Il volume poetico e illustrato L’Araba Felice di Marilù Dell’Aquila (Ed. Malatesta di Apricena (FG). 2025) si presenta come un’opera di profonda intensità emotiva e simbolica, in cui la parola e l’immagine si intrecciano per raccontare un percorso di rinascita personale. Non si tratta semplicemente di una rac-colta di poesie, ma di un diario dell’anima, un viaggio alchemico che attraversa il dolore, la perdita, la consapevolezza e infine la gioia. L’autrice, con voce autentica e visione interiore, costruisce un universo poetico che si riflette nei suoi acquerelli, nati da un processo sinestetico e meditativo.
Il linguaggio poetico come strumento di trasformazione
Marilù Dell’Aquila scrive con una voce che è insieme confessione e invito. Le sue poesie non si limitano a descrivere emozioni: le incarnano. Il dolore non è solo narrato, ma vissuto; la rinascita non è solo auspicata, ma compiuta. In testi come “Nel mare che ho dentro” o “Mi sono svegliata”, la poetessa esplora le profondità dell’anima, affrontando la paura, l’abbandono, la solitudine. Ma è proprio da queste profondità che nasce la luce: Nel mare che ho dentro/ luccica la mia anima. La poesia diventa così strumento di guarigione, di riconoscimento, di liberazione.
Il ruolo degli acquerelli: immagini come estensioni dell’anima
Gli acquerelli che accompagnano le poesie non sono semplici illustrazioni. Marilù racconta di averli creati dopo aver registrato le sue poesie, ascoltandole a occhi chiusi e lasciando che i colori emergessero spontaneamente. Questo processo rivela una profonda connessione tra parola e immagine, dove il colore non illustra ma interpreta. L’acquerello diventa una forma di scrittura visiva, una traduzione emotiva del testo.
Ad esempio, la poesia Fuoco o brace riflette sul tempo e sull’intensità delle emozioni: il fuoco brucia, la brace dura. L’acquerello che la accompagna potrebbe raffigurare una fiamma che si trasforma in bagliore costante, un rosso che si attenua in arancio, poi in cenere. Il colore qui è narrazione: racconta la resilienza, la capacità di durare senza consumarsi.
In Remi in barca, la protagonista è una guerriera di mare che, dopo le mareggiate, si lascia portare dalla corrente verso il porto giusto. L’immagine visiva potrebbe raffigurare una barca solitaria su un mare agitato, ma con un orizzonte che si apre, un cielo che schiarisce. Il colore qui è speranza, è direzione, è approdo.
Simboli ricorrenti: il mare, il fuoco, la porta
Tre grandi archetipi attraversano l’opera: il mare, il fuoco e la porta. Il mare è l’elemento dominante, presente in titoli, metafore, immagini. È l’inconscio, la culla, la tempesta, il rifugio. In Il mare è, diventa amico, abbraccio, calmante. È il luogo dove tutto si dissolve e tutto si ricompone.
Il fuoco è la forza trasformativa, la distruzione necessaria alla rinascita. In Dopo la pioggia, la tempesta precede l’arcobaleno. In Sole sono, la poetessa si dichiara faro di se stessa, luce ritrovata. Il fuoco brucia, ma anche illumina.
La porta è il confine tra il noto e l’ignoto, tra il passato e il futuro. In Oltre la porta… papà, la soglia diventa luogo di memoria e di accettazione. In Aver paura di aprire una porta chiusa, la chiusura è rinuncia, ma anche protezione. Aprire è rischiare, ma anche vivere.
Una poetica della resilienza e della gratitudine
Il titolo stesso, L’Araba felice, è una dichiarazione di poetica. L’araba non è solo fenice, ma felice. La sostituzione semantica suggerisce una rinascita non solo dalle ceneri, ma verso una gioia consapevole. La felicità non è ingenua, ma conquistata. È il frutto di un percorso, di una lotta, di una scelta. Come scrive l’autrice: La mia araba è felice perché è grata di aver ricevuto un dono grande: se stessa.
Questa poetica della gratitudine attraversa tutto il libro. Anche nei testi più dolorosi, come La perderai o Prigioniera, c’è sempre una tensione verso la luce, una volontà di riscatto. La poesia non si chiude nel lamento, ma si apre alla possibilità.
Conclusione: un’opera che è anche strumento educativo
L’Araba felice è un’opera che può essere letta, ascoltata, vista, sentita. È un invito a immergersi, a lasciarsi attraversare, a rinascere. Il dialogo tra poesia e acquerello offre una straordinaria opportunità didattica: può diventare laboratorio, percorso educativo, strumento di introspezione. Marilù Dell’Aquila ci mostra che la creatività è cura, che la parola è medicina, che il colore è emozione.
In un tempo in cui la fragilità è spesso nascosta, L’Araba felice la espone con coraggio, trasformandola in forza. È un libro che non si legge soltanto: si abita.