Spigolare speranze tra i solchi del tempo

La poesia di Anna Maria Lombardi tra malinconia e germinazione del futuro

Anna Maria Lombardi, autrice di diverse raccolte di poesie, in questa nuova silloge, Spigolature in campi (di) versi, G.C.L. Edizioni, 2023, candidata al Premio Strega Poesia 2023, pur richiamando alcuni temi trattati nelle precedenti raccolte, manifesta una forte sensibilità verso il tema della nostalgia, della malin-conia ma soprattutto della speranza. Il termine spigolatura viene dal verbo spigolare, cioè, raccoglie-re le spighe rimaste nei campi dopo la mietitura. In senso figurato, significa raccogliere frammenti, pen-sieri, citazioni o idee sparse, un po’ come chi raccoglie i resti preziosi dopo il raccolto principale.





La raccolta si apre con la poesia Ritorno all’origine. Già da una prima lettura si percepisce, da parte dell’autrice, uno stupore di fronte alla bellezza della natura: Si spoglia la terra d’inverno, d’inutili abiti arricciati e consunti…

La terra si libera delle apparenze, degli “abiti” superflui, per ritrovare una nudità essenziale; l’inverno diventa così momento di purificazione e di preparazione a una rinascita. L’immagine successiva: accumuli di desideri spezzati, di punte di penne spuntate introduce una dimensione più umana e interiore; i desideri infranti, gli strumenti della scrittura (le penne) ormai inutilizzabili, simboleggiano un periodo di stasi o di disincanto. Tuttavia, questo non è un arresto definitivo, è una fase di metamorfosi. La poetessa così continua nelle sue considerazioni: Arcano andare tra verbi coniugati/ di storie dall’antico sapore/ che perenne il passo percorre/ come viandante in territori diversi.

Il “viandante” che percorre territori diversi, molto probabilmente è la coscienza o l’anima in cammino attraverso epoche ed esperienze e i verbi “coniugati” sono la metafora suggestiva del vivere e del raccontare. La lingua, quindi, come la vita, diventa viaggio. Il tempo, descritto nei versi, dalla poetessa Lombardi, segna la tensione fra il desiderio di muoversi e l’inevitabile scorrere delle ore. Quella sul tempo è una riflessione che consuma ma nello stesso tempo rinnova, come nella poesia Oggi cerco: Il desiderio monta/ d’abbracciare col cuore/ lo sconosciuto/ che fuori passa/ e d’invitarlo da lì/ a narrarmi un poco/ la sua storia a conforto/ della mia solitudine. L’andamento del testo è circolare e meditativo, senza punteggiatura rigida: ciò crea una fluidità ritmica che rispecchia il tema del tempo e del mutamento. Il viaggio tra le stagioni, tra le parole e tra i giorni, conduce alla consapevolezza che ogni fine contiene un principio, ogni silenzio un nuovo canto, ogni foglia caduta un seme in attesa, come si evince nelle poesie Zaini di giovinezza e Sull’Infanzia, in cui il tempo non solo porta via, ma trasforma, fa maturare, fa cambiare prospettiva, fa rinascere. Spesso la poesia è un tentativo di trattenere ciò che il tempo porta via: volti, voci, luoghi, emozioni e allora la memoria diventa il luogo in cui passato e presente convivono.

Mentre la poesia Noi tessitrici di vita è una poesia densa di significato simbolico e civile, è una riflessione sulla condizione femminile e sulla forza creativa e trasformativa delle donne, espressa attraverso la potente metafora della tessitura. L’immagine iniziale abbiamo tessuto sempre, anche bagnando i fili in colori amari tra salate stille evoca un’azione antica e collettiva, quella del tessere, che da sempre rappresenta la capacità femminile di creare, intrecciare, costruire legami e senso. Le stille salate possono alludere alle lacrime e alla fatica, ma anche alla resilienza di chi non si ferma davanti al dolore: i fili della vita vengono comunque intrecciati, anche quando sono bagnati da esperienze amare. La seconda parte così recita: Non si creda che la nostra mente piena e sensibile non sia capace di leggere… è una rivendicazione contro i pregiudizi e la sottovalu-tazione dell’intelligenza e della cultura femminile.
La donna qui parla in prima persona plurale, con un “noi” che rappresenta una comunità di voci finalmen-te consapevole della propria forza.



La frase Non si pensi che noi donne dobbiamo camminare mute e appresso denuncia una condizione storica di subordinazione e silenzio, ma subito dopo la voce poetica si riscatta: Noi tessitrici partoriamo di continuo vita e abbiamo dentro la forza per spingere a cambiare il mondo.

Il potere generativo, biologico e simbolico, si fa atto politico e creativo: le donne non solo danno vita, ma anche danno forma al futuro. Il tono è fiero, lirico e collettivo. L’uso della prima persona plurale “noi” crea una coralità che richiama antiche invocazioni o manifesti poetici femministi.
Il linguaggio è metaforico, ricco di immagini legate alla natura e ai sensi (fili, colori, stille), ma anche civile e assertivo nella parte finale, dove la voce si fa dichiarazione d’identità e potere. Il testo celebra la continuità e l’evoluzione del gesto di Penelope nelle donne di oggi: da un tessere che nasconde e attende, a un tessere che rivela, afferma e costruisce.
È un canto di libertà e consapevolezza, dove la voce femminile non è più “muta e appresso”, ma guida e forza creatrice, capace, come Penelope, ma più ancora, di scrivere una nuova trama del mondo. Il testo richiama immediatamente il mito di Penelope, la sposa di Ulisse che, nell’Odissea, tesse e disfa la tela nell’attesa del marito. Quel gesto, apparentemente domestico e umile, è in realtà un atto di resistenza e di astuzia: Penelope utilizza l’arte del tessere non come sottomissione, ma come strumento di libertà e autodeterminazione.

Attraverso la tela, ella afferma la propria volontà e il proprio potere di decidere il tempo, sospendendo il compimento del destino che gli altri vogliono imporle. Spigolatura in campi (di) versi può essere letto sia letteralmente come “campi poetici”, cioè come l’insieme delle poesie dell’autrice, dove i “versi” sono le righe della poesia sia come “campi versi”, ossia come campi rovesciati, ribaltati. La parentesi (di) suggerisce una doppia lettura. Il titolo, inoltre, unisce sia l’immagine contadina (la spigolatura nei campi), sia il mondo della poesia (i versi come spighe da raccogliere) sia un gioco di parole (campi / versi / campi di versi / diversi). Quindi, è come dire: “Raccolgo versi qua e là, come una spigolatrice raccoglie spighe nei campi,” ben sapendo che ogni verso è una spiga, qualcuno l’ha già raccolta, ma tra i solchi restano gemme nascoste, parole dimenticate, immagini leggere, suoni che il vento della poesia ha lasciato indietro. La spigolatura è allora un gesto d’amore e di pazienza ed è quello di chinarsi tra i campi della lingua, raccogliere i frammenti che brillano ancora di senso. Questa raccolta poetica è, insomma, un’opera che racconta il mestiere del poeta: spigolare nel linguaggio, trovare l’essenza nei resti, fare del poco un dono, del silenzio una musica.

Posted

16 Dec 2025

Critica letteraria


Tina Ferreri Tiberio



Foto di Anna Maria Lombardi





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