Regaliamoci un momento per ascoltare, per interpretare, per lasciar vivere la nostra interiorità. L’arte, nel richiamo universale, eccelle sullo specchio del mondo comunicando comprensione. Le opere di Edward Hopper pittore e illustratore statunitense nato a Nyack il 22 luglio del 1882 e deceduto a New York il 15 maggio del 1967, accentrano lo stile di vita americano focalizzando come fotografie dei racconti quotidiani nostalgici.
Tavola calda è un olio su tela del 1927 di 71,4 x 91,4 cm; ubicato al museo d’arte Des Moines Art Center di Iowa. Il dipinto rappresenta un’elegante donna in solitudine mentre sorseggia un caffè al tavolo di un ristoro. Il suo sguardo assorto come un abbandono al silenzio estroietta il velato animo fragile.
L’espressione apparentemente tranquilla, ma soppressa dal senso della riservatezza, lascia scolpire la sofferenza affondando nelle preoccupazioni per restare nel luogo delle attese… lì dove il cuore si impolvera e avvilisce il futuro. Friedrich Nietzsche sosteneva che Il futuro influenza il presente tanto quanto il passato. Tale concetto ci riporta al segno di riconoscimento del quadro.
Talvolta, adoperarsi a progettualità sulla base delle esperienze pone dei freni inibitori che ci orientano ad alternative più facili da seguire. La donna dall’aspetto misterioso, con un cappello che cela una parte della delineazione del suo volto, sprigiona un forte impulso emotivo. Nel freddo della stagione, tra un caldo cappotto ed un guanto termico indossato solamente in una mano per meglio afferrare con l’altra una tazzina di caffè, porge un momento intimo e interessante all’occhio dell’osservatore.
Paure e desideri si mescolano in un ritmo temporale, come il ticchettio di un orologio che non lascia pause ai pensieri. La forza, vi è la congiunzione per andare avanti con il dono del presente e, quel futuro che orienta problematiche irrisolte, non si fa tacito e si espande sul docile travaglio di finzione e di realtà. Lacrime che dovrebbero straboccare sulla riva del suo cuore ma che si celano segrete per non dare corposità al suo sconforto. Così permane la parvenza di una donna elegante e composta in un angolo del locale che sta semplicemente bevendo il suo caffè.
La solitudine ha un volto invisibile e afferrarne la voce più intima è un dono di intesa per i più sensibili, per coloro che aprono il cuore e ascoltano nel profondo le ferite di chi vi è accanto. Questo quadro è dunque un diario segreto sulle coscienze, sull’inaccessibilità del sapere ma che, al contempo, possiede la chiave del capire. Perché in fondo comprendere è molto più importante della conoscenza e accogliere i sentimenti dell’altra persona è una capacità lodevole basata sull’amore, sul volersi bene e sul proteggere senza indagare oltre. Quando la curiosità si sposta in un angolo è il rispetto che prende luce in risposta al dolore. Osservando la figurazione dai toni cromatici notturni e illuminati dalle calde luci gialle del locale, si accentra un’atmosfera nostalgica che pervade l’operato pittorico in un contesto argutamente appropriato sulla malinconia della donna. Questo quadro è dunque un’eccelsa rappresentazione nella semplicità apparente, è un messaggio significativo per non sottovalutare ciò che sta dietro ad una comune visione.
Altra opera di grande entità è Stanza a New York datata 1932. Nella produzione di Hopper ad olio su tela con dimensioni di 73,66 x 93,03 cm; troviamo una saturazione ricca di contenuto. Conservato al Sheldon Museum of Art, University of Nebraska- Lincoln, vediamo dei cromatismi densi e caldi tipici di un arredamento classico e, una coppia ben modulata nel protagonismo descrittivo, lascia prendere forma al pensiero della lontananza. Anime avvolte dal gelo della solitudine, orientate dalle singolari emozioni, penetrate da ogni isolato istante vengono divorate dal nucleo del loro fragile cuore. La donna, seduta al fianco di un pianoforte, con un abito rosso vibrante e i capelli elegantemente raccolti, finge di suonare qualche tasto mentre ascolta solamente le note della sua malinconia.
L’uomo, seduto su una poltrona con un abito formale e ben curato, legge con interesse il giornale, con quell’interesse che spegne la voglia del suo grido stanco lasciando distrarre quel clima pesante sulle vicende del mondo. L’artista, con generosa pastosità dei colori, riuscì ad accentuare la forza della figurazione imprimendone la descrittiva realtà che affiora tra due persone vicine che si vivono in una sorta di parallele senza congiungersi. Il cuore vola dove la mente non sa neppure camminare; questo pensiero di Colette Haddad suggerisce alle nostre emozioni quanto la mente, ossia la razionalità, sia limitante. Sebbene il valore della logica e della ragione sia un concetto importante nella vita, appesantisce il cuore sopprimendo le annesse emozioni. E mentre il cuore vola dove i confini vengono arresi la mente non sa neppure camminare sul valore dei desideri dove affonda il tacito tormento.
Questa divagazione che sembra tergiversare l’analisi del quadro, in realtà ci riporta fedelmente alla sostanza interpretativa del concetto figurato, poiché la vicinanza corporea dei due personaggi non traccia alcun senso colmativo ma sprigiona un forte distacco tra i due sottolineando il senso di totale assenza e centralizzando il cuore come un fardello da sostenere e da annullare di fronte alla razionalità. D’altro canto noi tutti abbiamo bisogno del bilanciamento cognitivo razionale con la gentilezza del cuore e, dover scegliere solamente una direzione, ci porta all’instabilità psicologica diffondendo il senso del vuoto nel vulcanico corpo che vi è in noi. Pertanto, talvolta tra ragione e sentimento c’è il bisogno di perdersi per ritrovarsi un giorno - forse - nella chiarezza del pensiero.