Da Tabucchi a Pirandello, passando per Ribot, Janet e Binet: viaggio nella molteplicità dell’io e nelle molte anime che abitano la nostra identità
Nel romanzo Sostiene Pereira (1994) di Antonio Tabucchi troviamo un passo rilevante che ci permette di instaurare un nesso con una teoria psicologica. La vicende è ambientata nella Lisbona del 1938 e il protagonista, il giornalista sulla cinquantina Pereira, in condizioni di obesità e cardiopatia, sta dialogando con il dietologo, nonché psicologo dottor Cardoso (signore sui trentacinque - quarant’anni, con un pizzetto biondo e con gli occhi azzurri, specializzato in entrambe le discipline) quando quest’ultimo cita due studiosi francesi, Ribot e Janet affermando che secondo il loro punto di vista il nostro io, la nostra anima non è singola, ma si trova frammentata in tante piccole anime dentro di noi, ciascuna con di esse con un carattere ed una predisposizione propria.
La panchina si rivela un luogo letterario d’eccezione, nonché un sito spiccatamente riflessivo, nell’accezio-ne di porsi a debita distanza per contemplare meglio l’oggetto dinnanzi a noi. Possiamo trovare refrigeranti panchine per il nostro ristoro in lungomari, lungo-laghi, in centro nelle piazze, nei parchi e nei giardini, per ammirare il panorama, per riposarci e riprendere successivamente il cammino o per pensare... Lo sguardo umano, come sostiene l’estetica filosofica, abbraccia un paesaggio, delimitandone dei confini e ritagliando, di conseguenza, una porzione spaziale facendola risaltare rispetto allo sfondo.
Mare, montagna, lago e pianura: ogni paesaggio custodisce un’emozione diversa e invita a guardare il mondo con occhi nuovi. Ispirandosi a scrittori e pensatori, l’articolo propone un viaggio estetico tra luoghi familiari e scenari naturali, per riscoprire la bellezza che ci circonda anche senza partire
Estate… tempo di vacanze! Non solo per chi partirà per un viaggio o semplicemente per visitare una località in gita da un giorno, ma anche per chi resterà a casa, nel suo paese o nella sua città. Questo perché, come giustamente evidenzia Alain de Botton nel suo libro L’arte di viaggiare, si può cercare di essere turisti nella propria località di residenza, tentando di avere uno sguardo da turista carico di stupore nel vedere o rivedere con un’altra ottica tutto il bello che ci circonda. Allora in questo articolo cerchiamo di individuare un’estetica dei paesaggi geografici, lasciandoci ispirare da alcune pagine di letterati e intellettuali.
Heidi e il richiamo dei monti: un viaggio tra letteratura e sentimento
“Maladie de suisse”, così dichiara il dottor Classen una volta visitata Heidi, nella città di Francoforte, ospite pressoché “reclusa” dei Sesemann affinché faccia compagnia a Clara, e lontana dai suoi monti dove la aspettano l’amato nonno, l’amico Peter e il villaggio, con la baita e i numerosi animali. Così Heidi mani-festa sintomi quali il sonnambulismo, l’inappetenza, un pallore diffuso. Le stesse finestre dell’abitazione di Francoforte su cui si erge la bambina non le permettono di osservare le amate vette.
Consapevole che l’unico rimedio a tale stato d’animo è il ritorno, il medico si rivolge al padre di Clara chiedendo di far ritornare Heidi tra i suoi monti in Svizzera, nella località di Maienfeld, nel Canton Grigioni. In questo frangente entra in gioco il valore terapeutico della montagna, oltre che della natura in generale, come riscontra Franco Brevini, docente di letteratura all’Università di Bergamo, esaminando la dicotomia montagna - città: se da una parte Heidi soffre e si ammala di nostalgia nella città di Francoforte, ella rinasce, invece, quando torna ai suoi monti, dove avviene anche il “miracolo” di Clara, la quale incapace di muoversi a causa della poliomielite che aveva contratto da piccola, venuta in visita di Heidi, riesce a camminare senza sedia a rotelle.