Pensieri e riflessioni

La voce di Dio

Lo stretto legame esistente fra biochip naturali (cellule umane) e quelli artificiali

Celebriamo ormai l’evento morte, minimizzando la celebrazione del culto della vita, ormai ridimen-sionato, ritenuto dai potenti fastidioso ed ingom-brante. In molti, all’oscuro di questa gestione di rotta, hanno subito modifiche fisiche, strutturali, compor-tamentali e di pensiero.
Altri sono stati inseguiti da processi di deprivazione di cui non sono neppure consapevoli. Una trasforma-zione che non ha mai smesso di esistere.  Altri ancora sono pronti per essere sottoposti a spensierate operazioni transumane, modificati in “cibernetici” sintonizzati con il mondo intero.

Le frequenze del nostro cervello possono essere manipolate

Si dice che chi è abituato a mentire, mente sempre. Chi ha tradito una volta, tradisce sempre. Quante volte ci ha tradito la scienza? La linea di condotta ufficialmente osservata da coloro che fingendo di evitare lo scientismo alterano la scienza ufficiale. Quotidianamente ci comminano disinformazione, la-sciando così inalterato il costrutto della matrice in cui tutti noi siamo immersi, ma da cui siamo fortemente condizionati.

Il Sussurro della vite

Il sole baciava dolcemente le colline e il vento sussurrava tra i filari emozioni inaspettate. Proprio lì si ergeva un vigneto antico, custode di segreti e passioni dimenticate. Le viti, con i loro rami intrecciati, sembravano raccontare storie intrise di passione e desiderio, un linguaggio silenzioso che risuonava all’unisono con il paesaggio circostante. Ogni grappolo di uva, gonfio, succoso e provocante, era un invito a esplorare il profondo legame tra l’uomo e la terra, tra il vino e l’anima, tra sensualità e sentimento.
La viticoltura, un’arte impregnata di eros e sudore. Una tela da dipingere con cura con gesti delicati e precisi. Un rito sacro, un atto d’amore che si tramandava di generazione in generazione. I viticoltori, con mani esperte e cuori ardenti, accarezzavano le viti come se fossero amanti, comprendendo il loro linguaggio sottile. Un’espressione di creatività, un processo alchemico, una celebrazione attraverso sapori e amori.

Differenza e disuguaglianza, innocenza e potere

Dalla natura di Leopardi alla società della tecnica

Giacomo Leopardi affermava in molti passi dello Zibaldone sinonimia di parole, ma di paradigmi e livelli entro cui si è svolta la vita dall’origine alla civiltà. L’uomo esce dalle mani della madre natura ed entra nell’ordine sociale, ai principi del ciclo vitale sovrappone le regole dei contesti sociali, che è costretto ad apprendere per destreggiarsi nella vita di comunità. Leopardi non vuole creare sinonimi, ma antitesi a tutto vantaggio della natura che, nel suo eterno ciclo, produce un’immensa varietà di forme e organismi, secondo un’infinità di gradazioni, con ritmo instancabile e con arte suprema.

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