La prima forma di espressione del pensiero umano è stata la poesia, millenni prima dell’invenzione della scrittura alfabetica. Nasce come espressione orale che risponde all’esigenza di memorizzare leggi e storie. Ha una origine sacra in quanto legata al contatto con il mistero della vita, della morte e della divinità e poeti contemporanei come Ungaretti ne hanno riconosciuto la sacralità del suo manifestarsi in chi scrive poesia.
La parola deriva da Poiein ovvero fare, creare. È un bisogno espressivo per manifestare stati d’animo, unendo le parole alla bellezza del suono; appunto chiamarla “lirica” è dovuta al fatto di essere accompagnata dal suono della lira.
È nell’VIII secolo che acquisisce forma scritta in versi come quelli prodotti in Grecia nell’Iliade e nell’Odissea dove la sua funzione è memorialistica e celebrativa.
Dai tempi della sua invenzione la poesia si è evoluta e senza aver avuto poi uno spazio privilegiato, come invece Ugo Foscolo ebbe a riservarle, ha sempre mantenuto una posizione discreta, quasi in sordina, tranne poi esser rivalutata negli ultimi decenni, tanto da venir inserita come argomento di studio nel biennio di scuola superiore, oltre che nella scuola elementare e media inferiore.
Da Tabucchi a Pirandello, passando per Ribot, Janet e Binet: viaggio nella molteplicità dell’io e nelle molte anime che abitano la nostra identità
Nel romanzo Sostiene Pereira (1994) di Antonio Tabucchi troviamo un passo rilevante che ci permette di instaurare un nesso con una teoria psicologica. La vicende è ambientata nella Lisbona del 1938 e il protagonista, il giornalista sulla cinquantina Pereira, in condizioni di obesità e cardiopatia, sta dialogando con il dietologo, nonché psicologo dottor Cardoso (signore sui trentacinque - quarant’anni, con un pizzetto biondo e con gli occhi azzurri, specializzato in entrambe le discipline) quando quest’ultimo cita due studiosi francesi, Ribot e Janet affermando che secondo il loro punto di vista il nostro io, la nostra anima non è singola, ma si trova frammentata in tante piccole anime dentro di noi, ciascuna con di esse con un carattere ed una predisposizione propria.
Come manipolare uno stupido super ego vanesio? Una delle cause che rendono fragile l’essere umano è l’egocentrismo, molto sostenuto anche dalla vanità. Questa componente di bassa resistenza è un costante bersaglio, oggetto di manipolazione da parte dei Controllori. Il fatuo, arrogante e stupido, non riflette, non pensa, ma esercita una funzione che lo qualifica, utile a quelli del Club.
La proliferazione indiscriminata di premi e nomine trasforma il riconoscimento del merito in una celebrazione senza valore
Viviamo nell’epoca dei riconoscimenti distribuiti con una generosità tanto smisurata quanto sospetta. Sui social, soprattutto all’interno di gruppi poetici e cul-turali, è ormai un susseguirsi quotidiano di attestati, diplomi, nomine, medaglie virtuali, ambasciatori, cavalieri, accademici, artisti dell’anno e personalità d’eccellenza.
Tutti premiati, tutti insigniti, tutti eccezionali.
La stessa nomina viene spesso attribuita in serie a decine di persone, attraverso formule identiche e motivazioni intercambiabili. Cambia soltanto il nome del destinatario.