Alessandro Montagna

Heidi e la nostalgia

Heidi e il richiamo dei monti: un viaggio tra letteratura e sentimento

“Maladie de suisse”, così dichiara il dottor Classen una volta visitata Heidi, nella città di Francoforte, ospite pressoché “reclusa” dei Sesemann affinché faccia compagnia a Clara, e lontana dai suoi monti dove la aspettano l’amato nonno, l’amico Peter e il villaggio, con la baita e i numerosi animali. Così Heidi mani-festa sintomi quali il sonnambulismo, l’inappetenza, un pallore diffuso. Le stesse finestre dell’abitazione di Francoforte su cui si erge la bambina non le permettono di osservare le amate vette.
Consapevole che l’unico rimedio a tale stato d’animo è il ritorno, il medico si rivolge al padre di Clara chiedendo di far ritornare Heidi tra i suoi monti in Svizzera, nella località di Maienfeld, nel Canton Grigioni. In questo frangente entra in gioco il valore terapeutico della montagna, oltre che della natura in generale, come riscontra Franco Brevini, docente di letteratura all’Università di Bergamo, esaminando la dicotomia montagna - città: se da una parte Heidi soffre e si ammala di nostalgia nella città di Francoforte, ella rinasce, invece, quando torna ai suoi monti, dove avviene anche il “miracolo” di Clara, la quale incapace di muoversi a causa della poliomielite che aveva contratto da piccola, venuta in visita di Heidi, riesce a camminare senza sedia a rotelle.

Quadrato, triangolo e cerchio come archetipi della casa

Il dipinto dal titolo L’Universo composto dal monaco zen Sengai Gibon (Giappone, 1750-1837) prevede tre figure geometriche affiancate l’una all’altra (quadrato, triangolo e cerchio), suggerendo in maniera evocativa e sibillina che tali figure potrebbero costituire tre archetipi che, nel corso dell’evoluzione, si sono depositati in noi esseri umani, fungendo in questo modo da simboli universali (nell’accezione junghiana del termine), ovvero motivi costanti presenti in favole, sogni e miti.

Tra lanternini e lanternoni: un confronto tra Pirandello e Lyotard

Ne Il fu Mattia Pascal di Pirandello, Anselmo Paleari, rivolgendosi ad Adriano Meis (alter ego di Mattia Pascal) nella pensione di Roma introduce una celebre metafora, ricordata dai critici come espressione di una sorta di teoria filosofica che si potrebbe definire “lanterninosofia”.
Il lanternino simboleggia la nostra percezione della realtà circostante, la nostra coscienza soggettiva che è in grado di rischiarare solo una parte del mondo dinnanzi a noi. L’approdo di questa visione è chiaramente di tipo relativistico.

La fotografia tra estetica, società e valore storico

Dalla lastra al documento: nascita, funzione e potere della fotografia

Verso gli anni ’20 dell’Ottocento il francese Joseph Nicéphore Niépce iniziò i propri esperimenti per imprimere immagini su una lastra sfruttando la luce, poi Daguerre con l’introduzione del dagherrotipo (1839) e Talbot segnano importanti passi per la genesi della fotografia come la intendiamo oggi. Inizialmente le fotografie venivano impiegate al fine di raffigurare paesaggi o strutture architettoniche.

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