La voce delle emozioni ha il suono della pioggia, le vibrazioni del mare e il canto del sole, assomiglia alla terra che tace mentre riflette le dimensioni cosmiche dell’universo. Nella luce e nell’ombra di ogni emozione la varietà dei corpi che circondano la nostra anima accendono la sostanza delle cose, proprio come l’arte che dona motricità alle percezioni, mettendola in connessione con la realtà concettuale. E, proprio partendo dal profondo pensiero orientale, accentriamo la teatralità artistica di Katsushika Hokusai, nato ad Edo (l’odierna Tokyo) ad ottobre o novembre del 1760 e deceduto in loco il 10 maggio del 1849. Fu un pittore e incisore giapponese conosciuto principalmente per le sue opere in stile ukiyo-e, ossia un tipo di incisione impressa su carta con matrici di legno. Le stampe, venivano realizzate tramite xilografia; inizialmente erano monocromatiche ma poi, nel corso del tempo, furono realizzate a colori.
Dalla serie Trentasei vedute del monte Fuji, spicca con estremo interesse pubblico La grande onda, opera famosissima per la forza e per l’intensità di costruzione. Tuttavia, pregiandoci di tale visione, accentriamo in un vortice emozionale dei riccioli bianchi e forti, adornati da perle di spuma, i quali sbeffeggiano le navi e le istigano ad una battaglia di traverse poiché è grande “la grande onda”.
Gli artigli d’acqua irrompono la scena ghiacciando l’anima umana per il senso di terrore. I passeggeri, imbarcati al largo di Kanagawa, osservano quella forza ribelle inducendoli al senso di umiltà sull’andamento climatico. L’arroganza delle acque invoca una granitica visione e, nel dolore, si sparge un percorso morale inerme, significativo sull’impotenza di ogni persona.
Sullo sfondo, il vulcano Fuji si presenta con la sua cima innevata, ammantato da un candido bianco che l’abbraccia per dieci mesi l’anno. Questa celebre xilografia, in stile ukiyo-e, venne stampata per conto dell’editore di Edo Eijudō, 1830-1833; esprimendo una policromia bilanciata sulla struttura compositiva dove, la predominanza del blu di Prussia, si presenta anche nella rappresentazione del monte. Difatti, all’inizio della produzione, le stampe venivano realizzate solamente con l’ausilio di questo colore giunto da poco in Giappone ma, dopo il grande successo riscontrato sull’opera, l’editore volle utilizzare molteplici tonalità, arricchendo questa serie con una visione più completa e descrittiva. Nell’elaborato artistico troviamo, in alto a sinistra, due cartigli dove vi sono delle scritte in giapponese, ossia il titolo di serie, il titolo dell’opera e la firma dell’artista. Hokusai cambiava spesso nome e nel periodo di questa produzione si firmò Dal pennello di Hokusai che cambiò il suo nome in litsu. Ad oggi, diverse copie originali sono conservate in prestigiosi musei di tutto il mondo, tra cui il British Museum di Londra, il Metropolitan Museum of Art di New York e il Museo Guimet di Parigi, regalando ai visitatori un impatto panoramico travolgente e profondo.
L’artista, dal dinamismo artistico, creò anche una serie di dieci fogli sull’esaltazione dei fiori suddivi-dendoli con i nomi di Grandi fiori e Piccoli fiori. Ciascuna delle composizioni vi è accuratamente accompagnata da volatili o insetti, questo per intensificarne il suo rapporto positivo con le piccole creature del mondo. Peonia e farfalla nel vento è una presentazione floreale romantica densa di raffinatezza. Facente parte della collezione “Grandi fiori” è appartenente al periodo del 1833-1834. Tale xilografia policromatica su carta, pone in primo piano dei fiori quasi incolore a contrasto con altri aranciati e rosei che ondeggiano sulla ritmica del vento. La farfalla, in alto a destra, è armoniosamente variopinta dalle tinte delle peonie formando un tutt’uno con l’idea panoramica. I verdi della vegetazione propon-gono una cornice abbellente dello sfondo giallino, il quale, sembra pergamenarne l’immortalità di una visione calda, accogliente e rassicurante nella contenutistica poetica, dacché cinge pienamente il senso aurico della pace vegetale.
Alcuni esemplari originali, dalle dimensioni di 26 x 38 cm circa, sono conservati in musei internazionali come il Minneapolis Istituite of Art e il Museum of Fine Arts di Boston. Nella cultura giapponese la peonia rappresenta la prosperità, il coraggio e la fortuna, mentre la farfalla simboleggia la trasformazione e la rinascita. Tuttavia, entrambe unite, lasciano spazio alla forza vitale favorendone la bellezza degli elementi. A sinistra troviamo una scritta haiku la cui traduzione letterale è: Il fiore si apre ed emana il suo profumo; la farfalla, al primo vento, danza felice. Il testo si accompagna, in basso, alla firma dell’artista e al sigillo. Pertanto, offrendoci questo momento di bellezza artistica, possiamo canalizzare sulla base dell’immortalità delle sue opere, questa mia personale osservazione, ossia che: Sulle tracce dell’arte senza tempo, troveremo il tempo di lasciarne ancora traccia. E, ripercorrendo il titolo di questa produzione letteraria (L’immortalità dell’arte di Hokusai lascia spazio al non-tempo) accoglieremo il vero senso della vita nell’espressione eterna, lasciando al “non-tempo” un granello di speranza sul pensiero infinito dell’arte.