Dal dolore di una madre alla resistenza civile, dal coraggio alla forza morale di una donna contro l’oblio: la lunga battaglia per la verità nel Kashmir
C’è un punto, nella storia di ogni conflitto, in cui i numeri smettono di essere comprensibili. Le stati-stiche diventano fredde, impersonali. È in quel punto che servono i volti. E tra i volti del Kashmir, quello di Parveena Ahangar è impossibile da dimenticare.
Nel 1990, suo figlio Javed Ahmad Ahangar viene prelevato dalla propria casa dalle forze di sicurezza indiane. Da quel giorno, di lui non si saprà più nulla. Nessun corpo, nessun processo, nessuna verità ufficiale. Solo un vuoto. Un vuoto che, come accade in molte aree segnate da conflitti irrisolti, diventa una condanna che dura decenni.
Tra processi, ferite e conquiste, resta una fotografia. Non una reliquia, ma un appello: finché non c’è verità, non c’è pace.
C’è un dettaglio che ritorna, quasi sempre, nelle immagini pubbliche di Susana Trimarco: non è lo sguardo puntato verso i microfoni, né la severità composta di chi ha imparato a misurare le parole. È la fotografia di sua figlia. Un volto giovane stampato su un cartello, o in una cornice tenuta stretta come si tiene una cosa fragile e, insieme, indispensabile. Marita” Verón scompare il 3 aprile 2002 a San Miguel de Tucumán, in Argentina. Da quel giorno, per Trimarco la vita si divide in due: prima e dopo. E il “dopo” non è solo dolore privato, ma una lotta che costringe un Paese a guardare in faccia la tratta di persone.
Quando la tecnologia sfiora l’anima
L’intelligenza artificiale ha smesso da tempo di essere solo un motore di calcolo. È entrata nel quotidiano con una discrezione che ormai non sorprende più: conversa, ascolta, consiglia, accompagna. E, in alcuni casi, consola. In questa nuova familiarità si nasconde però una domanda decisiva, che non riguarda soltanto l’innovazione, ma la struttura stessa dell’umano: che cosa accade alla sacralità della persona, alla sua dignità più intima, quando il legame con l’altro passa anche attraverso una macchina?
La questione è tanto più urgente perché l’IA non vive ai margini della vita, ma nel suo centro: linguaggio, scelte, relazioni, perfino solitudine. E se è vero che nessuno strumento è neutro, è altrettanto vero che, quando lo strumento entra nel territorio dei senti-menti e della coscienza, non è più soltanto un mezzo: diventa uno specchio, talvolta una guida, talvolta una tentazione.
Giustizia, ambiente e responsabilità: l’impegno dei popoli
La pace non è soltanto il silenzio delle armi: ridurla alla semplice assenza di guerra è una semplificazione che non regge di fronte alle sfide del nostro tempo. La pace, oggi, è un progetto complesso che attra-versa la giustizia sociale, l’equità economica, il ri-spetto dei diritti umani e la salvaguardia del pianeta.
Non esiste pace senza affrontare le disuguaglianze economiche, razziali e di genere, senza misurarsi con la crisi ambientale che mette a rischio la vita delle generazioni presenti e future.