Arte e dintorni

Un viaggio nel vortice della coscienza

Analisi del trittico “My universe” di Marika Grassano Infante

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Queste tre tele astratte (Acrilico su tela – 40 x 50 cadauno) non sono semplici decorazioni cromatiche; esse costituiscono un ciclo pittorico intenso e vibrante che indaga temi universali come la creazione, il caos e la trasformazione interiore. L’artista utilizza un linguaggio visivo potente, incentrato sulla figura del vortice.
Il vortice non è un elemento casuale; è il perno simbolico di tutte le opere.
Esso rappresenta la dinamica incessante dell’esistenza, un punto di intensa energia dove la materia viene disgregata e riorganizzata, richiamando i grandi cicli cosmici – dalla nebulosa che forma le stelle all’uragano sulla Terra.

A livello psicologico, questo movimento a spirale simboleggia l’immersione nel profondo sé, il viaggio inevitabile che ogni coscienza compie attraverso il proprio inconscio.
Il Caos, suggerito dalle pennellate libere e a volte furiose, viene contenuto e dato forma da questa struttura centrale, quasi a significare che anche nella confusione più assoluta esiste una forza ordinatrice nascosta.
Fondamentale in questo contesto è la presenza, in una delle tele più luminose, di una piccola sagoma umana. Questa figura, con le braccia sollevate o proiettata nell’immane turbinio cromatico, non è un dettaglio, ma il fulcro narrativo. Essa esprime la fragilità dell’individuo di fronte all’infinito e, allo stesso tempo, l’atto eroico di affrontare l’ignoto. Non sappiamo se l’individuo stia emergendo da un periodo di oscurità o si stia gettando in esso, ma la sua posizione suggerisce un momento cruciale di resa o di trionfo spirituale, una danza solitaria tra l’anima e il cosmo.
L’uso del colore è la chiave emotiva dell’intero ciclo.

Le vaste aree di neri profondi e marroni terrosi che incorniciano i vortici simboleggiano l’Ombra, la Materia primordiale, la base da cui tutto emerge e dove tutto tornerà.
Contro questa oscurità lottano le gamme cromatiche della trasformazione: i blu glaciali e i violetti spirituali, spesso presenti, introducono temi di mistero e malinconia, mentre gli accenti rossi e arancioni forniscono l’energia vitale, la passione e il radicamento.
È nei centri luminosi, dove compaiono bianchi lattiginosi e sprazzi metallici, che si colloca l’esperienza dell’illuminazione o dell’intuizione, il lampo di speranza che squarcia il buio.
Nel loro insieme, queste tre opere esplorano un’alchimia emotiva e spirituale, ponendo l’essere umano al crocevia della trasformazione cosmica. L’artista non ci offre risposte, ma ci invita a riconoscere la bellezza e la potenza del conflitto perenne tra la Luce e l’Ombra, il Caos e l’Ordine, che definisce l’esperienza umana.

Giorgio Calza

Quando l’arte è pura genialità e la fede di una madre vince sulla scienza

Mia mamma mi ha quasi costretto a dipingere,
ho fatto un albero con le foglie
e tutto ad un tratto si è aperto un mondo…
vedevo chiaro ogni cosa,
era bellissimo, mi sono sentito sicuro…
di questo devo ringraziare mia madre.


(Giorgio Calza – diciannove anni, il primo scritto)

Da quel momento il grande salto, la metamorfosi, un susseguirsi di emozioni continue e perenni progressi, Giorgio aveva trovato il modo per comunicare, espri-mersi, confrontarsi col mondo che fino ad allora gli era parso estraneo mentre ora sembra venirgli incontro e accoglierlo tra le sue braccia.

Colore e cuore

Il connubio vincente nella pittura di Giuseppina Marrocchino

Recentemente ho avuto modo di conoscere, attra-verso un’intervista televisiva, l’artista Giuseppina Marrocchino in arte “Margy”. Debbo dire che dal nostro incontro, piacevole e allo stesso tempo esaustivo nei riguardi del tema trattato, è scaturita una serie di interessanti spunti relativi all’arte in generale e non solo pittorica. La conversazione ha fatto emergere peraltro, quanto sia facile, quasi naturale per Margy, coniugare le normali azioni quotidiane alla pratica artistica. Il suo amore per la pittura infatti è talmente coinvolgente che lo vive senza soluzione di continuità dipingendo, spesso, anche durante il disbrigo delle varie attività quoti-diane.
Giuseppina Marrocchino porta con sé, ovunque, il sole del nostro sud, il calore della sua terra ricca di rigo-gliosa flora ma anche di tradizioni e cultura millenarie.

Diario di un viaggio

Nell’Oratorio di San Pellegrino

Tornando da un convegno tenutosi a Chieti sul Tratturo Magno nella giornata del 9 novembre, con il desiderio di ripercorrere il cammino dei pastori, una strada stretta, in alcuni punti sterrata e costeggiata dai campi, ci ha permesso di raggiungere Bominaco, frazione di Caporciano, in provincia di L'Aquila. Salire l'altopiano di Navelli, lungo strade percorse da monaci, pellegrini e pastori, per ammirare nel piccolo borgo abruzzese, il tesoro sorprendente dell'Oratorio di San Pellegrino, parte di un complesso monastico che comprende anche la chiesa di Santa Maria Assunta, non può che suscitare meraviglia.

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