Destinazioni avverse

Domenico Sarrocco


La lettera scarlatta (Cu)

collana editoriale: Perle d'autore

Poesia


anno di pubblicaz.: 2015

codice isbn:

prezzo di copertina: 14.00


Sinossi

Ho conosciuto Domenico, un volto serio che sa sorridere, un uomo con lo sguardo da bambino, col mento quasi sempre basso ma gli occhi che ti fissano dritto in viso e non sfuggono il confronto, che abilmente riesce a tenere; non parla senza prima aver smembrato il pensiero per porgerlo nella migliore maniera al suo interlocutore. Credo che questo soffermarsi meditativo dia origine alla sua poetica che è un'analisi attenta dei gironi danteschi quotidiani. Lui "vede" non guarda.

Non c'è dubbio della sua affilata disamina non solo dell'interiorità, ma anche dell'esteriorità umana, verso cui si pone come un attento osservare riuscendo a scavare nel "non visibile" ma percepibile; come se al "ciak si gira" svelasse le trame, le mezze sottane, le marachelle invise a chi non è di scena, ma senza supponenza e con l'ausilio della sua arguta ironia che alleggerisce le umane miserie decantate con il tratto versificatorio. Un franare di parole sulla pagina, come una valanga che scende a valle e si cristallizza in pensieri e coacervi di immagini visive per decifrare i meccanismi velati della realtà.

Maria Teresa Infante


Dice dell'autore...

La poetica del nostro Autore - ciò m'è parso di cogliere - si manifesta specchio delle problematiche proprie di quell'età della vita che attinge alle esperienze della giovinezza trascorsa e, al contempo, alle sollecitazioni della incipiente maturità. Non v'è riscontro, in essa, della rabbia propria dello sturm dei vent'anni, né tuttavia, ve n'è, se non di rado, dell'acquiescenza alla fatalità tipologicamente propria dell'età matura. É il tempo della meditazione, del ripensamento. V'è ancora, nella raccolta, qualche componimento del passato - di quelli giovanilmente orientati ad una dissidenza ancorché, forse, non ancora sistematicamente teorizzata - che "spinge" e che, forse, vorrebbe riproporsi, ma una intervenuta nuova visione più moderata della vita e delle cose - sebbene non ancora compiutamente e "filosoficamente" serena - tiene, in qualche maniera, a freno l'altra istanza. Non proporrò, l'ho detto, versi "a sostegno": si tratta di mie opinioni passibili di condivisione come del contrario, pur ammettendo che chi leggerà questo libro di poesie si soffermi sulla prefazione che resta, d'un testo, quasi sempre, la parte negletta (e, per ciò stesso, è bene sia breve).

Ma dirò ancora che seduce, e lo si coglie, lo si respira, scorrendo le rime, quel clima, per così dire, "di fine estate" che pervade la visione della vita, di ciò che è stato e che sarà, delle proprie potenzialità, progettualità ed orientamenti, dell'amore, quello ormai disvelato ma pur sempre Amore, dell'analisi introspettiva e del valore della Poesia stessa. E s'avverte il coraggio della caparbietà nel procedere, nonostante i cedimenti cui le vicissitudini indurrebbero, sulla strada di una franca ed aperta proposizione di sé, lasciandosi dietro odio e rancori, per rinnovarsi anche nei momenti in cui il dolore esistenziale torni a contristare, con lo spettro del buio e della paura, la connaturata propensione al sorriso. E sembrerebbe - ma come esserne certi? - che il Poeta comunichi, in chi legge, la convinzione d'essere riuscito a realizzare tutto ciò. Ma come? Ed è questo il punto.

Walter Scudero

Critico letterario, saggista e pubblicista


Dice dell'autore...

Nei suoi «Pensieri», Gustav Flaubert scrive che la poesia è una pianta selvatica, cresce dappertutto senza essere stata seminata. Il poeta è solo un paziente botanico che s'inerpica sulle montagne per andare a raccoglierla.

La pazienza è una delle qualità che più ho apprezzato in Domenico Sarrocco poco dopo averlo conosciuto. Una pazienza che sa di attesa, nello stile, nei gesti e nelle parole, tanto da renderlo riflessivo, spesso distaccato, talora introverso, ma sempre profondo, sottile, attento. Era proprio quella profondità a renderlo «diverso» rispetto al mondo, frettoloso e sordo, del giornalismo a cui si era avvicinato.
E i versi di questa raccolta lo dimostrano. Per Domenico la poesia è «incredibili attimi di vita, non fuggenti ma fuggitivi... folletti nomadi nella notte... e tutto prende forma, anche l'anima si confonde». Un'anima di cui Domenico non ha paura di mostrare «la nudità che si esprime con tutta sincerità gridando forte il bisogno di ascoltare voci interne...».

Sarina Biraghi

Condirettore de "Il Tempo"

Biografia autore




Domenico Sarrocco nasce nel 1974 a Roma dove attualmente vive e lavora. Innamorato della matematica, ma da sempre portato per le materie umanistiche, frequenta la facoltà di Ingegneria meccanica che lascerà a metà percorso per iscriversi a Lettere.

Nel frattempo inizia a scrivere poesie, brevi racconti, alcuni pubblicati, e per molti anni collabora con i quotidiani romani Il Tempo e Il Messaggero nelle redazioni di Latina e con il mensile I Quindici di Molfetta. Giornalista pubblicista dal 2008. Ora si dedica alla poesia e al giornalismo free-lance.

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