Conclusione inattesa e divergente dell’idea messianica
La nascita di un bambino in una mangiatoia, tra le pareti di una grotta accanto ai due genitori, gente semplice e povera che non ha trovato un riparo migliore in quella notte di freddo invernale, tra gli animali della stalla che lo riscaldano con il loro respiro, è un’immagine universale della Natività, un’icona di cui si è impadronita l’arte di tutti i tempi, una leggenda resa tale dal contributo della devozione popolare. L’arte è ricorsa ai suoi mezzi per sublimare l’evento, illuminandolo con i suoi colori, trasformando la povertà dello stato di fatto in eroismo e santità.
Da Lucrezio a Calvino: il lungo viaggio tra lavoro, otium e alienazione contemporanea
riesce a conseguire la serenità in armonia con la natura e lontano dalle passioni. Virgilio nelle Geor-giche sostituisce al sapiente l’agricoltore, dotandolo, a sua volta, di una grande sapienza di vita e con-trapponendolo al cittadino. L’agricoltura, per lui, non è solo lavoro e funzione, ma una filosofia e una civiltà. Nella vita dei campi è possibile acquisire una saggezza che non proviene dal silenzio e dalla speculazione, ma dall’equilibrio di tutte le componenti della vita.
L’estate dei poeti: dal mito agreste alla nostalgia della modernità
La Bella estate, La spiaggia e Feria d’agosto sono racconti di Pavese che indicano la nostalgia dell’autore per la stagione estiva; si tratta dell’estate della sua adolescenza trascorsa in campagna, sulle colline delle Langhe, momento della vita opposta alla maturità e alle occupazioni cittadine; nasceva nella psicologia della generazione del Novecento il binomio città-campagna e, in analogia, infanzia-maturità, con la nostalgia di un passato puro ed innocente opposto alla storia presente della metropoli industriale che corrompeva quel mitico paradiso.
Il titolo richiama la nota opera proustiana incentrata sulla Ricerca del tempo perduto, cioè sulla vita che, trascorrendo, accumula macerie alle nostre spalle disperdendole; a questa dissolvenza delle cose Proust non si rassegna e affida all’arte il compito salvifico, trasformando il tempo perduto in tempo ritrovato. Non so se Caproni volesse fare questa citazione intitolando la sua ultima raccolta poetica Res amissa, usando una lingua più illustre e lasciando ad libitum del lettore l’interpretazione del suo messaggio.