Pubblicato per la prima volta in Spagna nel 1986, fu letto ad alta voce dal poeta, presumibilmente nei primi giorni di settembre del 1931, davanti ai suoi concittadini in occasione dell’inaugurazione della biblioteca comunale del paese natìo. Il discorso è una vera ode ai libri, una lettera d’amore, e allo stesso tempo una lezione magistrale di cultura senza tempo. García Lorca scrive un vero e proprio manifesto alla vita e al sapere.
“Libri! Libri! Ecco una parola magica che equivale a dire: ‘Amore, amore’ e che tutti i popoli dovrebbero chiedere come chiedono il pane o come anelano la pioggia per i loro campi seminati”, si legge in uno dei più noti passaggi di questo straordinario testo.
1931. Anno glorioso per la Spagna progressista. Dopo il patto di San Sebastián del 1930 con il quale Repubblicani, Socialisti e Catalanisti si erano alleati per far cadere la monarchia e istaurare la Repubblica e nonostante il fallimento del sollevamento di Jaca, alle elezioni amministrative dell’aprile 1931 i progressisti trionfarono. Il re Alfonso XIII se ne andò in esilio volontario e il 14 aprile venne proclamata la Repubblica. I più noti intellettuali spagnoli si dichiararono “al servizio della repubblica”. Era finalmente arrivato il momento di aiutare il popolo spagnolo a liberarsi dall’indigenza, dall’ignoranza e dall’oscurantismo con i quali lo avevano tenuto sottomesso le forze reazionarie e la chiesa. Il motto della Repubblica doveva essere “Cultura”.
Alle elezioni politiche di giugno i Repubblicani ottennero un’altra vittoria che ne confermò la legittimità di governo. Grande entusiasmo dei politici e degli intellettuali progressisti. Si pose mano alla nuova Costituzione che doveva essere democratica, laica, decentralizzata e che nascerà nel dicembre dello stesso anno. Intanto, sotto la direzione del presidente del Consiglio provvisorio Niceto Alcalá-Zamora, si individuarono tre obiettivi di intervento politico-amministrativo fondanti il nuovo governo: predisporre la Legge base della riforma agraria, trovare soluzione ai problemi regionali con Statuti speciali per Catalogna e Paesi Baschi e, soprattutto, dare un impulso straordinario alla politica educativa e culturale.
In questo clima di innovazione entusiasta e di cambiamenti radicali a favore del popolo indigente nacque una piccola/grande opera di Federico García Lorca, che oggi risulta ancora di grande attualità.
Si tratta della Alocución al pueblo de Fuente Vaqueros, suo paese di nascita, in occasione della inaugurazione della prima biblioteca pubblica. Siamo nel settembre del 1931 e il sindaco socialista di Fuente Vaqueros ha già iniziato a “proporre cultura al popolo” con l’apertura di una prima biblioteca pubblica. Per l’occasione invita a pronunciare il discorso inaugurale il figlio più nobile del paese, l’intellettuale poeta e drammaturgo, che ha sempre dimostrato grande sensibilità per le condizioni del popolo e per la cultura della tradizione popolare: Federico García Lorca.
l giovane trentatreenne, invece di parlare a braccio, per essere chiaro e sintetico sceglie di scrivere il discorso e di leggerlo. Ed è solo per questa scelta avveduta che la sua Parola ha vinto l’erosione del tempo e possiamo ancora goderne la lettura.
Si tratta di un’intensissima esortazione alla lettura e alla lettura di ogni tipo di libro, perché “i libri sono l’opera somma prodotta dallo spirito umano” e come tali capaci di risvegliare la coscienza dei “dormienti” e di risolvere i problemi in cui ogni giorno si dibattono le persone “piene di fede ma mancanti di luce”.
I libri sono armi, “asce di luce per aprire il bosco spessissimo dell’ignoranza” che vanno usate perché “dove c’è ignoranza è molto facile confondere il male con il bene, la verità con la menzogna”. I libri stimolano il sentimento artistico e l’inquietudine spirituale fino a condurci a “godere del bene supremo della Bellezza”. Il libro può divenire “un tremendo fattore sociale”, tale da scuotere uno Stato dalle fondamenta, perché “contro i libri non valgono le persecuzioni: potete far scomparire un’opera ma non potete tagliare le teste che hanno appreso da essa perché sono migliaia e se sono poche ignorate dove sono”. Per tutti questi motivi le biblioteche che li contengono “sono luci perenni contro l’oscurità”.
Le espressioni citate sono solo alcune “perle” tratte dal discorso che vola come una vela gonfia del vento dell’entusiasmo. Argomentazione dopo argomenta-zione, ci conduce con leggerezza e suggestive immagini poetiche a riflettere sull’essenza del libro, sul suo valore e il suo potere, ci fa ripercorre l’intera storia della sua evoluzione, dal libro di pietra al giornale quotidiano, dal libro per pochissimi al libro per tutti, dalle gloriose rare biblioteche dell’antichità a quelle contemporanee che, “nolenti o volenti”, stanno inondando il mondo. E dopo tanto abbrivio la vela cala come una carezza sugli astanti per ricordare infine il valore sociale della biblioteca che stanno inaugurando. È essa una ricchezza spirituale a cui tutti possono attingere per soddisfare la loro, anche inconsapevole, fame di conoscenza e di sicuro migliorerà lo stato economico-culturale della popola-zione presente e soprattutto di quella futura.
Questo magnifico discorso è un’ulteriore testimonianza di quale fosse l’istanza più alta dei politici e intellettuali progressisti europei dell’epoca, impegnati a migliorare le condizioni economico-culturali delle popolazioni, istanza che, nonostante le brusche e sanguinose frenate causate dalle guerre, si protrasse per l’intero Novecento.
La parola d’ordine fu acculturare le genti perché imparassero a difendere la propria libertà. Nacquero le biblioteche e, “nolenti o volenti”, come dice il Nostro, inondarono il mondo. Si legiferò a favore dell’istruzione obbligatoria. L’analfabetismo fu sconfitto. I genitori poveri compirono enormi sacrifici economici per fare studiare i figli e offrire loro una prospettiva di vita migliore.
È passato quasi un secolo dal 1931 e si potrebbe pensare che ormai gli obiettivi sociali che l’autore s’impegnava a realizzare con tanto entusiasmo siano stati raggiunti, per cui potremmo leggere la sua Alocución solo come un affascinante documento storico-letterario. Ma non è propriamente così.
Da più parti si parla di analfabetismo di ritorno e, se guardiamo alla lettura in Italia, i dati che la riguardano sono sconfortanti. Siamo al terzultimo posto tra i paesi della UE dopo Cipro e Romania. I dati Istat del 2022 ci dicono che solo il 39 % degli individui di età maggiore ai sei anni legge almeno un libro all’anno. I dati AIE, presentati alla fiera dell’editoria “Più libri più liberi 2024”, indicano che la qualità della lettura sta peggiorando e stanno calando i lettori.
Il 30% di quest’ultimi legge in maniera frammentaria, dedicandosi a questa attività solo qualche volta al mese se non qualche volta all’anno. Innocenzo Cipolletta, Presidente dell’Associazione Editori Italiani, ha affermato che tali dati confermano la necessità di tornare a sostenere la domanda di libri nel nostro Paese soprattutto tra i più giovani, CREANDO UNA CONSUETUDINE CON I LIBRI che prosegua nel corso di tutta la vita, perché “…non c’è crescita e sviluppo culturale ed economico per l’Italia se non facciamo crescere i lettori, soprattutto al Sud e nelle aree meno prospere del Paese”.
Pertanto, considerata la situazione, gli incitamenti appassionati e le esortazioni affettuose alla lettura di Lorca restano di grande attualità e ci ricordano che il nostro dovere è lavorare per le nuove generazioni, ponendo in atto tutte le strategie possibili per diffondere la lettura, che dovrebbe divenire per tutti una necessità come quella di mangiare. Si tratta d’ imparare a mangiare il cibo della Conoscenza e della Bellezza.