Tre racconti lunghi aventi come protagonisti due donne ed un uomo, ognuno con la sua storia, eppure uniti fra di loro in modo tale da costituire un romanzo poiché l’agire dei soggetti è dettato da identici fili conduttori: l’amore, il tradimento e la rinascita, come è già esplicitato nella sinossi del quarto di copertina. Tale affinità semantica fa sì che essi possano essere considerati un romanzo che include in sé sottotrame multiple, tutte rivelatrici di emozioni, sensualità, conflitti e dinamiche umane, tipiche soprattutto del mondo femminile che nonostante l’evolversi dei tempi, vive ancora per molti aspetti e in vari contesti, condizioni di subalternità di fronte ad un predominio maschilista che non vuole cedere, ad una consape-vole accettazione di uguaglianza e conseguente parità di ruoli ed azione.
I frequenti femminicidi sono la manifestazione eclatante di quanto suddetto. L’affinità tematica è anche proposta dai nomi dei protagonisti, aventi tutti come lettera iniziale la “S”, lettera che ha in sé valori simbolici che esprimono movimento e flusso a causa della sua forma sinuosa, oltre che fuga dalla realtà ed in effetti i protagonisti, nella mente e nel cuore vivono un flusso di pensieri e sentimenti, che determina il loro agire o la fuga dal reale. Ogni racconto ha un suo contesto storico che per molti aspetti determina le modalità dell’agire dei personaggi, quindi possiamo definire l’opera un romanzo storico, ma nello stesso tempo rosa perché pone in primo piano le relazioni sentimentali.
I racconti hanno ognuno una specifica dimensione spazio- temporale: la storia di Sara si svolge in Sicilia, nel 1954, quella di Sandro a Napoli, negli anni ’80, quella di Sofia a Bologna nel 2022, quindi possiamo affermare che trattasi di un percorso che attraversa l’Italia da sud al nord e che dal dopoguerra arriva ai nostri giorni, però a prescindere dai tempi e dai luoghi, la donna è sempre costretta a lottare, a combattere per affermarsi e far valere i propri diritti, insomma per scegliere con chi e come condurre la propria esistenza.
In apparenza sembra che la condizione della donna sia cambiata, ma in effetti tutto è rimasto com’era ed i numerosi femminicidi lo dimostrano, pertanto si può concludere che ha ragione Giuseppe Tommasi di Lampedusa che nel romanzo “Il Gattopardo” fa pronunciare a Tancredi Falconeri, nipote del principe di Salina, la famosa frase: “Bisogna che tutto cambi perché tutto resti com’è.”
Il primo racconto presenta una struttura narrativa eterogenea, infatti presente e flashback che riconducono al passato si alternano, la narratrice omodiegetica è Sara che racconta di sé e dei suoi tempi e della mentalità in questi vigente, se si prescinde dall’ultimo paragrafo dell’ultimo capitolo, dove il narratore è eterodiegetico e dall’epilogo in cui è l’autore-narratore a prendere la parola e a concludere il racconto.
Nel secondo e terzo racconto il narratore continua ad essere omodiegetico: sono Sandro e Sofia che raccontano la loro vita e come nel primo, lo scrittore prende la parola nell’epilogo per concludere la narrazione. Il lessico è sempre appropriato, pregante e per mantenere tali caratteristiche, talvolta vengono adoperati anche termini dialettali che maggiormente rendono esplicita la valenza semantica che si vuole attribuire alle parole.