Dall’antica Grecia al Buddismo, il lungo cammino del pensiero sull’anima, l’immortalità e il destino dell’uomo
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Morire è la parte più semplice della vita: semplicemente smettiamo di respirare. Nessuna complicazione, nessuna soluzione, semplicemente un punto dopo un pensiero.
Epicuro scrisse “quando ci sono io non c’è la morte; quando c’è la morte non ci sono io”.
Dall’antica Grecia al Buddismo, il lungo cammino del pensiero sull’anima, l’immortalità e il destino dell’uomo
Un percorso dall’ “io” poetico come coscienza e testimonianza fino alla sua crisi e ricostruzione contemporanea, tra frammentazione interiore e ricerca di una nuova autenticità
La parola è il destino del poeta.
In Fenomenologia e teologia Martin Heidegger so-stiene che la poesia si occupa di se stessa come possibile comunicazione d’esistenza e in Hölderlin e l’essenza della poesia rappresenta il linguaggio meta-forico ed evocativo della poesia come fondamento ontologico-esistenziale del comprendere; la poesia rappresenta l’unica possibilità del linguaggio stesso. Nell’atto poetico la parola supera il suo dire, è parola ortiva e come tale rappresenta l’essere nel darsi alla parola, è un pensare che è anche domandare: è un dire che è silenzio. Non è solo strumento di espressione al servizio del pensiero, ma qualcosa di donato all’uomo.