Tra illusioni e calendario: la felicità rimandata al domani
L’uomo per sua natura è alla ricerca della felicità e, in attesa di questa meta, si guarda da tutto ciò che possa essere di impedimento, teme il futuro che potrebbe essere altro dal suo desiderio, cerca di esorcizzare gli eventi dubbi che appaiono sullo scenario del mondo. Egli espande le sue aspettative nel futuro, dal momento che non ha trovato soddisfazione nel passato. Il futuro, che gli sta tanto a cuore, non poggia su opinioni possibili e realistiche, non stimola la sua fattività, non lo integra correttamente nella sfera dei diritti-doveri per il bene collettivo, ma lo dispone ad un salto nell’irrazionale magico con l’utilizzo di strumenti adibiti alla lettura magica del mondo.
Conclusione inattesa e divergente dell’idea messianica
La nascita di un bambino in una mangiatoia, tra le pareti di una grotta accanto ai due genitori, gente semplice e povera che non ha trovato un riparo migliore in quella notte di freddo invernale, tra gli animali della stalla che lo riscaldano con il loro respiro, è un’immagine universale della Natività, un’icona di cui si è impadronita l’arte di tutti i tempi, una leggenda resa tale dal contributo della devozione popolare. L’arte è ricorsa ai suoi mezzi per sublimare l’evento, illuminandolo con i suoi colori, trasformando la povertà dello stato di fatto in eroismo e santità.
Da Lucrezio a Calvino: il lungo viaggio tra lavoro, otium e alienazione contemporanea
riesce a conseguire la serenità in armonia con la natura e lontano dalle passioni. Virgilio nelle Geor-giche sostituisce al sapiente l’agricoltore, dotandolo, a sua volta, di una grande sapienza di vita e con-trapponendolo al cittadino. L’agricoltura, per lui, non è solo lavoro e funzione, ma una filosofia e una civiltà. Nella vita dei campi è possibile acquisire una saggezza che non proviene dal silenzio e dalla speculazione, ma dall’equilibrio di tutte le componenti della vita.
L’estate dei poeti: dal mito agreste alla nostalgia della modernità
La Bella estate, La spiaggia e Feria d’agosto sono racconti di Pavese che indicano la nostalgia dell’autore per la stagione estiva; si tratta dell’estate della sua adolescenza trascorsa in campagna, sulle colline delle Langhe, momento della vita opposta alla maturità e alle occupazioni cittadine; nasceva nella psicologia della generazione del Novecento il binomio città-campagna e, in analogia, infanzia-maturità, con la nostalgia di un passato puro ed innocente opposto alla storia presente della metropoli industriale che corrompeva quel mitico paradiso.