Elementi di modernità nella concezione platonica dell’Eros

L’amore riveste un ruolo importante per l’analisi del comportamento umano nella filosofia di Platone. L’amore, infatti, non è solo, sul piano prettamente antropologico, il sentimento che spinge verso l’unione dei corpi e la procreazione ma su quello spirituale rappresenta l’aspirazione dell’uomo verso la perfe-zione. Il Simposio è forse il testo più significativo che spiega la concezione platonica dell’amore.
Per quanto riguarda l’aspetto comunicativo Platone sceglie due strumenti particolarmente significativi ed efficaci.









Il primo è l’uso del dialogo mutuato da Socrate, suo maestro. Il metodo socratico si avvale proprio del dialogo, come strumento dialettico di indagine filosofica. La dialettica si configura come il metodo di ricerca della verità, che si attiva attraverso l’acquisizione della consapevolezza del non sapere. La mancanza di qualcosa infatti determina nell’uomo il desiderio di raggiungerla ed è un meccanismo che si applica non solo alla conoscenza, come ci dice Socrate, ma anche all’amore e a tutto il resto, come ritiene Platone.

Il secondo è rappresentato dal mito, efficacie, comprensibile e dotato di particolare capacità di sintesi. Questa è sostanzialmente un’idea originale adottata Platone in ambito filosofico, basata sull’utilizzo del mito come strumento pedagogico e allegorico per spiegare con immediatezza un concetto senza ricorrere a un processo argomentativo logico analitico.
Platone, tuttavia, utilizza sia il mito che l’argomentazione logica, spesso nel contesto del dialogo come avviene nel Simposio, in cui si susseguono vari interventi nel corso di un banchetto offerto dal poeta Agatone. Al banchetto partecipano Socrate, il suo discepolo Aristodemo, il medico Erissimaco, il commediografo Aristofane, Pausania, l'amante di Agatone, e il suo amico Fedro, esperto di retorica. Su invito di Erissimaco, che funge da coordinatore del dibattito, ciascun invitato tiene un discorso approfondendo ed elogiando il ruolo dell’Eros nella vita umana.
Uno dei discorsi più interessanti è quello di Aristofane in cui introduce un ragionamento, sotto forma di mito, per spiegare la tensione delle persone a unirsi l’un l’altra.

Anzitutto occorre che conosciate la natura umana e i suoi casi: giacché la natura di noi uomini, un tempo, non era la stessa, quale è ora per noi, ma diversa. Per prima cosa tre erano i generi della stirpe umana, non due come ora, maschio e femmina, ma ve n'era anche un terzo che era comune ad ambedue questi, del quale, oggi, resta soltanto il nome, ma esso si è perduto. Infatti l'androgino allora era un genere a sé e aveva forma e nome in comune dal maschio e dalla femmina, ora invece non c'è più, ma resta soltanto il nome sotto forma di ignominia. La forma di ciascun uomo era rotonda: aveva la schiena e i fianchi di aspetto circolare, aveva pure quattro mani, quattro gambe e due volti su un collo rotondo, del tutto uguali. Sui due volti, che poggiavano su una testa sola dai lati opposti, vi erano quattro orecchie, due organi genitali e tutto il resto come può immaginarsi da tutto questo. […]

Quanto a forza e vigore erano terribili e nutrivano un sentire orgoglioso, e quello che dice Omero a proposito di Efialte e di Oto, che tentarono di dare la scalata al cielo per imporsi agli dèi, si riferisce loro. Zeus dunque e gli altri dèi si radunarono a consiglio per stabilire cosa dovevano fare […]
Zeus dopo aver pensato, e con fatica, disse: Penso di avere un mezzo per il quale gli uomini possano sussistere e cessare la loro insolenza, divenendo più deboli. Dunque ora taglierò ciascuno di essi in due parti eguali e così diverranno più deboli e insieme più utili per noi per essere più numerosi. E cammineranno in posizione eretta, su due gambe […]

Dopo che la natura umana fu divisa in due parti, ogni metà per desiderio dell'altra tentava di entrare in congiunzione e cingendosi con le braccia e stringendosi l'un l'altra, se ne morivano di fame e di torpore per non volere fare nulla l'una separatamente dall'altra. E quando moriva una delle parti e ne restava una sola, quella che sopravviveva ne cercava un'altra e vi si abbracciava, sia che capitasse nella metà di una donna intera, che ora chiamiamo donna, sia in quella di un uomo. E così raggiungevano la morte.


Poi per evitare l’estinzione del genere umano a causa di questi comportamenti aggressivi indotti dalla separazione, Zeus manda nel mondo Eros affinché, attraverso il ricongiungimento fisico, essi possano ricostruire l'unità perduta, in modo da recuperare il piacere nelle attività umane: il piacere di stare insieme, di collaborare nelle incombenze quotidiane, nell’elaborare idee, costruire progetti, infine amarsi e proprio attraverso il piacere provvedere al concepimento e alla riproduzione del genere umano.
Questa tensione verso il ricongiungimento reciproco non si limita ai rapporti di tipo etero, ma anche omosessuali, come viene spiegato successivamente.

Ciascuno cerca sempre il proprio segno di riconoscimento. Quanti tra gli uomini sono come il taglio di quell'essere duplice che allora veniva chiamato androgino, sono amanti delle donne e la maggior parte degli adulteri deriva da quel genere e quante fra le donne sono amanti degli uomini e adultere derivano sempre da quel genere. Quante fra loro invece derivano dal taglio di una donna, queste non volgono affatto la loro attenzione agli uomini, ma sono rivolte invece piuttosto alle donne […]
Quanti poi derivano dal taglio di un maschio, vanno alla ricerca del maschio, e finché sono fanciulli, poiché sono piccole parti del maschio amano il maschio e godono di giacere e di starsene abbracciati con un maschio, e sono questi i migliori tra i fanciulli e i giovinetti, perché per natura sono i più coraggiosi. Alcuni invece sostengono che questi sono senza vergogna, ma si ingannano: essi fanno questo infatti, non per mancanza di pudore, ma per il loro ardimento e coraggio e per la loro mascolinità bramano quel che è simile ad essi. E ce n'è anche una prova significativa perché, fattisi avanti d'età, soltanto questi entrano nell'attività politica da uomini.


Come viene detto successivamente, la scelta dell’omosessualità consente maggiori vantaggi rispetto a quella etero. Il fatto di avere minori impegni familiari, di non dover provvedere all’educazione e al sostentamento dei figli, consente di dedicarsi maggiormente alle attività culturali, politiche e alla carriera, diventando uomini importanti. È infatti storicamente acquisito che molti uomini famosi soprattutto nell’antichità, abbiano praticato l’omosessualità.
Un altro intervento molto interessante è quello di Socrate che entra in scena per ultimo, cercando di definire la sostanza dell’amore attraverso un dialogo con gli altri e mettendo in atto un contradditorio, tipico della maieutica, per portarli a scoprire autonomamente la verità. Per Socrate l’amore non è né bello né buono, ma è piuttosto desiderio di bellezza e di bontà e come tale il desiderio è mosso dalla mancanza, poiché non si può desiderare quello che si ha già. Per spiegare questo, Socrate fa riferimento a Diotima, sacerdotessa di Mantinea, sua maestra, secondo la quale Amore non è bello [...] e non è neanche buono ed Eros fu concepito da Penìa, che significa povertà, quindi mancanza, che si unì a Póros, un poveruomo ubriaco, seducendolo, alla festa per la nascita di Afrodite, dea dell’amore. Eros è così definito un essere intermedio tra il divino e l'umano che unisce in sé sia le qualità positive che negative.

Amore dunque, perché è figlio di Poro e di Penia, è stato posto in tale sorte. Per prima cosa è sempre povero, e manca molto che sia delicato e bello, quale molti lo reputano: è duro, sudicio, scalzo, senza casa, sempre nudo per terra, e dorme sotto il cielo presso le porte o per le strade, e poiché ha la natura della madre si trova a convivere sempre con l'indigenza. Secondo l'indole del padre invece sempre insidia chi è bello e chi è buono; è coraggioso, protervo, caparbio, cacciatore terribile, sempre dietro a macchinare qualche insidia, desideroso di capire, scaltro, inteso a speculare tutta la vita, imbroglione terribile, maliardo e sofista. Per natura non è immortale né mortale e talora nello stesso giorno fiorisce e vive, quando prospera, ma talvolta muore e resuscita ancora, proprio per la natura del padre; e quel che accumula sempre si dilegua, tanto che Amore non si trova mai né in povertà né in ricchezza, e si trova sempre in mezzo a sapienza e ignoranza.

Socrate poi prosegue il suo ragionamento per spiegare quale sia la molla che spinge l’amante verso l’amato. Questa forza è effettivamente la bellezza e questo sembra in contraddizione con quanto detto prima. Di fatto non è così, l'attrazione della bellezza ha una duplice valenza, quella fisica e quella spirituale. L’uomo attratto dalla donna cerca la felicità nella discendenza della prole e nella continuità, invece colui che cerca nell’amore una dimensione spirituale può sviluppare con la persona amata un’intesa più profonda di quella che si può realizzare con la presenza dei figli.
Così, citando ancora Diotima, conclude dicendo:

Quelli invece che sono fertili nell'anima, perché vi sono di quelli che restano gravidi nell'anima più che nel corpo di quelle cose che all'anima si addice concepire e partorire: e cosa si addice poi? La saggezza e ogni altra virtù, e tra essi si trovano i poeti che creano e tra gli artefici quanti vengono denominati inventori.


Complessivamente il Simposio ci propone una concezione dell’amore che anticipa molti elementi di attualità.
Per prima cosa definisce in maniera elegante e suggestiva l’origine dell’attrazione amorosa tra le persone e nel farlo include sia l’amore etero che omosessuale. Si tratta questo di un valore che la società moderna ha recentemente acquisito, liberandosi progressivamente di posizioni, a cominciare dalla Chiesa, che consideravano l’omosessualità un comportamento innaturale e peccaminoso. Come scrive Alberoni: La fenomenologia dell’innamoramento omosessuale è in tutto identica a quella dell’innamoramento eterosessuale.

C’è anche il superamento dell’idea, tradizionalmente radicata, che la sessualità abbia una funzione finalizzata al concepimento e alla procreazione, verso una dimensione dell’amore di elevazione spirituale dell’uomo, inizialmente recuperata dal Dolce Stil Novo tra la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo e proseguita nel percorso storico della nostra società fino a oggi.
Inoltre nel Simposio non mancano considerazioni sull’Eros di tipo specificamente antropologico e psicologico. L’Eros, come descritto nel Simposio, ha una caratterizzazione ossimorica. È contemporaneamente bello e brutto, sano e perverso, sereno e travolgente, oscillante tra felicità e angoscia, tendente allo stesso tempo alla ragione e alla follia. E così in un certo modo si fa riferimento a un aspetto prettamente moderno, cioè delle conseguenze dell’amore sulla nostra vita, la necessità di rompere legami precostituiti, il rischio del tradimento, il prezzo dell’infelicità, la sfida del perdere la propria identità. Seppur su piani diversi, c’è in questo testo una sorta di anticipazione di quello che sarà il passaggio da Freud a Jung, dall’analisi del comportamento individuale al rapporto con la realtà sociale, in cui l’amore rappresenta la forza creativa, in cui la libido è energia psichica e forza motrice di ogni manifestazione umana, ben al di là di una semplice matrice istintuale.
Infine nel Simposio c’è una definizione dell’amore sempre attuale, nel senso che questo sentimento è basato sul desiderio che si rafforza proprio attraverso la lontananza, l’assenza, le difficoltà di incontrarsi tra i due amanti. Un concetto che il filosofo Galimberti ci spiega nel suo libro, Le cose dell’amore, recuperando quello espresso da Platone nel Simposio: L'amore è mancanza, il desiderio di qualcosa che ci manca. La nostra parte razionale non dispone d'amore. L'amore è mediatore, traduce il linguaggio della nostra parte razionale per la nostra parte folle e viceversa.
In questa frase c’è anche il concetto platonico dell’amore come intermedio e della sua duplicità ossimorica. Insomma nell’analisi dell’amore, ma non solo, la filosofia di Platone intercetta aspetti e contenuti che fanno parte della nostra modernità.

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21 Dec 2025

Pensieri e riflessioni


Franco Donatini



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