Calmare l’inquieto non è sempre facile, sentirsi inondati da ombre che isolano disorientano, agitano e tormentano. Il proprio mondo si trasforma in una lotta stanca, in un conflitto interiore che si trascina nel silenzio, dove il vuoto ha il nome di un maledetto sentimento e, nel chiasso psicologico, il cuore si aggrinzisce portando alla riva troppe parole. Questo concetto di comprovato affondamento della vita, può dirottarci nell’essenzialità dell’arte, ascoltandola e assorbendone l’interpretazione che più si avvicina al nostro contenuto morale, risollevandolo con il barlume della pittura e ponendo del colore sulla nostra tela emotiva, proprio come le opere della pittrice e miniaturista Giovanna Garzoni, nata ad Ascoli Piceno nel 1600 e deceduta a Roma tra il 10 e il 15 febbraio del 1670. I suoi dipinti affiorano netti, puliti e sostanziali, lasciando posare lo sguardo sulla natura morta ed esausta dal divenire, ma al contempo succosa e matura poiché non vi è marcita dall’indifferenza, accentrando spontaneamente il prelibato nutrimento che diviene per gli esseri viventi.
Difatti, non tutto ciò che muore finisce, ma talvolta si trasforma sotto altra forma, ed ogni mutamento propone una chiave d’ascolto diversa, una sensibilità analitica verso una logica biologicamente ciclica. Per approfondire, possiamo sviluppare questo pensiero, ossia che noi, non essendo più gli stessi di ieri, non abbiamo più lo stesso atteggiamento verso la concezione di ciò che rappresentiamo ed essendo in continua trasformazione ci ritroviamo nell’impermanenza del nostro spirito e corpo. Eraclito sosteneva che: Non si può discendere due volte dallo stesso fiume; questa visione sull’orientamento della vita, accentra come un diamante incastonato nel tempo il vero significato di ciò che siamo, ossia un costante cambiamento relativo sia alle acque del fiume che al continuo processo dell’individuo. La pittrice, esponendo per mezzo artistico l’importanza della frutta e proponendo delle composizioni elegantemente disposte, ci ha donato un meraviglioso input per analizzarle con libertà critica. Esse difatti, possono rivelarci significati ben pregevoli, relativi appunto al mutamento delle cose e al rispetto che dobbiamo ad esse. Inoltre, possiamo orientarci anche sull’isolamento dei nostri progressi portando in ‘dono’ o in ‘dannazione’ quella solitudine che spesso appare sulle coscienze esauste regalandoci, a sostegno della propria psiche, un buon senso di salvezza intriso tacitamente nelle opere dell’artista che si manifestano ricche di illuminazione. Pertanto, il messaggio che emerge dalla mia personale visione è il seguente: Ogni evoluzione logica sviluppa un cambiamento ma in ogni cambiamento logico vi è l’evoluzione.
Natura morta con ciotola di cedri è un’elaborazione pittorica della Garzoni eseguita a tempera su pergamena e realizzata alla fine degli anni Quaranta. Essa misura in altezza 27,6 cm e in larghezza 35,6 cm. Localizzata al Getty Center di Los Angeles, figura con precisione fotografica dei cedri e dei gentili rametti fioriti dove i frutti hanno preso vita. Adagiati su una scodella scheggiata ai bordi che esalta l’umiltà e il rispetto del vissuto, porta in luce il valore di ciò che è stato adoperato con una costante necessità. Il profumo agro e benefico di questa visione pervade l’immaginazione olfattiva, come fosse un richiamo di ricordi poetici. Nella produzione, vediamo in basso a sinistra dei semi e delle mandorle ornare con naturalezza descrittiva un tavolo che si anima di colori piacevolmente abbinati. Tuttavia, in basso a destra troviamo un fiore di cedro capovolto il quale, adagiato sul tavolo, si abbandona alla pace del proprio tramonto. I marroni, i verdi ed i gialli diventano strumenti di un’accogliente espressione, un linguaggio semplice e diretto verso il benessere della natura. In primo piano, troviamo con simpatica realizzazione pittorica, un’ape posata su un cedro, essa ci dimostra quanto la spontaneità della vita possa rivelarsi descrivibile anche su un dipinto, poiché in quel dettaglio vi è un contenuto simbolico che si contrappone alla natura morta celebrando l’esistenza.
Piatto di fichi è un’altra grande opera a firma di Giovanna Garzoni. Datata 1622 e appartenente ad una collezione privata, presenta anch’essa la lavorazione della tempera su pergamena, con misure di 24 x 35 cm. In visione, dei fichi viola ornati dal vaporoso e secco fogliame dello stesso albero riempiono il piatto di abbondanza, mostrando la maturità dei frutti all’apice, poiché includono le classiche venature e crepe che affiorano al raggiungimento della loro zuccherosità e morbidezza. Nella struttura creativa, possiamo vantare le minuzie e la precisione delle forme, regalando una piacevole percezione realistica sulla genuinità dei prodotti che vi sono impressi. In alto a sinistra vediamo un fico che si differenzia per l’acerbezza, esso è ben ancorato ad un ramo, quasi a voler lanciare un urlo sulla voglia di restare tra la compagnia della natura. Ed è qui che l’emozione si scioglie dirottandoci in queste bellissime perle di saggezza di San Bernardo, il quale dichiarò quanto segue: Troverai di più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le pietre ti insegneranno ciò che non si può imparare da maestri. Ebbene, in questa logica concettuale, possiamo rendere animata anche la percezione di quel fico aggrappato al ramo come fosse un seme della speranza sulla sopravvivenza spirituale. Ed ora, giunti al termine della nostra immersione artistica sulle pregevoli rappresentazioni della pittrice marchigiana, possiamo finalmente approdare nelle tante sfaccettature colorate della vita, offrendo così libero sfogo a delle personali sensazioni e rilasciando l’autentica bellezza di una potente luce cosmica diretta al nostro cammino interiore.