I quattro sensi di “Gerontion” di Thomas Stearns Eliot

Con l’intento di omaggiare un poeta straordinario e di contribuire a mantenere viva la sua opera, convinta che dal punto di vista della poesia concettuale nessuno sia ancora riuscito a dire più e meglio, senza la pretesa di aggiungere qualcosa di nuovo alla ricca esegesi delle sue opere, mi accingo ad analizzare il poemetto Gerontion di Thomas Stearns Eliot. Data la passione di Eliot per l’opera di Dante Alighieri e supponendo che il suo ermetismo si ispiri a quello dantesco, cercherò di analizzarlo secondo “i quattro sensi ”, ovvero le quattro chiavi di lettura indicate da Dante nel Convivio [1] come necessarie per comprendere la sua poesia.





Senso letterale [2]
Esporsi ad una prima lettura di Gerontion senza conoscere l’autore e il contesto storico-culturale in cui nasce il poemetto significa essere catturati dalla “favola del poeta” e cioè dal monologo sommesso e disperato di un “vecchio” e dal suo vigoroso pianto lirico. Con le parole iniziali “Here I am” si entra immediatamente nell’atmosfera: Gerontion presenta se stesso “an old men in a dry season” mentre un ragazzo gli legge, aspettando la pioggia. E subito si affretta a dichiarare di non essere stato un eroe. La sua casa, affittata da un ebreo che lo tallona, è in rovina. Fuori c’è una capra che tossisce, dentro una donna che starnutisce. Tutti correlativi oggettivi della desolazione che abita la sua “mente d’inverno”. Seguono immagini di personaggi, ma ci tiene a dire che non sono i suoi fantasmi; lui è solo un vecchio in una casa piena di spifferi. Passa a considerare la storia denunciandone gli inganni e i trabocchetti. Pensa all’uomo e al suo andare cieco nella storia e conclude che né eroismo né paura ci salvano. Pensa a una donna (forse un vecchio amore) e dichiara che non potrà starle vicino perché ormai, insieme all’uso dei sensi, ha perso le sue passioni. Inesorabilmente corriamo verso la morte, lui vuole solo essere spinto dagli Alisei in un angolo di sonno. Conclude circolarmente ribadendo che “Padroni della sua casa” sono i pensieri di un cervello arido in un’arida stagione. Quello che ci ha affascinato e ci farà tornare a leggere Gerontion è l’autenticità del personaggio, l’atmosfera che l’autore ha saputo creare con la scelta delle parole e soprattutto la bellezza delle immagini di esseri e cose [3] che, entrando in scena all’improvviso, apparentemente inopportune, provocano un senso di straniamento e sembrano sprigionarsi da una memoria altalenante, propria della vecchiaia che trattiene solo frammenti d’immagini infrante. Veniamo altresì colpiti da considerazioni così sintetiche e polisemiche che non si possono dimenticare [4]. A fine lettura ci ritroviamo affascinati e insoddisfatti. Molto di ciò che l’autore dice l’abbiamo sentito ma non l’abbiamo compreso, perciò siamo spinti a cercare cosa nasconde il suo dire velato.

Senso allegorico [5]
Americano, studente dell’Università di Oxford, dove si dedica agli studi su Dante e sul BhagavadGita, appassionato dei poeti Simbolisti (Laforgue, Baudelaire, Verlaine, Rimbaud, Mallarmé), T. S. Eliot, ottenuto il Master of Art, nel 1910, si trasferisce a Parigi per seguire le lezioni di Bergson e studiare Dante alla Sorbona. Grazie a una borsa di studio, nel 1914, si stabilisce a Londra, dove stringe un proficuo sodalizio letterario con Ezra Paund.
Nel 1917 inizia la stesura di Gerontion, pubblica il suo primo volume di poesie Prufrock and other observa-tions e scrive il saggio “Tradition and Personal Talent”, fondamentale per la comprensione della sua poetica allusiva e polisemica e dello stesso Gerontion.

In Tradition and Personal Talent, il poeta propone “una concezione della poesia come unità vivente di tutta la poesia che sia mai stata”. Secondo lui, il testo poetico è un concentrato di sapienza conquistata dagli autori passati e di talento del nuovo poeta che deve sapersi spersonalizzare [6]. Nell’opera “nuova” si deve sentire la presenza dei poeti precedenti tanto da renderli simultanei e annullare il tempo storico.
Alla luce di quanto affermato nel saggio, scopriamo che Gerontion (pubblicato nel 1920 nella raccolta Poems) è conforme alle teorie estetiche del suo autore: la nuova parola sembra autogenerarsi da quella dei poeti passati; la voce dell’autore è insieme la loro voce e la sua voce. L’opera si svela essere un intarsio contenente gli echi di tante voci a partire dalla splendida epigrafe i cui versi sono tratti da Measure for measure di Shakespeare. Critici anglosassoni suggeriscono che a fare da palcoscenico a Gerontion è La vita di Benson di Fitzgerald, Henry Adams invece gli fornisce la filosofia della storia, W. Blake, la Bibbia e i teologi inglesi l’immagine di Gesù “tigre” e “wrath-bearing cross”; infine molti versi derivano dalle letture dei drammi elisabettiani e giacobini. Anche i nomi dei personaggi hanno valore simbolico: ad esempio Gerontion richiama nel suo etimo la vecchiaia, Silvero l’argento e quindi il denaro e di conseguenza la società materialista e avida di quei tempi (ma anche del nostro!). Così, se tutte le espressioni del poema sono polisemiche e simboliche, non possiamo certo ritenere il protagonista Gerontion un semplice vecchio o un vecchio qualunque; è “la vecchiaia” culturale del mondo occidentale. Il “talento” di Eliot ha creato un personaggio allegorico. Gerontion è tutti noi, è l’allegoria dell’uomo occidentale, sempre più arido e disincantato, sempre più lontano dalla spiritualità e per questo angosciato di non riuscire a trovare chiarezza nel Logos, spaventato dal sopraggiungere di Cristo la tigre in pieno maggio di depravazione, costernato di non saper coglierne il messaggio d’amore e sacrificio. Ogni personaggio diventa archetipo, ogni guerra è “le Termopili”. Il tempo si annulla, il dramma dell’umanità si ripete all’infinito.

Senso morale [7]
All’indomani della Grande guerra, Eliot propone una riflessione sulla storia vista come indecifrabile dall’uomo. Per Gerontion l’intero passato non ha niente da insegnarci. L’unica conoscenza che possiamo trarne è quella della nostra impotenza, della casualità del nostro destino, dell’irrilevanza della nostra esistenza. Rendere consapevole l’umanità della propria condizione e di ciò che l’ha causata e la causa è il messaggio etico nascosto nell’intarsio poetico. Ma se la riflessione sulla storia è del tutto negativa e il messaggio morale sfocia nel nichilismo, qua e là nel poemetto, troviamo immagini ambigue [8] che vogliono offrirci un qualche spiraglio di speranza.

Senso anagogico [9]
Probabilmente il loro significato nascosto è proprio l’invito a recuperare una profonda spiritualità per uscire dal nichilismo. Per questo alcuni critici hanno indicato Gerontion come espressione della fase purgatoriale di Eliot in cui l’umanità soffre cosciente di soffrire per ottenere “la pioggia” della purificazione e recuperare il contatto con il divino. [10]
Anche dopo l’analisi operata, la bellezza artistica della “favola del poeta” resta intatta e continua a meravigliarci per la solida struttura circolare, per l’uso del tutto originale del blank verse, per la musicalità e soprattutto per il tono capace, con le sue dissonanze, di trasformare Gerontion in una potente figura archetipa.





NOTE

[1] - “Dico che, sì come nel primo capitolo è narrato, questa sposizione conviene essere litterale e allegorica. E a ciò dare a intendere, si vuol sapere che le scritture si possono intendere e deonsi esponere massimamente per quattro sensi…” Dante Alighieri – Convivio - Libro II – Cap.1

[2] - “L’uno si chiama litterale, e questo è quello che non si stende più oltre che la lettera de le parole fittizie, sì come sono le favole de li poeti…” Dante Alighieri, op. cit.

[3] - “Un vecchio, testa ottusa tra spazi di vento”… “Nella giovinezza dell’anno venne Cristo la tigre…”…“spole vacanti tessono il vento”…“La tigre balza nel nuovo anno, ci divora”…“Cosa farà il ragno, sospenderà la sua tela?”
“De Bailhache, Fresca, Msr. Cammel, gravitavano oltre l’orbita dell’Orsa maggiore in atomi franti”…“Piume bianche nella neve, i richiami del Golfo, e un vecchio spinto dagli Alisei in un angolo di sonno” T. S. Eliot – Gerontion

[4] - “Penso ora, la storia ha molti passaggi astuti, corridoi e varchi forzati, ci inganna bisbigliando ambizioni, ci guida con le vanità…” “Io che ero presso al tuo cuore ne fui scacciato, perdendo la bellezza nel terrore, il terrore nella ricerca…” T. S. Eliot – Gerontion

[5] - “L’altro si chiama allegorico, e questo è quello che si nasconde sotto ’l manto di queste favole, ed è una veritade ascosa sotto bella menzogna... “Dante Alighieri, op. cit.

[6] - “…più perfetto è l’artista, più totalmente separati in lui saranno l’uomo che soffre e lo spirito che crea…” T. S. Eliot – Traditione and Individual Talent in The Sacred Wood: Essays on Poetry and Criticism (1922)

[7] - “Lo terzo senso si chiama morale, e questo è quello che li lettori deono intentamente andare appostando per le scritture, ad utilitade di loro e di loro discenti…” Dante Alighieri, op. cit.

[8] - “…waiting the rain”… “…the tiger springs in the new year. Us he devours…” T.S. Eliot – Gerontion

[9] - “Lo quarto senso si chiama anagogico, cioè sovrasenso; e questo è quando spiritualmente si spone una scrittura, la quale ancora [sia vera] eziandio nel senso litterale, per le cose significate significa de le superne cose de l’etternal gloria…” Dante Alighieri, op. cit.

[10] - “…L’intelligenza intrepida e la carità difficile ma costante per il mondo dilacerato del suo tempo, in cui ha però insinuato il tormento di esigenze integrali, di paragoni definitivi, pongono Eliot in un punto del quadro letterario del nostro secolo, rispetto al quale qualsiasi altro appare periferico…” Mario Luzi – Grandezza di Eliot. In L’Approdo, Roma, 1965

Posted

04 Apr 2025

Critica letteraria


Franca Canapini



Foto dal web





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