Oggi sentiamo forte il desiderio di ritrovare un’armonia con il mondo che ci circonda e con quello interiore. Abbiamo bisogno di ritrovare un equilibrio tra gli opposti di una vita che ha fretta di compiersi, piuttosto che essere presenti a se stessi e alla propria esistenza. L’angoscia per ciò che si trasforma e passa, per il futuro che accade senza il nostro controllo stringe le gole, soffoca fino a toglierci il respiro.
Eppure numerose culture del passato hanno parlato di una forza vitale che permea tutti gli esseri viventi e la realtà tutta, creando una connessione universale onnisciente in cui ciò che è bene e ciò che è male sono in equilibrio perfetto.
È questa forza vitale che nel taoismo è chiamata TAO (Dao): è la Via, il principio primo e la fonte di tutto ciò che esiste. I suoi principi sono raccolti nell’opera Dao De Jing attribuita al filosofo Laozi (Lao Tzu).
Secondo la tradizione il filosofo nasce intorno al 604 a.C. In realtà si tratta con ogni probabilità di un personaggio leggendario che la tradizione vuole di nobile origine, originario della provincia dell’Honan. Probabilmente archivista presso la corte imperiale, si racconta abbia incontrato Confucio, con cui condivise la preoccupazione per la corruzione dei costumi in cui versava la corte della dinastia Chou e tutta la società cinese dei suoi tempi. Si racconta che Confucio abbia incontrato più volte Lao Tsu e pare che dal loro primo incontro Confucio tornò molto turbato. Non parlò per tre giorni interi. Quando finalmente rispose alle pressanti domande sul perché fosse così pensieroso disse:
“Ho incontrato un Dragone, un tale Dragone che si arrotola per mostrare il suo corpo e si distende per mostrare il magnifico disegno delle sue scaglie. Un Dragone che vola sul Soffio delle Nuvole e si ciba solo del puro Yin-Yang”.
Proprio la situazione attuale dei due maestri li spingeva ad avocare i tempi aurei in cui la semplicità del Tao, per Lao Tzu, o la carità e la giustizia dei santi imperatori, per Confucio erano appunto la Via. In ogni caso è giusto precisare che i concetti alla base del Taoismo e del Confucianesimo esistevano già da tempo: i due maestri ebbero il merito di elaborarli e fissarli in un corpo di dottrine: Lao Tzu con lo scritto, Confucio con l'insegnamento.
La Cina da allora sarà sempre divisa tra confucianesimo e taoismo. Il Confucianesimo, infatti, storicamente informò la società cinese ed ancora oggi è molto forte. Nonostante tutto, il Taoismo si definisce come l’arte della conoscenza di sé che alcuni coraggiosi intraprendono, appena sentano di aver saldato il debito ed i legami con la società rituale confuciana.
A differenza di Confucio, Lao Tzu scelse di ritirarsi dal consorzio umano preferendo la meditazione. Visse, quindi, gli ultimi anni in solitudine, morendo intorno al 517 a.C.
Il principio fondamentale del taoismo è il Tao, appunto, (“via”, “cammino”), nel senso di modo di condursi, sistema, è la forza universale che agisce in ogni elemento e in ogni essere della natura. Il benessere di ogni individuo si realizza quando corpo, mente e spirito sono in perfetto equilibrio. Tutti gli esseri e tutte le cose nascono con un principio femminile negativo (yin 阴) e un principio maschile positivo (yang 阳). Essi rappresentano l’aspetto esteriore del Tao. Gli opposti coesistono, si fondono e si integrano, mai uno prevale sull’altro.
Lo yin e lo yang sono simboli di armonia, da cui origina l’equilibrio secondo cui le due energie interagiscono, mettendo in luce la dualità di ogni cosa nell’universo. Lo yang è un’energia luminosa positiva, mentre lo yin è una luce negativa, una luce passiva. Ogni oggetto e ogni situazione si relazionano a questa forte dualità, essenziale per la
ricerca di un equilibrio e per raggiungere il benessere e la fortuna.
Il simbolo rappresenta inoltre il cammino, il divenire di tutte le cose, che si realizza con un movimento che oscilla tra due estremi: ogni volta che uno dei due viene raggiunto, una forza spinge in direzione contraria e così via. La teoria è stata suggerita senza dubbio dai movimenti del sole e della luna, dall’alternarsi delle stagioni, dallo scorrere del ciclo del tempo.
Le due metà in cui è diviso il simbolo circolare sono opposte ma complementari e si riflettono in ogni aspetto della natura, inoltre sono interdipendenti perché al mondo non esiste niente che sia completamente yin o yang, ecco perché in ogni metà del cerchio cè un punto del colore dell'altra metà.
Il Tao è da intendersi quale astrazione metafisica capace di indicare la legge universale della natura, il modo di essere e comportarsi dell’universo. In quanto principio primo e assoluto esso è indicibile, indeterminato. Non è però il nulla, (non ha l’accezione nichilista della filosofia occidentale) in quanto fonte di ogni cosa; è prima di ogni cosa e dà ad ogni cosa esistenza.
“Il Tao che può essere detto non è l’eterno Tao, il nome che può essere nominato non è l’eterno nome” (cfr. Tao Te Ching, 1). Essendo la fonte da cui tutto origina il Tao non può essere nominato, è un non-nome; esso è ciò che permette alle cose di essere quello che sono. Esso si manifesta nel mondo con il Te. Il Te è la virtù, non nel senso morale del termine, come vigore, potenza: se il Tao dà esistenza alle cose, il Te dà loro la diversità. Se l’uomo desidera la felicità non deve ostacolare il Tao, ma assecondarlo, non deve agire, ovvero non deve modificare l’armonia dell’universo. È questo il principio della non-azione (wu wei): esso non ha il significato del non far nulla, ma è la consapevolezza che non è l’uomo la misura del tutto, lo è solo il Tao.
L’azione giusta è quella dell’universo che agisce attraverso l’uomo, non generata dal desiderio, ma dalla inazione ispirata dalla semplicità del Tao: “Il Tao in eterno non agisce eppure non c’è nulla che non sia fatto. Se chi governa si attenesse ai suoi principi, gli esseri si svilupperebbero da soli. Se durante questo sviluppo crescesse il desiderio, basterà risvegliare in essi l’originaria semplicità di quello che non ha nome. La semplicità del senza-nome genera l’assenza del desiderio; l'assenza del desiderio genera la serenità, così l’impero si consolida da solo” (cfr. Tao Te Ching, 37). L’uomo deve conoscere le leggi che regolano i mutamenti delle cose, solo così potrà conformarsi ad esse, sceglierà di seguire lo sviluppo naturale delle cose, liberandosi da pensieri, passioni che deviano dalla retta via.
Lao Tzu ci insegna a vivere in armonia con il Tao: quando resistiamo al cambiamento o cerchiamo di controllare ciò che non possiamo, creiamo tensioni e sofferenze. Imparando, invece, a fluire con il naturale andamento degli eventi, possiamo vivere con più serenità e saggezza. In questa contemplazione esploreremo come abbracciare il flusso della vita, lasciando andare la resistenza e accogliendo la pace interiore.
L’uomo “virtuoso” non agisce per cambiare il corso degli eventi, né persegue cose vane ed effimere, quali ricchezza e potere. La via per raggiungere questo stato del non-agire, l’uomo deve osservare alcune pratiche alimentari e seguire esercizi di meditazione e concentrazione. In questo senso il taoismo prevede delle proibizioni e dei consigli per restare in armonia: non uccidere gli esseri viventi, non abbandonarsi all’alcol, non rubare, non essere dissoluti e non rubare. Sullo stesso piano si pongono i consigli: rispettare tutte le creature, tollerare il male ricevuto, eliminare l’odio, costruire ponti, recitare i libri taoisti, piantare alberi, onorare gli dei.
Anche nell’ordine sociale il legislatore deve attenersi alle leggi del Tao, facendo in modo che il governo proceda in modo spontaneo e naturale: non servirebbero le guerre, né le ribellioni. Governare un paese significa non opprimere, significa seguire la volontà del popolo: “Colui che assiste il principe col Tao non fortifica l’impero con le armi…tutto ciò che è contrario al Tao non può durare”. Oggi diremmo che chi governa deve essere al servizio del popolo, “Più leggi e divieti ci sono nel mondo, più povero sarà il popolo… più si emanano leggi e decreti, più ci saranno ladri e predoni” (cfr. Tao Te Ching, 57). Se ogni attività verrà dal Tao, allora l’uomo diventerà uno con il mondo.
Questa è la soluzione che Lao Tzu propone per affrontare il problema della felicità. È una soluzione che origina dal raggiungimento dell’unità col grande principio immanente della realtà, e in questo senso essa è una soluzione mistica.
Durante l’era volgare, i seguaci del Taoismo approfondirono in particolare la speculazione metafisica, prediligendo il tema della morte e della immortalità. Così il Taoismo assunse una forma religiosa che sotto la dinastia Tang (620-906 d.C.) ebbe un’enorme diffusione, al pari del Buddhismo.
Fino ad allora l’uomo cinese non si era posto il problema del destino umano dopo la morte: si vedeva solo mortale. Da questo momento nacque l’idea che l’immortalità fosse una conquista perseguibile attraverso pratiche per nutrire lo spirito e pratiche per nutrire la vita e il corpo. Le prime consistono dell’esercizio delle virtù morali, cercando di mantenere pura la propria esistenza, compiendo azioni meritorie e riconoscendo le proprie colpe. Le seconde interessano la dieta, attraverso l’astinenza dai cinque cereali, che nutrono i tre demoni (san shih) che dimorano nel corpo umano e sono avversi all’uomo. Anche la pratica respiratoria mira a immettere nel corpo il ch’i, il soffio vitale che permea l’universo.
A queste si aggiungono la pratica sessuale e quella alchimistica che, insieme alle precedenti, testimoniano una radicale differenza rispetto all’autentica taoismo, che invece cercava risposte a interrogativi spirituali. In campo politico, molte rivolte contadine furono capeggiate da uomini ispirati dal Taoismo. In capo artistico concedendo assoluta libertà all’individuo, il Taoismo ispirò opere d’arte che miravano al godimento del letterato, del pittore e non, a differenza del Confucianesimo, che volevano l’arte esclusivamente a disposizione di un certo tipo di società. Se all’epoca della Cina confuciana e feudale la donna era costretta a vivere relegata nella sua abitazione, con il Taoismo conquisterà una certa parità con gli uomini, fino a ricoprire incarichi importanti tra i ranghi della gerarchia religiosa della compagine taoista.
La Via veramente Via non è una via costante.
I Termini veramente Termini non sono termini costanti.
Il termine non-Essere indica l’inizio del cielo e della terra;
il termine Essere indica la Madre delle diecimila cose.
Così, è grazie al costante alternarsi del non-Essere
e dell’Essere che si vedranno dell’uno il prodigio,
dell’altro i confini.
Questi due, sebbene abbiano un’origine comune,
sono designati con termini diversi.
Ciò che essi hanno in comune, io lo chiamo il Mistero,
il Mistero Supremo, la porta di tutti i prodigi.
Lao-Tsu
Estratto dal Tao Te Cing