È solo un esempio. Un prestare attenzione a qualcosa che ci è vicino o “sotto il naso”, capirne il senso, ma che distrattamente non osserviamo, la mente non accoglie. L’albero e il suo mondo. L’albero potrebbe essere definito come un mondo nel mondo. Guardiamolo un po’, nella sua estensione “corporea”, tronco, rami, foglie, andando oltre la sua bellezza. La sua estensione “corporea” ospita una moltitudine incredibile di vita animale. Insetti di varie specie e animali più grandi (uccelli, scoiattoli, ecc.), una convivenza e coabitazione regolata dalle leggi della Natura che fa riferimento all’istinto.
L’istinto che appartiene a tutte le forme animali viventi di questo pianeta, Terra. Tutte.
Compreso l’umano.
Mentre gli animali cosiddetti “inferiori” dispongono solo di tale codificazione sviluppata in varie forme a seconda della tipologia animale e dalla quale non è concesso uscirne dal momento che non dispongono di raziocinio. L’umano, essendosi nel tempo autodefinito “animale superiore” ed avendo avuto nel corso dei millenni una “grande” evoluzione, è dotato di capacità intellettiva tale che può a seconda di un dato caso da affrontare, valutarne i pro e i contro, potendo scegliere se fare una cosa o l’altra; se decidere di essere aggressivo o scegliere il dialogo. Si può affermare che si tratta di una grande capacità.
Naturalmente l’istinto animale è quel confine di azione che permette all’animale stesso di difendersi nel suo territorio dall’invasione di estranei e quindi è un sistema di autodifesa per sopravvivere.
Oltre non può andare.
L’umano, avendo “surclassato” l’istinto con la ragione, può permettersi di valutare o scegliere le varie opportunità per superare un dato caso che gli si presenta cogliendone aspetti a proprio vantaggio oppure vantaggi da condividere.
Ma esso, sempre l’umano, all’inizio del suo percorso evolutivo era dotato più d’istinto che di ragione, la quale si è sviluppata strada facendo raggiungendo ciò che è l’umano oggi.
“Moderno”.
Virgolettato, perché questa sua grande qualità a volte fa a pugni o è d’impiccio. O meglio, l’umano a volte sembra combattere contro la ragione diventata ostacolo per far valere il suo istinto aggressivo per un personale suo interesse.
La cosiddetta autodifesa o sorta di sopravvivenza soprattutto verso o contro i suoi simili, ma non solo.
L’esempio dell’albero serviva a identificare il senso di coabitazione tra le varie etnie con le diverse esigenze e diversità culturali, tra la comunità umana. Una coabitazione spesso difficile per l’umano partendo dalla fobia del colore diverso della pelle che diventa fonte di razzismo credendo di appartenere ad una sorta di “superiorità” che a dir il vero non esiste. Forse è la difficoltà di comprendere il concetto di razza umana unica al posto di molte razze a causa delle diversità che poi sono vere preziosità umane, per il semplice fatto che l’umanità è composta da persone alla pari seppur diverse.
Etnie sviluppatesi nelle varie regioni del pianeta diversificandosi per necessità e non solo, geografiche. Quindi le diversità etniche non dovrebbero essere motivo di aggressività, ma bensì di curiosità, conoscenza, dialogo, incontro.
La diversità si concentra sul valore positivo di merito, professionalità, di cultura, di essere persona a tutti gli effetti.
Non l’istinto per aggredire ma, la ragione e il rispetto per avere conoscenza di ciò che questo gioiello di pianeta esprime. La ragione, non sia ostacolo ma mezzo per migliorare e distinguersi dai nostri antenati.
Una lungimiranza mentale per sentirci uguali come persone con diversi contenuti culturali. Seppur in questo periodo di tempo del terzo millennio sembra che si stia andando a ritroso paventando il tutto però come fattore moderno e nuovo.
Di ciarlatani, purtroppo il mondo ne ha avuti sempre tanti. Ecco perché dobbiamo avere conoscenza e rispetto tra di noi persone. È la bellezza di questo pianeta chiamato Terra. La nostra casa.
Mi piace a volte pensare ad un mondo umano che si è per davvero evoluto e nei libri di storia vi sia un capitolo che racconta il raggiungimento della Pace planetaria e la guerra raccontata come uno scempio, una vera follia, un comportamento primitivo privo di qualsiasi ragione. Quasi ormai dimenticato, un ricordo vago quasi una leggenda. Ovviamente non è il nostro pianeta ma, quanto sarebbe positivo per tutti. Invece? Invece l’istinto animale, ancora oggi nega la ragione o peggio, la rimuove cacciandola negli oscuri fondali della psiche affinché non sia un disturbo sui piani della follia della guerra sempre presente.