Alessia Pignatelli

L’immortalità dell’arte di Hokusai lascia spazio al “non-tempo”

La voce delle emozioni ha il suono della pioggia, le vibrazioni del mare e il canto del sole, assomiglia alla terra che tace mentre riflette le dimensioni cosmiche dell’universo. Nella luce e nell’ombra di ogni emozione la varietà dei corpi che circondano la nostra anima accendono la sostanza delle cose, proprio come l’arte che dona motricità alle percezioni, mettendola in connessione con la realtà concettuale. E, proprio partendo dal profondo pensiero orientale, accentriamo la teatralità artistica di Katsushika Hokusai, nato ad Edo (l’odierna Tokyo) ad ottobre o novembre del 1760 e deceduto in loco il 10 maggio del 1849. Fu un pittore e incisore giapponese conosciuto principalmente per le sue opere in stile ukiyo-e, ossia un tipo di incisione impressa su carta con matrici di legno. Le stampe, venivano realizzate tramite xilografia; inizialmente erano monocromatiche ma poi, nel corso del tempo, furono realizzate a colori.

Dall’amicizia alle ninfee di Monet

Un valore connubiale verso l’illuminazione

Abbiamo bisogno di purezza, è la nostra anima che ce lo chiede. Abbiamo bisogno di verità, é il tempo che ce lo ricorda. Quando il nostro mondo è scosso dalle ferite del cuore, abbiamo bisogno di bellezza per ringiovanire la mente e rinnovare il corpo. Abbiamo bisogno di noi, ma se l’Io divampa sull’ego e il flusso dell’altruismo si trae sulla riva dei nostri piedi, l’anima, il tempo e il cuore si infangano sulla falsa coscienza di una condivisione insana. “Che cos’è l’amicizia?” Tanto se ne parla, ma troppo spesso si incrina sui meccanismi di un orologio disfunzionale, che cerca di scandire le lancette su progetti “pluralmente-singolari”.
Talvolta, quelle coppie d’innamorati che dividono, per gelosia o diversità, le amicizie antecedenti, fanno impiego di sentimenti malsani. In tal contesto, le idee cambiano forma, estraniando la partecipazione di chi tanto ha dato, fino a che non riemergono le scelte “fuori-coppia” quelle incondizionate, quelle che credono veramente nei rapporti umani.

Marcello Barenghi, l’iperrealista dal talento sbalorditivo

Oggetti comuni, confezioni di prodotti vari e alimenti, prendono vita nell’arte figurativa, dimostrando quanto il ‘banale’ che abbiamo usualmente sotto i nostri occhi possa diventare una visione creativa incredibile. Marcello Barenghi, classe 1969, è un noto illustratore e disegnatore iperrealista milanese. Mediante i suoi studi artistici ha forgiato una maestria eccezionale rilevando delle illusioni ottiche nelle immagini al fine di confonderle con l’assoluta realtà. Tuttavia, increduli e sorpresi nell’osservare ciò che è stato delineato dalla sua mano esperta, accentriamo cose come fos-sero poggiate davvero sulle superfici dei suoi cartoncini. Il suo è un magnifico mondo, in cui l’in-tangibile sorprende il tangibile, rilasciando nell’interpretazione l’espressione della realtà, fedele come la natura stessa.

L’essenzialità dell’arte sulle psiche e la natura morta di Giovanna Garzoni

donano una compagnia tacita sulle ombre del divenire

Calmare l’inquieto non è sempre facile, sentirsi inondati da ombre che isolano disorientano, agitano e tormentano. Il proprio mondo si trasforma in una lotta stanca, in un conflitto interiore che si trascina nel silenzio, dove il vuoto ha il nome di un maledetto sentimento e, nel chiasso psicologico, il cuore si aggrinzisce portando alla riva troppe parole. Questo concetto di comprovato affondamento della vita, può dirottarci nell’essenzialità dell’arte, ascoltandola e assorbendone l’interpretazione che più si avvicina al nostro contenuto morale, risollevandolo con il barlume della pittura e ponendo del colore sulla nostra tela emotiva, proprio come le opere della pittrice e miniaturista Giovanna Garzoni, nata ad Ascoli Piceno nel 1600 e deceduta a Roma tra il 10 e il 15 febbraio del 1670. I suoi dipinti affiorano netti, puliti e sostanziali, lasciando posare lo sguardo sulla natura morta ed esausta dal divenire, ma al contempo succosa e matura poiché non vi è marcita dall’indifferenza, accentrando spontaneamente il prelibato nutrimento che diviene per gli esseri viventi.

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