Pensieri e riflessioni

C’è chi pensa che vincano sempre loro

C’è chi pensa che non ci sia nulla da fare perché loro sono molto avanti rispetto a noi. Assomigliamo ai cavernicoli, ignoranti, ottusi, incapaci di pensare, soggiogati dal potere altrui. Potrebbe andare bene una interpretazione di questo tipo dal loro punto di vista ma non dal nostro. Se è vero che molti sono lontani dal voler cambiare, altri sono già parte del cambiamento e nel continuo lavoro svolto sono riusciti a capire che l’etereo è l’obiettivo cui dovremmo tendere, allontanandoci dalle fattezze materiali che contraddistinguono il “primitivo”.

Lettera a mia madre

Cara Mamma,
l’anima santa di dicembre porta con sé come una fiamma mai spenta la nostalgia di te. Se molte cose svaniscono l’immagine tua resta nell’aria fresca dell’inverno a scaldare come il camino dell’antica cucina i ricordi più belli.
Da troppo tempo non scrivo una lettera, questa vuole farsi, tra note veloci e mediatiche, la presenza fragile e testarda di un tempo recuperato per parlarti dopo tanto senza fretta di ciò che è dentro di me da sempre.

L’etica della sacralità nell’era dell’IA

Quando la tecnologia sfiora l’anima

L’intelligenza artificiale ha smesso da tempo di essere solo un motore di calcolo. È entrata nel quotidiano con una discrezione che ormai non sorprende più: conversa, ascolta, consiglia, accompagna. E, in alcuni casi, consola. In questa nuova familiarità si nasconde però una domanda decisiva, che non riguarda soltanto l’innovazione, ma la struttura stessa dell’umano: che cosa accade alla sacralità della persona, alla sua dignità più intima, quando il legame con l’altro passa anche attraverso una macchina?
La questione è tanto più urgente perché l’IA non vive ai margini della vita, ma nel suo centro: linguaggio, scelte, relazioni, perfino solitudine. E se è vero che nessuno strumento è neutro, è altrettanto vero che, quando lo strumento entra nel territorio dei senti-menti e della coscienza, non è più soltanto un mezzo: diventa uno specchio, talvolta una guida, talvolta una tentazione.

Il silenzio degli dèi e la responsabilità dell’uomo

Perché gli dèi non salvano il mondo (ma l’uomo sì)

C’è una domanda che attraversa il nostro tempo con la stessa ostinazione con cui attraversa la Divina Commedia: perché il sacro tace proprio quando il mondo sembra averne più bisogno?
Non è una domanda teologica, né astratta. È una domanda esistenziale, che nasce quando il dolore non trova risposta e la preghiera sembra rimbalzare contro un cielo vuoto.
È riaffiorata, un paio di giorni fa, con una semplicità disarmante, durante uno degli incontri di approfondimento sulla Divina Commedia condotti da Michele Addante.

Elementi di modernità nella concezione platonica dell’Eros

L’amore riveste un ruolo importante per l’analisi del comportamento umano nella filosofia di Platone. L’amore, infatti, non è solo, sul piano prettamente antropologico, il sentimento che spinge verso l’unione dei corpi e la procreazione ma su quello spirituale rappresenta l’aspirazione dell’uomo verso la perfe-zione. Il Simposio è forse il testo più significativo che spiega la concezione platonica dell’amore.
Per quanto riguarda l’aspetto comunicativo Platone sceglie due strumenti particolarmente significativi ed efficaci.

Parlare del nulla, ascoltare il nulla, pensare il nulla

L’uso della parola è stata una grande conquista per il genere umano. Ha sostituito tentativi di comuni-cazione fatti di suoni gutturali e disegni malfatti.
Affinata nel tempo e migliorata la qualità di espo-sizione della parola, l’uomo ha costruito il lessico e questo l’idioma. Poi ognuno ha scelto il proprio linguaggio. Sempre maggiore importanza ha conqui-stato quest’ultimo con la scrittura che ha reso indelebili accordi e patti prima stabiliti con la parola ed una stretta di mano.

Un’astronave chiamata terra

Può essere fantasioso. Forse assurdo. Forse fantascientifico. Eppure questo nostro mondo, la Terra, l’immagino come un’astronave che, assieme alla pattuglia di altre astronavi (pianeti), seguono il Gran Timoniere, il Sole. Naturalmente sappiamo che, della pattuglia “solare”, l’unica abitata è proprio l’Astronave Terra. La definisco così in quanto come un’astronave viaggia nello spazio seguendo l’ordine prestabilito dal Gran Timoniere. Esso, il Sole, è il garante per la sopravvivenza di chi viaggia nell’Astro-nave Terra.
Essere “piloti” di tale astronave sembra non essere affatto semplice per il motivo che, di “piloti” ve ne sono molti, ognuno con la propria “Organizzazione di Comando” (Nazioni), detta semplicemente OC.

Antinomianism and Pathology of the Self in Clergy: Intersections Among Cognitive Dissonance, Narcissism, and Ego Disintegration

Authors: Bishop Michael Hinton (EEC) - Dr. Anna Delli Muti (Psychologist and Psychotherapist) - Father Marco Baragli (EEC)


1. Introduction: The Fracture Between Creed and Conduct
The ontological and psychological coherence of the Self, which is vital for individual stability (James, 1902), becomes a categorical imperative within the clerical context, where Scripture serves as both a normative text and a source of authority. This study explores antinomianism—defined as the practical denial of moral law based on an asserted spiritual superiority—as a central symptom of an underlying pathology of the Self within the clergy.

Quali valori sociali dovrebbero ispirarci?

La nostra potrebbe essere definita la società degli ipocriti. Ma anche la società degli stupidi, sottomessi dalle regole della stupidità che regnano incontrastate. Proviamo insieme a fare alcune considerazioni. Quali sono i valori che rappresentano l’attuale società di cui siamo ottusamente fieri? 
Il denaro primo in classifica, tallonato in stretta misura dal potere, a pari merito la classifica vede imperante la proprietà delle cose.

Fortunati i sapienti, fortunati gli agricoltori

Da Lucrezio a Calvino: il lungo viaggio tra lavoro, otium e alienazione contemporanea

riesce a conseguire la serenità in armonia con la natura e lontano dalle passioni. Virgilio nelle Geor-giche sostituisce al sapiente l’agricoltore, dotandolo, a sua volta, di una grande sapienza di vita e con-trapponendolo al cittadino. L’agricoltura, per lui, non è solo lavoro e funzione, ma una filosofia e una civiltà. Nella vita dei campi è possibile acquisire una saggezza che non proviene dal silenzio e dalla speculazione, ma dall’equilibrio di tutte le componenti della vita.

Il mito come cura: perché abbiamo ancora bisogno degli dèi

Quando gli dèi diventano terapia: i miti come mappe dell’anima

Gli antichi usavano il mito come una bussola per orientarsi nel caos della vita. Oggi, in un’epoca satura di spiegazioni e povera di senso, tornare al mito significa restituire profondità all’esperienza, riascol-tare la voce dell’anima quando parla in immagini. Jung lo sapeva bene: i miti sono “narrazioni dell’in-conscio collettivo”, figure archetipiche che continuano a muoversi dentro di noi. Non sono ricordi della civiltà: sono forze psichiche vive.
Il mito è una forma di conoscenza che non ragiona per concetti, ma per simboli. Dove la scienza chiede prove, il mito offre immagini; dove la psicologia clinica indaga i sintomi, il mito restituisce significati. Non perché sia meno profondo, ma perché parla un linguaggio più antico, capace di toccare le radici emotive prima ancora della mente.

La democrazia impedita

Nasciamo tutti uguali, l’uomo ci rende diversi? Verrebbe voglia di dire che fino ad ora tutti i partiti politici hanno fallito non essendo stati in grado di stabilire una equa distribuzione degli averi fra tutti i cittadini. Ma anche non esser   riusciti a rendere tutti cittadini!  Con uguali diritti e uguali doveri. Troppo idealisti o piuttosto troppo retrogradi?
 I programmi elettorali di ogni partito enfatizzano gli impegni dei candidati nel sostenere le ragioni dei tanti che sono penalizzati rispetto a quelle di pochi, privilegiati possessori di averi e di potere. Una democrazia incompiuta si potrebbe dire, incapace di sostenere le aspettative delle minoranze.

Società degli Scrittori Greci

La voce viva dello spirito ellenico

Mi hanno dato la lingua greca, la casa povera sulle spiagge di Omero.
Unico mio pensiero, la mia lingua,sulle spiagge di Omero.

Odysseas Elytis, Axion Esti


La letteratura è lo specchio dell’anima di un popolo. È la voce che si leva contro l’oscurità, la memoria che custodisce ciò che merita di restare.
Così, la Società degli Scrittori Greci (EEL), una delle più antiche e significative istituzioni spirituali del nostro Paese, con una storia che supera i novant’anni, continua a mantenere viva la fiamma del pensiero e della letteratura greca, a collegare le generazioni dei creatori e a ricordare che la cultura è un modo di vivere.
Nel cuore di Atene, in una sala che respira storia, commozione e arte, la Società prosegue silenziosamente ma con sostanza la sua missione.

La poesia femminile nel remoto passato della letteratura italiana

Un patrimonio da riscoprire

La storia della letteratura dedica poco spazio alla poesia femminile, soprattutto del passato, pur esistendo esempi di poetesse di grande valore, sia per l’intensità espressiva che per la versificazione.
Nei secoli scorsi indubbiamente il numero delle donne che si sono cimentate nella poesia, come peraltro in altre forme artistiche, è stato molto basso rispetto a quello degli uomini. Questo è sicuramente dovuto al ruolo della donna nella società di un tempo, molto focalizzato sulla quotidianità e sulla gestione della casa e della famiglia.
La poesia femminile dell’occidente ha la sua origine con Saffo, non solo la più grande poetessa dell’antichità, ma anche la voce poetica femminile più intensa di tutti i tempi. Di lei si sa che visse nel VII secolo avanti Cristo, nell’isola greca di Lesbo, dove fondò un collegio femminile, il Tiaso, in cui insegnava alle giovani donne il culto per l’arte e per l’amore.

IN FOTO: Saffo che si getta dalla rupe dell’isola di Leucade, di Antoine-Jean Gros (1801)

La poesia e la speranza

Il 12 luglio si è celebrata la prima giornata internazionale della speranza. Il tema scelto per il 2025 è “un bisogno universale in tempi di incertezze”.
In un conteso globale caratterizzato da conflitti, divisioni sociali, problemi ecologici, da un'iniqua distribuzione delle risorse e da un'economia senza etica è necessario coltivare luoghi in cui la speranza possa radicarsi e prosperare nella giustizia universale.
Antonio Guterres, Segretario delle Nazioni Unite, ha sostenuto che “le Nazioni Unite sono il prodotto della speranza” considerata forza unificante di tutti i popoli.

La bella estate

L’estate dei poeti: dal mito agreste alla nostalgia della modernità

La Bella estate, La spiaggia e Feria d’agosto sono racconti di Pavese che indicano la nostalgia dell’autore per la stagione estiva; si tratta dell’estate della sua adolescenza trascorsa in campagna, sulle colline delle Langhe, momento della vita opposta alla maturità e alle occupazioni cittadine; nasceva nella psicologia della generazione del Novecento il binomio città-campagna e, in analogia, infanzia-maturità, con la nostalgia di un passato puro ed innocente opposto alla storia presente della metropoli industriale che corrompeva quel mitico paradiso.

Cammino nella bellezza dell’autunno per non cadere

Cammino tra alberi manifestanti la bellezza dell'autunno. Stagione da me sempre amata anche oltre i suoi vivi colori, quando esprime il grigio della nebbia, le giornate della pioggia, del resto è il suo carattere. Pazientando arriva l'inverno e anch'esso ha i suoi colori "rigidi". Poi la dolce e sensuale primavera.
Autunno. Stagione dai colori caldi, gialli di varie tonalità, chiari, intensi, dorati, rossi fuoco, rossi mattone. Colori della Maestra d'Arte, Madre Natura.
Cammino ed ammiro il circostante come una vera e reale emozione che mi penetra per diffondersi in tutto me, percependo una sorta di intensa vibrazione di bellezza. L'amico Sole, con il suo ultimo tepore rav-viva i colori dell'autunno da sembrare delle preziose gemme. Vere emozioni, appunto.

C’erano una volta le gambe

Adesso va forte la visione globalistica deretano centrica. Lo dice la moda in ogni dove con rigogliosi glutei esposti soprattutto nei luoghi di mare e privi di ogni copertura se non un sottile garbo divisorio inserito fra le due maestose esuberanze. Non sempre rigogliose e prominenti ma spesse volte flaccide e rugose, esposte comunque in ossequio ad uno stile imperante e ad un desiderio anch’esso ormai poco sostenibile per incipiente rugosa anzianità cutanea.

Gironi Danteschi

Gli esseri umani sono sempre più esclusi da processi decisionali assunti da coloro che, pur eletti loro rappresentanti, non frenano aggressive iniziative di morte, svendute per benefiche promozioni a tutela di un popolo addormentato. Ma anche, assecondano azioni malefiche promosse da sottoposti a gendarmi controllori della stabile presenza di un vivaio di sostentamento per loro esigenze. Un grande imbro-glio all’interno di un teatro dove loschi personaggi si sono impossessati della scena, somministrando a loro volta falsità e prebende ideologiche ad una mandria di spaesati. Una serie di teatrini all’interno di un grande inganno!

Sulle tue orme. I miei passi… i tuoi passi

3/3/2025 Mattino.
Cammino sull’erto sentiero coperto di neve ghiacciata per raggiungere una cima a 1650 metri.
Il giorno è illuminato, fin dal primo mattino, da un deciso sole primaverile che mi costringe ad avanzare a testa bassa, osservando le mie impronte e ascol-tando lo scricchiolio sotto i passi.
All’improvviso, le guardo con occhi diversi: un pen-siero inatteso mi attraversa.
Un ricordo lontano prende forma.
La mente visualizza altre impronte, e quell’immagine familiare riempie il mio pensiero: mio padre che calpestava neve gelata nell’inferno della Campagna di Russia.

La conoscenza può rendere l’uomo libero

L’uomo è una raffinata struttura intelligente in grado di produrre i “Leonardo da Vinci” “Albert Eistein” e altre eccellenze grazie alla sua potente capacità di consapevolezza e alla sua elevata coscienza. Perché allora vengono somministrate falsità che annichi-liscono le sue capacità decisionali? Chi ha interesse a soffocare verità che se rivelate potrebbero cambiare la nostra vita?  Chi cosa e perché sottomette l’uomo ignaro del suo stato di subordinato non avendo mai conosciuto una vita vissuta in libertà non condi-zionata?

Francesco e Leone XIV

Una Chiesa che abbraccia le periferie e ascolta il grido del mondo

Il papato di Francesco “venuto dalla fine del mondo” consegna ai cardinali, chiamati a nominare il successore di Pietro, una chiesa rinnovata nel sentire il dolore del mondo con una pastorale nuova finalizzata a riscoprire il volto misericordioso di Dio negli ultimi ed oppressi.

Le risorgive dentro noi. Una speranza

A volte accade di percepire la necessità di trovare un posto, un luogo, un ambiente, per pulire la mente. Una necessità che, dal profondo della psiche, cerca di emergere o riemergere. Una necessità per allontanarci dalla cacofonia quotidiana. Isolare la mente dalla cacofonia e aprirla dentro ad un “ambiente” dove l’essenza del Circostante sappia elevarci.

L’ipocrisia regola non scritta

Una pandemia lunga nei tempi e nei modi assilla l’essere umano attaccato da un vettore fra i più insidiosi in circolazione: l’ipocrisia. Nei suoi confronti impotente ed asservito il popolo mostra da sempre prolungata accondiscendenza conquistandone l’uso e il consumo.
Quindi una strategia comunicativa, fra tante, è il comportamento ipocrita. “Fate come dico ma non come faccio”. Un detto sempre attuale, anzi ora più che mai pertinente.

“Viva la poesia!” tra interiorità e verità

Una raccolta poetica di Papa Francesco sull’importanza della poesia nella formazione e nell’educazione

Il rapporto poesia - interiorità - verità è una forte esigenza del sentimento poetico del nostro tempo. L’uomo contemporaneo dalla poesia non vuole la finzione intesa come costruzione lirica della mente, ma vuole la verità. E quale verità?
– La verità di senso: la poesia è chiamata a far scoprire all’uomo la dimensione valoriale degli accadi-menti, lieti e tristi, della vita; deve aiutare l’uomo a dare un significato alla gioia o al dolore in questa fuga continua di giorni;
– la verità morale: fare poesia implica mettere l’uomo nella condizione di discernere il bene e il male che è dentro di lui.

I murales di Pescocanale

Un viaggio dell’arte nella storia dell’emigrazione

Pescocanale, ridente borgo montano immerso nel verde dei boschi, arroccato su una irta collinetta, a differenza del comune di Capistrello, di cui rappre-senta una frazione, è situato nell’estremo confine della Valle Roveto.
La storia di questa piccola comunità agro pastorale che ha condiviso, soprattutto nel secolo scorso, lo spopolamento nei vari flussi emigratori della gente d’Abruzzo, rivive nei Murales realizzati sulle facciate dell’antico centro storico.

Il terzo giorno: Resurrezione e Cammino dell’Anima

Un mistero da duemila anni interroga la fede e la ragione: la Resurrezione di Cristo. Evento fondante per il cristianesimo, essa si presenta anche come simbolo universale, ponte tra le religioni, il pensiero filosofico e l’interiorità umana. Non è forse la resurrezione – in ogni sua forma – il segno più profondo del desiderio dell’uomo di vincere la morte, o meglio di trasfigurarla?

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