Pensieri e riflessioni

La poesia nell’era digitale

La poesia, nell’Occidente ma non solo, sin dal mondo classi­co è stata intrisa dei valori dell’umanesimo. Da Omero a Virgilio, ai lirici greci passando per Dante e Petrarca, non c’è stata poesia che non abbia avuto, nella sua essenza più profonda, la presenza dell’ “humanitas” intesa nel senso dello scrittore latino Terenzio, che con questo termine indicava uno stile di vita giusto ed equi­librato ed un modo corretto di relazionarsi con le altre persone.

C’è chi pensa che vincano sempre loro

C’è chi pensa che non ci sia nulla da fare perché loro sono molto avanti rispetto a noi. Assomigliamo ai cavernicoli, ignoranti, ottusi, incapaci di pensare, soggiogati dal potere altrui. Potrebbe andare bene una interpretazione di questo tipo dal loro punto di vista ma non dal nostro. Se è vero che molti sono lontani dal voler cambiare, altri sono già parte del cambiamento e nel continuo lavoro svolto sono riusciti a capire che l’etereo è l’obiettivo cui dovremmo tendere, allontanandoci dalle fattezze materiali che contraddistinguono il “primitivo”.

Lettera a mia madre

Cara Mamma,
l’anima santa di dicembre porta con sé come una fiamma mai spenta la nostalgia di te. Se molte cose svaniscono l’immagine tua resta nell’aria fresca dell’inverno a scaldare come il camino dell’antica cucina i ricordi più belli.
Da troppo tempo non scrivo una lettera, questa vuole farsi, tra note veloci e mediatiche, la presenza fragile e testarda di un tempo recuperato per parlarti dopo tanto senza fretta di ciò che è dentro di me da sempre.

L’etica della sacralità nell’era dell’IA

Quando la tecnologia sfiora l’anima

L’intelligenza artificiale ha smesso da tempo di essere solo un motore di calcolo. È entrata nel quotidiano con una discrezione che ormai non sorprende più: conversa, ascolta, consiglia, accompagna. E, in alcuni casi, consola. In questa nuova familiarità si nasconde però una domanda decisiva, che non riguarda soltanto l’innovazione, ma la struttura stessa dell’umano: che cosa accade alla sacralità della persona, alla sua dignità più intima, quando il legame con l’altro passa anche attraverso una macchina?
La questione è tanto più urgente perché l’IA non vive ai margini della vita, ma nel suo centro: linguaggio, scelte, relazioni, perfino solitudine. E se è vero che nessuno strumento è neutro, è altrettanto vero che, quando lo strumento entra nel territorio dei senti-menti e della coscienza, non è più soltanto un mezzo: diventa uno specchio, talvolta una guida, talvolta una tentazione.

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