Mariela Cordero. Ci sono infiniti modi di avvicinarsi alla parola

Mariela Cordero (Valencia, Venezuela, 1985) è un'avvocata, poetessa, scrittrice, traduttrice e artista visiva venezuelana. Le sue poesie sono state pub-blicate in varie antologie internazionali. Ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui: Terzo Premio di Poesia Alejandra Pizarnik (Argentina, 2014); Primo Premio al Concorso Iberoamericano di Poesia Euler Granda (Ecuador, 2015); Secondo Premio di Poesia al Concorso Letterario Internazionale Bilingue Tracce-perlameta Edizioni (Italia, 2015). Ha partecipato a diversi incontri e festival letterari internazionali. Le sue poesie sono state tradotte in hindi, ceco, estone, serbo, uzbeko, rumeno, macedone, coreano, ebraico, bengalese, inglese, arabo, cinese, russo e polacco. Attualmente è consulente editoriale per la Rivista di Simbologia della Corea del Sud e per la rivista di poesia Poémame (Spagna). Ha pubblicato tre raccolte di poesie.



Perché scrive?
Scrivo perché credo che siamo sempre apprendisti della parola; per me la poesia è una ricerca continua, più che una meta da raggiungere. In un mondo in cui il linguaggio diretto talvolta può essere limitato, la poesia diventa uno spazio di libertà, un modo per esplorare l’esperienza attraverso simboli e immagini. Scrivere è il mio modo di cercare di comprendere quelle cose essenziali che sono difficili da nominare, alla ricerca di una dimensione che vada oltre le circostanze immediate. Non si tratta di raggiungere una verità definitiva, ma del tentativo costante di avvicinarsi a un’esperienza umana condivisa.

Come ha capito che la scrittura era la sua passione?
È difficile individuare un unico momento preciso in cui ho deciso di dedicarmi alla scrittura. La mia prima vera passione è stata la lettura, ed è stato proprio attraverso quella profonda immersione nelle parole altrui che è nato il desiderio di trovare la mia voce. È stato un processo graduale, un lento dispiegarsi piuttosto che una presa di coscienza improvvisa. Mi sono avvicinata alla scrittura a poco a poco, imparando a usarla come mezzo per esprimere qualcosa che forse era ancora informe. Per me si tratta di vivere il viaggio giorno per giorno e trovare appagamento nel processo stesso, lasciando che il percorso si riveli man mano che procedo.

Ha vinto vari premi internazionali. Quale consideri più importante e stimolante per la sua carriera letteraria?
Considero ogni riconoscimento ugualmente significativo, non per il premio in sé, ma per la connessione che facilita. Quando partecipo a un concorso, lo faccio senza aspettarmi di vincere; il valore principale per me è la possibilità di essere letta. Scrivere è un'attività solitaria, quindi scoprire che il mio lavoro trova riscontro in un interlocutore è ciò che trovo veramente significativo. Credo che lo scopo di questi premi sia quello di incoraggiare la disciplina della scrittura e l'atto di condividere il proprio lavoro, indipendentemente dal risultato. In definitiva, l'aspetto più gratificante è sapere che il testo ha raggiunto un lettore.

A quale libro si sente più legata?
Trovo difficile scegliere un solo libro, poiché ogni progetto riflette una versione diversa di chi ero in quel momento. C'è una metafora ben nota sul fiume: l'acqua scorre e sembra sempre la stessa, eppure non è mai la stessa, proprio come chi scrive non rimane immutabile. Ogni libro ha avuto il suo ritmo, la sua particolare esperienza di vita e persino il suo modo unico di essere pubblicato e condiviso. Pertanto, sento un profondo legame con ciascuno di essi; sono istantanee di un’evoluzione continua. Ogni opera rappresenta un dialogo specifico con il tempo e una tappa del mio percorso personale che oggi non potrei ripetere.

Perché consiglierebbe il suo libro a qualcuno?
Tendo a pensare che l’incontro con un libro debba avvenire in modo piuttosto naturale, forse in un modo simile a come scopriamo certi affetti. Piuttosto che offrire una raccomandazione formale, preferisco pensare alla lettura come a un processo organico. C'è un pensiero di Octavio Paz che trovo molto significativo: «Ogni lettore cerca qualcosa nella poesia. E non è insolito che lo trovi, poiché lo portava già dentro di sé». La mia speranza è semplicemente che le mie poesie possano essere trovate in questo modo: come una tranquilla coincidenza per coloro che potrebbero già portare qualcosa di simile dentro di sé.

Quali sono alcune delle sfide che ha affrontato nel suo percorso letterario?
Vedo il percorso letterario come un processo di costante rivalutazione. Per me, la sfida principale è la sensazione che un testo non sia mai veramente finito, ma piuttosto abbandonato a un certo punto. C'è sempre un persistente senso di incompletezza, il sospetto che il linguaggio avrebbe potuto spingersi un po' oltre o raggiungere una chiarezza diversa. Non lo vedo come un fallimento, ma come lo stato naturale della scrittura: la consapevolezza che c'è sempre una distanza tra l'intenzione e la parola, e che il mio lavoro è semplicemente una serie di tentativi per colmare quel divario.

Lei è anche una traduttrice. In che modo questa esperienza ha influenzato o arricchito la sua scrittura?
Tradurre è stato un modo per aprire le porte ad altri modi di vedere. Al di là di un processo di apprendimento, ha profondamente arricchito la mia scrittura permettendomi di liberarmi da schemi fissi su “come dovrebbe essere scritta la poesia”. Entrando in contatto con poeti di tutto il mondo, ho imparato che ci sono infiniti modi di avvicinarsi alla parola e che non si dovrebbe limitare a un unico stile. Questo scambio mi ha dato un senso di apertura, sia come lettrice che come scrittrice; ha ampliato la mia prospettiva. La traduzione mi ha permesso di riaffermare che, nonostante le differenze culturali, siamo uniti da temi universali: l’amore, il dolore, la malattia, l’ingiustizia e la morte. Mi dimostra che, sebbene le nostre lingue possano differire, le cose essenziali che portiamo dentro di noi sono molto simili

A cosa sta lavorando in questo momento?
Al momento sto lavorando su due fronti: la traduzione di un libro e la stesura di una nuova raccolta di poesie. Questi due compiti richiedono tipi diversi di concentrazione, ma entrambi mi mantengono ancorato allo studio della lingua. La traduzione esige un rigore particolare nei confronti di un testo esterno, mentre le nuove poesie prendono forma secondo i loro ritmi.

Pensi che la poesia sia un mezzo potente per affrontare temi importanti e promuovere la pace nel mondo?
Credo che la pace non debba essere trattata come un concetto vuoto o un mero espediente retorico. Scrivere di pace ha poco senso se la parola non si riflette nelle nostre azioni. Non è pace quando attacchiamo, escludiamo o tentiamo di costringere chi la pensa diversamente. La vera pace inizia come disciplina interiore: è il modo in cui trattiamo il nostro ambiente immediato e il rispetto che offriamo agli altri. Sebbene non possiamo controllare i conflitti globali, possiamo promuovere una pace attiva favorendo spazi aperti per lo scambio letterario e culturale. Leggere, scrivere e mantenere questi canali di dialogo conferisce alla parola un significato pratico che trascende la propaganda o gli opuscoli. In definitiva, è essenziale che ciascuno di noi si assuma la responsabilità di fare la propria parte, affinché possa avvenire un incontro autentico, che ci consenta di coesistere in un mondo di contrasti.

Posted

12 Jun 2026

International news


Irma Kurti



Foto di Mariela Cordero





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