Storia e Filosofia

L’immortalità dell’anima nella storia del pensiero

Dall’antica Grecia al Buddismo, il lungo cammino del pensiero sull’anima, l’immortalità e il destino dell’uomo

Poesia e Filosofia: la responsabilità dell’io

Un percorso dall’ “io” poetico come coscienza e testimonianza fino alla sua crisi e ricostruzione contemporanea, tra frammentazione interiore e ricerca di una nuova autenticità

La parola è il destino del poeta.
In Fenomenologia e teologia Martin Heidegger so-stiene che la poesia si occupa di se stessa come possibile comunicazione d’esistenza e in Hölderlin e l’essenza della poesia rappresenta il linguaggio meta-forico ed evocativo della poesia come fondamento ontologico-esistenziale del comprendere; la poesia rappresenta l’unica possibilità del linguaggio stesso. Nell’atto poetico la parola supera il suo dire, è parola ortiva e come tale rappresenta l’essere nel darsi alla parola, è un pensare che è anche domandare: è un dire che è silenzio. Non è solo strumento di espressione al servizio del pensiero, ma qualcosa di donato all’uomo.

Un nuovo linguaggio per affrontare consapevolmente l’ineffabile futuro

Partiamo da lontano, partiamo da Platone. Mi chiederete perché andare così indietro. Perché per prevedere dove stiamo andando è necessario capire come siamo arrivati fin qui.
Per Platone esistono due livelli del mondo, quello materiale e sensibile e quello immateriale e intelle-gibile. Una sorta di dicotomia, riferibile a quella già sviluppata da Eraclito e Parmenide, una opposizione netta tra divenire ed essere. Il divenire è oggetto dei sensi, l’essere dell’intelletto, il passaggio da un livello all’altro è quello dalla fisica e alla metafisica.
La metafisica serve a salvare, dal relativismo contin-gente, le cose del mondo, intendendo con esse sia la natura che l’umanità, in quanto i sensi non consentono di darne una definizione univoca.

Filosofia, scienza e teologia in dialogo

Tra la filosofia, la teologia e la scienza c’è contrasto? Alcuni affermano che all’origine del mondo non c’è stato Dio, ma la materia. In pratica non sarebbe stato Dio a creare l’universo e l’uomo, ma tutto sarebbe il risultato di un evoluzionismo della materia.
A questo punto non si potrebbe ipotizzare che la materia è esistita da sempre, che è eterna ed increata e che tutto sia scaturito dalla sua evoluzione?

Emmanuel Mounier e il personalismo

Riflessioni sulla vita e l’opera del filosofo francese, uno dei massimi teorici del personalismo cristiano

Emmanuel Mounier (Grenoble 1905 – Parigi 1950) è stato un filosofo e giornalista francese; è con lui che nasce il Personalismo, una dottrina filosofica che, per Mounier, non è né una ideologia né una filosofia accademica. Il Personalismo ruota attorno al concetto di persona, ossia è una filosofia della persona in sé stessa. In questo senso è stato un rivoluzionario, amante di un ordine nuovo, strutturale e interiore ed è stato il più fedele sostenitore della tradizione viva contro le falsificazioni e le degenerazioni del “mondo moderno”.

Sulla libertà – Linee filosofiche

In genere si definisce libertà, i modi e lo stato in cui il soggetto agisce senza alcun impedimento, interiore ed esteriore, avendo la possibilità reale di “autodeterminarsi” (Vocabulaire techinque et critique de la philosophie, par André Lalande, Presse Universitaire de France, Paris).
Tale è la dizione classica di libertà, dibattito che inizia con i greci, culla della nostra cultura ma non esente da critiche acute. E lo vedremo.
Per i Pitagorici, sino a Platone, libertà era liberarsi dalla materia, dal corpo (il corpo era prigione dell’anima ovvero soma/corpo/-sema/prigione) per raggiungere il sommo bene.

Jean Paul Sartre tra “L’essere e il nulla” e “l’esistenzialismo è un umanismo”

Jean-Paul Sartre, l’umanista, il profeta della nuova letteratura francese, il filosofo dell’esistenzialismo,
autore di riflessioni che conservano intatta la loro attualità

Jean Paul Sartre (Parigi 1905 – 1980) è stato un filosofo, scrittore, drammaturgo francese; è conside-rato uno dei maggiori rappresentanti dell’esistenzia-lismo; ha insegnato filosofia in diversi licei fino al 1945. Nel 1929 conobbe all’École Normale Supérieure la filosofa Simone de Beauvoir, sua futura compagna.
Nel 1940 fu fatto prigioniero dai tedeschi in Lorena e chiuso in un campo di concentramento; fu liberato nel 1941, rifiutò di arruolarsi nell’esercito dei collabora-zionisti del governo di Vichy e partecipò attivamente alla Resistenza.

Appunti sparsi sulla condizione umana (teoretica)

Edipo è l’occidentale errante che, con i suoi piedi piagati, attraversa le “regioni” dell’uomo. Davanti alla Sfinge egli può non rispondere: salvarsi da un orrendo destino, spezzare il fato che così lo ha predestinato. Ma Edipo vuole andare oltre, consu-mare il disegno di un’oscura divinità, non contrad-dirla. Diventa Re, ha gloria, domina incontrastato dopo essersi macchiato del sangue paterno, seppur innocentemente, si ricongiunge alla madre (quale affinità con l’Attis di Catullo). Diventa, Edipo, auto-punendosi, cieco.
La follia di Edipo di seguire la trama della prede-stinazione: l’intelligenza che vuole scoprire il martirio dell’uomo come unica soluzione. Il desiderio del grembo materno, la nostalgia di un “paradiso per-duto”, la pace effimera, il dominio su Tebe e l’uscita, poi storica di tale città dalla Storia.

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