colma di amore per la sua terra e per tutti i popoli oppressi, ovunque fossero.

“Tra percezione e realtà: i Maranza e l’ombra lunga delle Mafie”

Una riflessione sul confine sottile tra allarme sociale, distrazione collettiva e criminalità strutturata.

I “Maranza” fanno rumore, occupano le cronache e alimentano la percezione dell’insicurezza. Ma mentre l’attenzione pubblica si concentra sulla devianza giovanile più visibile, le mafie continuano a muoversi nell’ombra, lontano dai riflettori. Una riflessione sul confine sottile tra allarme sociale, distrazione collettiva e criminalità strutturata.

Il fenomeno dei cosiddetti “Maranza” rappresenta oggi uno degli aspetti più visibili e discussi del disagio giovanile nelle aree urbane italiane.
Il termine, diffusosi negli ultimi anni attraverso i social media e il linguaggio giornalistico, viene comunemente utilizzato per indicare gruppi di giovani – spesso, ma non esclusivamente, di seconda generazione – caratterizzati da uno stile estetico vistoso, atteggiamenti provocatori e comportamenti talvolta associati a forme di microcriminalità urbana.

Precariato e incertezza: il lavoro che non basta

Tra affitti insostenibili, spese quotidiane in aumento, salari insufficienti e precarietà diffusa, costruirsi un futuro è sempre più difficile. Per molti under trentacinque l’autonomia è diventata un traguardo sempre più lontano

BARI. Marco ha ventisette anni, una laurea in ingegneria e un contratto a tempo determinato in un’azienda informatica. Guadagna 1.500 euro al mese. “Sulla carta sto bene”, racconta, “ma tra affitto, bollette e spesa, a fine mese mi restano forse 100 euro. Non riesco a mettere nulla da parte”. La sua non è una vicenda isolata, ma il ritratto sempre più nitido di una generazione che studia, si forma, lavora e investe su se stessa, senza tuttavia riuscire a conquistare una piena autonomia.

Programmi in tv oggi
guarda tutti i programmi tv suprogrammi-tv.eu
Ascolta la radio
Rassegna stampa