Il 12 luglio si è celebrata la prima giornata internazionale della speranza. Il tema scelto per il 2025 è “un bisogno universale in tempi di incertezze”.
In un conteso globale caratterizzato da conflitti, divisioni sociali, problemi ecologici, da un'iniqua distribuzione delle risorse e da un'economia senza etica è necessario coltivare luoghi in cui la speranza possa radicarsi e prosperare nella giustizia universale.
Antonio Guterres, Segretario delle Nazioni Unite, ha sostenuto che “le Nazioni Unite sono il prodotto della speranza” considerata forza unificante di tutti i popoli.
Tuttavia ogni giorno assistiamo ad eventi drammatici che negando la pace e la dignità non permettono la formazione di un benessere condiviso.
Anche la chiesa con il Giubileo del 2025 incentrato sulla Speranza invita ad intraprendere un cammino di rinnovamento spirituale in un contesto segnato da sfide e difficoltà.
Persino in una visione laica dell'esistenza siamo tutti “Pellegrini di Speranza” nella metafora del viaggio della vita verso la liberazione dal bisogno fisico e spirituale per generare pace interiore per tutti e per ognuno.
A mio avviso è necessario che al di là dei grandi poteri istituzionali che governano gli Stati ci sia la riscoperta
nelle comunità di un nuovo umanesimo capace di accendere la fiaccola della speranza, in un mondo che ne ha più che mai bisogno, nella fratellanza universale.
In tal senso è utile ristabilire la fede nell'uomo destinato alla felicità anche nelle circostanze più difficili.
Ancora una volta la poesia ha una funzione fondamentale nella creazione della bellezza che riconcilia con Dio, con l'uomo e con la natura nel segno di una coscienza rinata nell'altro.
Le barriere ideologiche e culturali crescono silenziose quando le parole omologate alle regole del consenso
non fanno rumore. Per guarire dall'odio, dall'ipocrisia, dalla corruzione c'è bisogno di poeti seminatori di sogni e fiduciosi nel ritorno dell'amore.
La poesia è sempre combattuta, sofferta, spezzata dal dubbio e dall'incertezza, lacerata come diceva Giorgio Caproni da continui ritorni, arrivi e partenze nelle infinite pene esistenziali. Ma essa è, come osserva saggiamente Umberto Piersanti, piccola anima che come aria passa tra gli spini e non si graffia.
É una scrittura inedita continuamente alla ricerca dell'uomo capace di superare l'abisso del male nella speranza dell'eterno ritorno del bene. Un inquieto andirivieni che ha come fine ultimo la perfetta realizzazione negli intramontabili valori umani.
La poesia è per tutti non ha paese poiché appartiene al mondo. Con il volo in immagini allegoriche si fa dolcissimo canto che guida emozioni e sentimenti suscitando empatia con l'altro da sé ma può avere se indignata al modo di Sant'Agostino, “feroci artigli” resilienti alla censura.
A me piace pensare alla poesia come metafora tra la conoscenza di sé e la conoscenza dell'altro nell'interazione di armoniose assonanze. Di un vivere assorto nella luce stupita di speranza mi si concesso nella chiusura riportare versi di una mia lirica per farne dono di un foglio bianco su cui scrivere con i colori della speranza.