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Maria Teresa Infante e Massimo Massa
blog giornalistico

Maria Teresa Infante

Nasce e vive a San Severo(FG). Consegue la Maturità Magistrale e due specializzazioni didattiche a indirizzo Montessori/Froebel. Pubblica nel 2012 la silloge poetica
Quando parlerai me
Nel 2014 la sua seconda silloge dal titolo C'è sempre una ragione

Vincitrice e finalista in numerosi concorsi poetici e letterari, è presente in numerose antologie poetiche, tra le quali l’antologia di arte e letteratura serba Majdan con una nota biografica e tre sue poesie tradotte in lingua serba.

Membro della Redazione del sito L’Oceano nell’Anima
Vice-presidente dell'associazione culturale L’Oceano nell’Anima
Membro del C.D. dell’associazione culturale internazionale Verbumlandi-art
Ideatrice e amministratrice del gruppo facebook
Ciò che caino non sa, atto a sensibilizzare tramite forme di arte e poesia, verso la violenza e gli abusi all’universo femminile.

Nell'ottobre del 2014 viene insignita del titolo di ambasciatrice di pace nel mondo dalla Universum Academy
Switzerland



Massimo Massa

Nasce a Bari nel 1960. Consegue la laurea in Scienze dell’informazione anche se la sua inclinazione poetica lo avvicina al mondo della letteratura; nel 2013 pubblica Evanescenze
E' in pubblicazione il suo secondo libro dal titolo Geometrie dall'infinito

Vincitore e finalista in numerosi concorsi poetici e letterari, è
presente in numerose antologie poetiche, tra le quali l’antologia di arte e letteratura serba Majdan con una nota biografica e tre sue poesie tradotte in lingua serba.

E’ l’ideatore ed amministratore il sito poetico
L’Oceano nell’anima.
Presidente dell'associazione culturale
L’Oceano nell’Anima
Socio fondatore e membro del C.D. dell’associazione culturale internazionale
Verbumlandia-Art
con l'incarico di vicepresidente.
Amministratore del gruppo facebook
Ciò che caino non sa


Vademecum di sopravvivenza...

Claudia Piccinno

2015-03-11



Vademecum di sopravvivenza nella società dell'apparire

Esiste un vademecum del genere per non cedere al narcisismo dilagante o peggio ancora per non divenire merce da esposizione? Lo ammetto, in parte anche il mio pudore e la mia riservatezza hanno abdicato in favore della popolarità, quel giorno in cui iniziai ad usare facebook come virtuale vetrina della mia produzione poetica, io che mi ero iscritta al social network unicamente per tenere i contatti con gli amici lontani.

Eppure, cedimento a parte, cerco di insegnare ai miei alunni a barcamenarsi in questo mondo di reality e talkshow evitando i programmi che s'intrufolano nelle vite altrui e spettacolarizzano tragedie pubbliche e private, o mercificano i sentimenti.

Non intendo demonizzare con loro buona parte della produzione televisiva dei nostri tempi, ma ricorro ad alcuni stratagemmi per indurli a riflettere su come ciò che dovrebbe rientrare nella sfera intima e introspettiva di ciascuno di noi, diventa spesso oggetto di studio del marketing per sfruttare
le nostre fragilità incrementando l'uso e il consumo di ciò che fa tendenza, ma che spesso non assolve a quei bisogni di crescita interiore del singolo Bisogna combattere il radicarsi di frivoli stereotipi nelle coscienze dei nostri ragazzi, oggi così fragili da tentare gare di sbornia in solitaria collegati al pc, ragazze così sole da intraprendere la via della baby prostituzione per garantirsi l'i-phone ultimo grido o le sigarette tutti i giorni, così anonime da uniformarsi nel taglio dei capelli e nel numero dei piercing.

Come posso io da sola combattere le mode e le tendenze, senza cadere nel paradosso o senza fare di mio figlio un emarginato?

No, mi son detta, non esiste un vademecum...ma si può alimentare la coscienza critica di questi giovani. La scuola ha il dovere di potenziare il pensiero, incrementando attività di lettura e riflessione, contestualizzando i classici o portando in classe l'attualità. La famiglia spesso non ha il tempo del dialogo, della conversazione su tematiche d'ordine sociale e talvolta, anziché prendere spunto da piccoli episodi di vita quotidiana, preferisce un approccio che ignora o ridicolizza l'accaduto... perchè si sa, l'importante è tutelare il proprio orticello, credendo che basti alzare un recinto per evitare le intemperie.

Altre volte si sceglie l'omologazione perché si ritiene che "se così fan tutti" anche i propri figli devono avere un cellulare a 7 anni, una psp a 6, un i-pad a 8 e via discorrendo. Conosco genitori che hanno smarrito le priorità pur di accontentare i propri figli, tacitando i loro sensi di colpa. Ma quale sarebbe la priorità? Senza scendere in dettagli materiali o particolari, ma concentrandomi sull'aspetto pedagogico che rientra nelle competenze di scuola e famiglia, penso che la priorità per una crescita sana e serena sia quella di trasmettere ai nostri ragazzi la forza di restare fedeli a se stessi, a ciò che si è, non a ciò che si vorrebbe avere o si vorrebbe apparire.

Ben vengano dunque le diversità perché grazie alle diversità si può insegnare la bellezza della varietà, l'opportunità di differenti strategie, la relatività della verità, la non assolutezza e la non con divisibilità tout-court della moda del momento. Stimolare i bambini al riconoscimento delle peculiarità di ciascun compagno, li aiuta a valorizzare caratteristiche non comuni, a capire che essere se stessi è più bello che essere tutti uguali.

Ogni volta che concludo un ciclo invito i miei alunni a stilare in forma anonima una lista di pregi corale per ogni compagno e scopro con gioia che quanto il Ministero ci costringe a categorizzare su carta, nella vita della nostra piccola comunità, le categorie"dislessico", "straniero","disabile" hanno
trovato ponti e non barriere perché la nostra creatività ne ha fatto artisti o poliglotti che restano parte di un gruppo, malgrado le pluralità delle identità, a cui va riconosciuta la stessa medesima dignità nella collettività.

Condivido con voi ciò che a mio avviso, assomiglia al vademecum di cui sopra, una poesia di Douglas Malloch, spesso attribuita a M.L. King perchè ne citò alcuni versi in un discorso del 1967.


Sii il meglio di qualunque cosa tu possa essere

Se non puoi essere un pino in cima alla collina,
sii una macchia nella valle, ma sii
la migliore, piccola macchia accanto al ruscello;
sii un cespuglio, se non puoi essere un albero.
Se non puoi essere un cespuglio, sii un filo d'erba,
e rendi più lieta la strada;
se non puoi essere un luccio, allora sii solo un pesce persico-
ma il persico più vivace del lago!
Non possiamo essere tutti capitani, dobbiamo essere anche un equipaggio,
C'è qualcosa per tutti noi qui,
ci sono grandi compiti da svolgere e ce ne sono anche di più piccoli,
e quello che devi svolgere tu è li, vicino a te.
Se non puoi essere un'autostrada, sii solo un sentiero,
se non puoi essere il sole, sii una stella;
Non è grazie alle dimensioni che vincerai o perderai:
sii il meglio di qualunque cosa tu possa essere.

(Douglas Malloch)

 
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data da commento
14/03/2015 Yuleisy Sei molto profonda!
14/03/2015 silvia Grazie Claudia, per quello che scrivi! ...e per avermi colto in flagrante (pure io credevo che fosse opera di King!)
14/03/2015 Giusy Miccoli Stupendo ciò che scrivi Claudia ed è molto importante farlo capire ai nostri ragazzi/e che si stanno accingendo ad entrare in una società in cui l'apparire e' più importante dell'essere se stessi !😊
14/03/2015 Antonella castellano Condivido pienamente il pensiero espresso . Il ruolo estremamente importante della scuola e dei genitori nel scindere ciò che è fondamentale in una società moderna e civile da ciò che viene solo spettacolizzato per fini commerciali. Questo tuo pensiero dovrebbe esser portato ed analizzato in ogni grado scolastico (primarie , medie e superiori) e spero tanto si realizzi !
14/03/2015 Rosanna QUANTO MI RICONOSCO NELLE TUE ANNOTAZIONI E NEL SENSO DI IMPOTENZA CHE CI PERVADE COME EDUCATORI, DI FRONTE A QUESTO VOLER ESSERE , VOLER APPARIRE , NON VOLER RESTARE INDIETRO DI UN TABLET, MA NEMMENO DI UN SELFIE...CREDO CHE PERò' NOI INSEGNANTI QUALCHE ARMA CE L'ABBIAMO E ALLORA CONTAGIAMO CON LE NOSTRE MALATTIE E SPARIAMO POESIA E LIBRI E CREATIVITà, CARTUCCE RARE CHE POTRANNO COLPIRE QUALCUNO (MA VA BENE ANCHE SOLO QUALCUNO)...PER LA VITA
14/03/2015 Teresa Commone Grazie Claudia per questa tua nota. Chi opera nella scuola conosce la realtà vissuta dai nostri ragazzi, che ad onor del vero non è per nulla allettante, anzi deviante a mio avviso. Ogni giorno ascolto storie a dir poco agghiaccianti e se invito i genitori ad essere più presenti nella vita dei propri figli, a volte ho amare risposte. “Cosa possiamo fare? Non possiamo interferire nella vita dei nostri figli e neanche negare un loro desiderio, se lo facessimo i nostri ragazzi sarebbero esclusi dal gruppo…” Queste le risposte date nei colloqui avuti. La situazione è abbastanza critica, ma io non demordo e cerco di sollecitarli proponendo lettura di testi, discussioni su tematiche attuali per prevenire il loro disagio o almeno far conoscere che esiste un mondo diverso fatto di valori e integrazioni, dove ognuno può dare il proprio contributo senza rischiare di essere escluso, anzi collaborare insieme per raggiungere obiettivi condivisi. Spesso riesco ad ottenere buoni risultati altre volte no….almeno ne discutiamo e sono certa che qualcosa resta….
14/03/2015 Stefania Papalato Credo che sia impossibile non essere d'accordo con te, Claudia, nel momento in cui analizzi con estrema semplicità ma con altrettanta profondità alcuni degli aspetti più pericolosi della nostra società. Soprattutto degno di nota ritengo sia il richiamo alla capacità di affidarsi al proprio pensiero e alla razionalità nell'orientare le scelte individuali . Solo così, forse, si potrà sperare in un mondo migliore.
14/03/2015 Silvana Bissoli La tematica affrontata è importante e di difficile soluzione, a meno che... La scuola e gli insegnanti hanno un ruolo speciale, ma nulla possono senza la collaborazione dei genitori. E' con i genitori, prima che con i bambini che ci si dovrebbe confrontare. Lo sforzo dovrebbe essere comune, gli obiettivi dovrebbero essere comuni. E ci vorrebbe l'umiltà di comprendere che i figli sono, nei primi anni di vita, il risultato del nostro modus vivendi. Dunque quel "vademecum" dovrebbe essere indirizzato proprio agli adulti. Ci avviamo verso una società in cui avremo laureati/operai e contadini e questo evento non dovrebbe essere considerato una vergogna, ma una ricchezza, non una umiliazione, ma una straordinaria opportunità in quanto ogni persona diviene parte integrante e indispensabile del vivere comune "alla pari". Domanda: siamo noi adulti pronti ad accettare questa possibilità?
14/03/2015 Deborah Mega Condivido ogni parola e mi impegno ogni giorno a educare le coscienze delle mie figlie e dei miei alunni, compito difficile perchè la società attuale, globalizzata e omologante, tende ad annientare le individualità. Come hai detto tu "essere se stessi è più bello che essere tutti uguali", osservazione giusta e quasi data per scontata da noi adulti, anche se non da tutti, (quanti adulti immaturi ci sono in giro infatti?). Per i ragazzi però questo concetto è ostico e assurdo, tendono a vestirsi e ad acconciarsi tutti allo stesso modo, ad esprimersi nello stesso modo, evitando qualsiasi originalità e particolarità. Noi, da educatori, continuiamo ad agire imperterriti e a dare il buon esempio, che è la cosa più importante, e se anche, in molti casi, non c'è la collaborazione dei genitori, qualcosa lasceremo, uno stimolo, un modo di agire su cui, i più sensibili potranno riflettere, dopotutto il pensiero critico non si può formare dall'oggi al domani. Un'altra cosa: anch'io ai miei alunni lascio la poesia di Malloch come amuleto e so bene che qualcuno lo conserverà e , guardandolo tra qualche anno, mi ricorderà con stima e affetto, qualcun altro ne farà un aeroplano all'uscita da scuola.
15/03/2015 15-03-2015 Credo che il messaggio che deve passare sia questo : rincorrere l' ultimo iPhone, l' ultimo i-pod, come il vestito firmato o l' automobile più prestigiosa..... non ci rende felici. Omologarci ad un unico modo di vivere, come ad un unico pensiero, contrasta con la realizzazione di noi stessi. Siamo infatti tutti diversi, ciascuno con i propri gusti e passioni, e non possiamo ignorarli se vogliamo provare a vivere in sintonia con noi stessi. Condivido quanto detto sopra, dunque, non per motivazioni moralistiche o per un' avversione particolare verso le nuove tecnologie, ma per la semplice convinzione che sia delittuoso rinunciare alla propria unicita' .
15/03/2015 Alessandro Bertocchi .
15/03/2015 Vincenzo Soddu Giusta la sottolineatura sul fondamentale ruolo della scuola nel creare un humus culturale che spinga i ragazzi a ragionare e magari, in un domani, mettere in dubbio l'infallibilità dello smathphone, Claudia...
15/03/2015 Astore Fernando Concordo pienamente col pensiero umile e profondo di Claudia.
Figli capricciosi, figli viziati, eppure spesso infelici perché incapaci di accettare rifiuti alle loro richieste. È il risultato della filosofia permissiva messa in pratica da molti genitori negli ultimi decenni, che non ha fatto altro che creare una generazione di pargoli che si sentono autorizzati a comportarsi come adulti senza, però, accettarne doveri e responsabilità.
Ci sono genitori che parlano solo ed esclusivamente dei propri figli, pronti a sottolineare ogni loro capacità, ingigantendone imprese e attività. Ad elogiare ogni virtù, anche quelle che in realtà il bambino non possiede. A pensare che il proprio bambino sia il migliore di tutti e che tutto gli è dovuto. Inoltre questo atteggiamento li porta ad obbligare gli altri a trattare il bambino come un dio ed i primi a farne le spese sono gli insegnanti che si trovano a combattere con genitori che pretendono che il figlio non venga ripreso, punito, sgridato. Addirittura non esagerare con i brutti voti quando non va bene a scuola, il tutto attraverso la spiegazione di traumi psicologici e minacce di denunce.
Anche nello sport spesso i genitori vedono il figlio "un campione" allontanandosi dal concetto di ...sport è star bene !!
La legge del BUSHIDO è l'unica alternativa ad una società inquinata,virtuale e piena di sagome NON persone ;-)
15/03/2015 Annella Prisco Condivido pienamente il pensiero di Claudia, ritenendo quanto sia importante dare priorità all'essere piuttosto che l'apparire in contrapposizione al dilagante senso dell'effimero che troppo spesso dilaga.
15/03/2015 Davide Vitarelli Si. Molto interessante. Pero' le nobilissime espressioni educative e pedagogiche a cui fa riferimento Claudia nel suo articolo, si scontrano per fare solo un esempio, con la cruda realta' domestica dell'accessorio all'ultimo grido voluto nella propria casa per assicurare - per cosi' dire- il massimo confort e un benessere non proprio ben definito e comunque un piacere frivolo. Un eccesso di zelo in disaccordo con il più profondo benessere dello spirito: il possesso dovrebbe asservire sempre, a mio avviso, questo primo aspetto e mai il contrario. In una società cosi ricca di opportunità, certamente, di rado esprimiamo il nostro potenziale umano. Spesso ai nostri figli finiamo col trasmetterne solo contraddizioni. Se per scegliere una rubinetteria per il bagno di casa ci metto 2 mesi non mi stupirei che il figlio poi si fissi con I' Iphone 6....
Non dico con questo che non si possa avere la camera da bagno piu' bella del condominio ma quando da adulto/genitore/insegnante faccio ogni giorno delle scelte e ho davanti dei bambini, ho il dovere di fare chiarezza a me stesso ed esplicitare anche a loro . Credo che condividere coinvolgere, raccontare, stimolare e partecipare con passione aiuti noi e chiunque ci circondi riguardo alle nostre azioni presenti future e soprattutto per poter valutare al megliole azioni dei piccoli. E' piu' importante godere delle proprie cose senza chiedersi a quale ''primato'' appartengano. Spero sempre nel ''primato dello spirito'', ma questo e' il mio modesto pensiero.
Un caro saluto. E grazie per il tuo prezioso contributo Claudia.
15/03/2015 Claudia Piccinno riaprire il blog e leggere i vostri commenti di genitori, docenti,alcuni psicologi...è una sensazione bellissima. poter condividere il mio pensiero e incrementare il dibattito sulle tematiche educative..mi fa ben sperare. Mi sento meno sola in questo arduo compito, ma un pò più fiera degli arredi semplici della mia casa e dei rubinetti datati..(così Davide non mi dà dell'incoerente...)..scherzi a parte..GRAZIE A TUTTI VOI per le vostre preziose opinioni e spero continuerete sempre a manifestarle..perchè il confronto è apertura! sempre!
15/03/2015 Antonella sibillano Claudia come sempre, i tuoi concetti sarebbero da fotocopiare formato poster e tapezzarne le strade per diffondere un po' di saggezza ed illuminare le menti che ultimamente sono un pochino annebbiate. Condivido ogni parola, complimenti perché sai concretizzare nero su bianco, quello che spesso sfugge.
16/03/2015 Eugenio Caccamo Vizzini Claudiuccia bella, cosa dire ? Ineccepibile analisi di un tempo strano che mi ricorda il meraviglioso film "2001 Odissea nello spazio". L'uomo che deve fare i conti con una intelligenza da lui prodotta e che gli si rivolta contro ! Ma solo l'uomo, soltanto l'uomo, può ritovarsi nel MONOLITO delle proprie origini !
16/03/2015 Stefano Pasimeni Davvero molto veritiere e quanto mai attuali le sue parole. La nostra è purtroppo una società narcisistica e voluttuaria che ahimè non sembra neppure rendersene conto sul serio. Spesso vediamo solamente negli altri queste caratteristiche trascurando le abitudini e le attitudini della nostra "casa"! Speriamo che in tanti facciano tesoro delle sue riflessioni.
Grazie
16/03/2015 Dalpozzo Natascia Grazie Claudia per averci dato un ulteriore spunto di riflessione. Spesso proprio presi dalla fretta e da mille problemi ci si omologa alla società del "così fan tutti" e si sorvola a volte sulla solitudine e sulla richiesta di dialogo dei nostri figli. Lei ha ragione bisogna stimolare la coscienza critica di questi giovani per aumentare la loro autostima e per fare in modo di affrontare la vita con maggiore consapevolezza e serenità. La scuola deve aiutare le famiglie in questo percorso per far si che i nostri giovani, che non sono altro che il nostro futuro, possano darci grandi soddisfazioni. Bellissima anche la poesia...

16/03/2015 Mirella Musicco E' difficile dire e realizzare quanto noi uomini di coscienza vorremmo: dei giovani tesi a scegliersi e a inarcarsi in volo tra le somiglianze della massa. Dettati dai sentieri della nostra società, sembra un'utopia realizzarsi diversamente dal tutto amorfo; non è però illusione tentare di insegnare i passi della diversità, sorvolare le vette dell'utopia e sentirsi fieri per averci provato. Sei immensamente tu Claudia in tutto questo, senza veli e ombre che possano celare le tue profonde verità.
16/03/2015 piero lo iacono arduo compito in concorrenza con le marie-de-filippi, isole-dei-famosi- e affini---
scuola, famiglie, tv, società...sembrano tutti mondi scollati, incomunicabili tra loro... lontani, una quotidiana lotta---

17/03/2015 Maria Teresa Infante Credo che i tuoi alunni possano ritenersi fortunati ad avere un'insegnante che non solo insegna a far di conto, ma insegna anche la vita; questo credo sia anche uno dei ruoli a cui la scuola deve assurgere, per farsi portatrice di valori sani, non solo di nozioni. Se scuola, famiglia e istituzioni collaborano tendendo verso un nobile fine comune, forse saremo fieri non solo dei nostri figli e della loro crescita morale, ma di noi stessi, non più vaso capovolto di Pandora. Grazie mille Claudia per le tue attente valutazioni, continua a dare cuore ai tuoi alunni e nel loro, ci resterai.
17/03/2015 Chiara Dall'Ara Claudia, sfondi una porta aperta con me.
Io non mi sono mai omologata.
Sin da ragazzina, negli anni ottanta, quando tutti mi prendevano in giro perché non vestivo come loro, non guardavo i loro programmi che ritenevo stupidi (Drive in, ecc.).
Ero l'ultima, la più timida e riservata, la contadinotta.
Forse, già la malattia mi rendeva cosciente di essere diversa, perché comunque ogni tanto dovevo stare in disparte per non far notare i miei disagi.
Su un altro punto che hai descritto, leggerai una considerazione nel mio libro "Essenze di giorni sognanti".
Quella morbosità che spinge a guardare queste trasmissioni che si intromettono nelle tragedie private... Yara, Sara, Tommaso.... sono casi di cronaca nera portati all'attenzione di tutti con squallidi particolari.... per me insopportabili.
Riguardo all'educazione dei ragazzi, la scuola è importante, e sicuramente, degli insegnanti come te, sensibili e attenti, possono veramente fare la differenza nell'impronta caratteriale che si sta sviluppando.
Ma io, avrei anche un altro consiglio
se è possibile, questi ragazzi bisogna farli viaggiare, con i genitori.
Ma non solo nella classica meta turistica per stare al mare...
anche in posti con culture differenti, con storie differenti, per capire le differenze.

Anche solo viaggiare in un paesino di campagna, provenendo dalla grande città, apre al bambino una visione completamente nuova
ci sono tanti spunti da considerare, anche l'inserimento in attività culturali.... per non delegare la TV alla loro educazione extrascolastica.
Ce la faremo Claudia, tu con i tuoi bambini e con tuo figlio.
Io spero con mia figlia.
un abbraccio
17/03/2015 CRISTIANO MAIORINO (CSM) Concordo su tutta la tua linea di pensiero
Credo che bisognerebbe fare ancora piccoli passi indietro e ripescare il piacere delle virtù per allontanare gli spettri del qualunquismo.
Ripescare il piacere delle emozioni, e, ancor meglio, di riuscire ad esprimerle sotto qualunque forma di Arte.
Bisognerebbe anche ridurre la forbice che separa ciò che viene classificato come ignoranza da ciò che si identifica come cultura, le separazioni non fanno mai bene.
In ultimo, bisognerebbe indietreggiare sul concetto del merito e disapplicare la metodica del bonus/malus educativo, il che porterebbe gli esseri umani e i fanciulli a comprendere che il diritto alla vita ed al benessere è sacrosanto e non v'è nessuno che possa avere il diritto di abbassare di un quid la stima e la valenza di sé e del sé.
Un abbracciok a tutti
17/03/2015 Cristina Di Tommaso Cara Claudia condivido profondamente le tue parole come donna , come mamma e come educatrice . Quello che scrivi mi arriva in modo ancora piu autentico poiche ho avuto l opportunita di collaborare con te a scuola ; ricordo molto bene come per emtrambe fosse fondamentale cercare in noi stesse e stimolare nei bimbi creativita , orgoglio della propria unicita e piacere della esperienza vissuta . Penso che condividiamo anche la convinzione che nonostante le difficolta e i condizionamenti esterni solo questo tipo di crescita personale e autonoma crea le basi per una convivenza pacifica , soludale e democratica . Ti ringrazo con affetto cara Claudaia e auguro
a te , a me e ai tanti che ci credono di continuare questa strada con determinazione. Un abbraccio Cristina
17/03/2015 Cristina Di Tommaso Cara Claudia condivido profondamente le tue parole come donna , mamma ed educatrice . Il tuo scritto mi arriva inoltre autentico e sentito poiche ho avuto l opprtunita di lavorare con te a scuola ; ricordo bene come entrambe cercavamo di stimolare in noi stesse e nei bmbi creativita , orgoglio della propria unicita e piacere dell esoerienza vissuta . Inoltre credo ci umisca anche la convinzione che solo questo tipo di crescita personale in autonomia possa creari solide basi per una comvivenza pacifica , democratica e solidale . Complimenti , grazie e al prossimo contatto. Un forte abbraccio Cristina
18/03/2015 Ileana Sanino Cara Claudia, come sempre parole profonde, toccanti, vere. E chi più di chi vive nella "diversità" riesce a comprenderle e farle proprie? Sarebbe forse da rivedere il concetto di diversità che ognuno di noi ha, disintegrarlo per poi ricomporlo e farlo proprio. Da qui si dipanano molteplici problemi sociali. Forse un po' troppo riduttivo o complottistico come pensiero, ma non è forse meglio governare un popolo frivolo fatto di persone incapaci di avere un senso critico, impaurite ed incapaci di ragionare con la loro testa?Per non aggiungere pure incolte (o meglio informate solo superficialmente). E allora bombardiamo i nostri figli con pubblicità, cartoni animati, tecnologia fredda e diseducativa (oltre a dannosa per la salute),ecc...Ma come sempre la mezza misura è la cosa migliore...sarebbe già buona cosa riuscire ad insegnare questo. Certo però che solo uniti, scuola e famiglia , se ne può provare ad uscire altrimenti l'isolamento è alle porte. Tematica, questa molto attuale e parlarne per capire quanti e quanto si è uniti lo ritengo utile e saggio. Brava Claudia, grazie.
18/03/2015 Rita Vieni Mentre mi avvio tra le parole chiare e dirette di Claudia Piccinno, mia cara amica, mi soffermo non indifferente da subito in questa pagina, da l’esordio del suo colloquiare.
Eh già, anch’io ho iniziato così per caso e per seguire contatti lontani e per non dar spago al mio essere molto tradizionale e poco tecnologico.
Condivido l’opinione e il valore che bisogna riservare a ciò che appare e a ciò che è nel divenire, in una società sempre più girata e chiusa verso stereotipi quasi obsoleti dal troppo uso e consumo.
Oggi l’uso è d’uso, il trasgredire è la safeword per giovani in cerca di una “normalità”, normalità che di un normale vivere soggettivo, è oggetto oggettivo, spronata direttamente in direzione di una violenza che ammicca e si compiace dell’eco che tira a sé in evidente plagio di menti deboli e in cerca di spazio che acclama una massa senza connotazione identificativa.
Qual è il giusto cammino da seguire, la via che taciti insofferenze e insurrezioni sbuffanti da parte di adolescenti “Incompresi”, facili prede del consumismo, in vista di un dipanarsi di valori scaturiti da una morale che propone ed è prodotta?
L’esempio che propone Claudia è una faccia di una medaglia sana e pulita in vista di un obiettivo!
In consapevolezza e condivisone!
Oggi i ponti verso l’apprendimento e l’integrazione e l’accettazione si abbassano saldandosi sempre più, intrinsecandosi, grazie ad apporti intelligenti, ben strutturati e aperti di didattiche ad uopo, di intelligenze caratteriali che nascono e fungono da tramite per vie dirette e quotidiane, per vie non impervie ma per pianure grandi e soleggiate.
Oggi niente è facile, non è facile per chi ha tutto perché il tutto è un concetto relativo e perché chi ha poco, manca del necessario per approcciare all’assoluto che tenterà di avvicinare sfiorandolo.
Oggi noi genitori dobbiamo essere in prima linea contro le lusinghe del progresso troppo abbacinante, del “Tutto ora e subito”, del “Voglio”, “Devo”, egoisticamente rinfacciato per forgiare, allenare, equiparare, colloquiare, calmare, i frutti acerbi del nostro domani, senza vademecum presi in prestito ma regole di vita coltivate nella terra del proprio giardino.
Forse è meglio sfatare il mito che afferma che “L’erba del giardino del vicino è sempre più verde”, imparando ad udire e non inghiottire esempi dannosi e fare propri insegnamenti che ci vengono dalla nostra famiglia, dagli insegnanti e da chi ha una cultura di valori.
Grazie Claudia :D un ottimo articolo, uno spunto di riflessione personale da personalizzare e comunicare in esterno tra varie situazioni e scelte.

19/03/2015 Enzo Cavaricci Sono d'accordo con Claudia Piccinno. In una società che si fanno cose perché così fan tutti, senza chiedersi se siano di buon senso o meno, ben vengano insegnanti e genitori che abbiano la voglia di arginare per quanto possibile il franarsi dei valori. Un'altra cosa che ho cercato di impartire prima a miei figli e poi ai nipoti è l'accettazione di eventuali sconfitte. Ritengo che sia molto più agevole accettare la vittoria che digerire la sconfitta. Io ho cercato di educarli anche a questo. Ci sarò riuscito. Almeno ci ho provato.
19/03/2015 Alejandra Lillia mi è piaciuto l'articolo e condivido le tue idee, unico appunto: nell'insegnare ai bambini a essere se stessi, quando insegneremo a loro che esistono anche gli altri con i propri bisogni e che loro non sono il centro dell'universo.
Forse diventerebbero uomini e donne migliori, meno concentrati sulla loro egocentrica realizzazione e penserebbero un po' di più ai bisogni di chi li circonda.
19/03/2015 Maria Antonietta Maggio Gentilissima Claudia,
ti ringrazio per aver condiviso il tuo interessante articolo.
Gli spunti di riflessione sono tanti e tutti di forte valenza in questo periodo storico. Per fortuna ci sono persone che cercano di far riflettere su questi argomenti, nel nostro ruolo di insegnanti non possiamo esimerci dal ragionare su queste problematiche.
19/03/2015 Davide de pandis Tutte idee condivisibili e condivise quelle che esterni mia cara Claudia,il mio pensiero potrebbe essere ripetitivo visto che non ho letto ciò che voi amici avete risposto ma umilmente lo esternerò comunque scusandomi in anticipo se ciò dovesse accadere... In una società come quella che noi genitori della mia generazione ( ho 48 anni ) abbiamo e stiamo costruendo con il nostro atteggiamento povero di valori di sentimenti è naturale che l'aspetto più ricercato dai nostri ragazzi sia l'apparire e la totale mancanza di sincerità, cooperazione e sacrificio...vogliono tutto e subito senza nessun sacrificio per otterla tanto noi genitori non gli diremo mai no...è troppo difficile far accettare un no la scuola è tagliata fuori mia cara Claudia per un semplice motivo...mio figlio è un bravo ragazzo se non va bene a scuola è colpa dell'insegnante perché è inadeguata all'insegnamento oppure non capisce le problematiche di mio figlio ed ha preferenze...quindi se tutto ciò continuerà ad esistere temo che cresceremo dei ragazzi che non hanno voglia di lottare e di esprimersi perché aspetteranno noi genitori a risolvere i loro problemi...il genitore deve essere autorevole e non amico del figlio/a a volte mi è capitato di incrociare genitori che voglio e essere " troppo" amici dei figli e poco genitori...spero di non essere uscito fuori dal discorso ma questo è il mio pensiero il linea di massima su ciò che hai esposto tu con tanto trasporto emotivo...
19/03/2015 Monica Condivido pienamente e per far fronte a certi Comportamenti sbagliati io dico......"l'unione fa la forza!!!" ..........facciamo valere i sani principi!!!
20/03/2015 Massimo Massa Si parla spesso con insistenza di emergenza educativa nei confronti dei ragazzi. Ma quali sono i parametri di misurazione e di valutazione che possono sancire il fallimento dell’azione educativa in seno alla famiglia o tra i banchi di scuola, evidenziabile attraverso manifestazioni di disagio o di sofferenza di fronte ai quali gli adulti sembrano impotenti?

Gli interessi dei ragazzi, il loro linguaggio, i loro gusti sembrano essere così lontani dalle aspettative dei genitori e degli insegnanti, dal prototipo o dal modello esistenziale “perfetto” che spesso chiude le porte al dialogo. Quando si osservano certi fenomeni sociali non si può far altro che fermarsi all’oggettività dei fatti. Non si può fare alcuna riflessione utile se non si tiene conto della complessità sociale con le sue contraddizioni, del pluralismo delle culture, della molteplicità delle provenienze, del peso culturale e sociale dei nuovi media e della complessità dell’enorme quantità di informazioni a cui siamo quotidianamente sottoposti.

Per essere all’altezza delle sfide di oggi, credo che scuola e famiglia debbano avere il coraggio di reinterpretare la funzione educativa e sociale, attraverso relazioni e trasmissione di valori, cercando di aiutare i ragazzi nella propria crescita a diventare se stessi, anche se mi rendo conto che non è un compito facile in virtù di una cultura sociale sempre più caratterizzata da una consistente spinta all’omologazione.

Claudia… hai sollevato e posto alla nostra attenzione una problemagica sulla quale potremmo parlare per ore, ma mi rendo conto che non è certo questo il luogo adatto per approfondimenti.

Resta comunque il mio elogio per come hai saputo ben interpretare e descrivere una tematica estremamente attuale per la quale, come genitore, mi sento particolarmente coinvolto.
20/03/2015 Claudia Piccinno cari genitori, amici scrittori, insegnanti e terapeuti...grazie per aver contribuito al dibattito, io ritengo che questo sia un luogo della parola e che la verità stia nell'incontro, mai da una parte sola, come ho già detto..ho ceduto prima di altri alle lusinghe del virtuale e dell'apparire. L'importante è ritrovare la propria bussola.
23/03/2015 Nino Iacovella Penso che il ruolo più importante in tutti questi casi sia quello della famiglia.
Io lo vedo da mio figlio piccolo di cinque anni e mezzo: quando ci sono suoi sbandamenti quasi sempre le cause sono da annoverare ad una mancanza di presenza fisica o mentale (per stanchezzza da lavoro) dei genitori. E' negli equilibri della relazione affettiva tra genitori e figli che si costruiscono le solidità o fragilità delle persone.
06/05/2015 silvia ragazzini martelli educare è vivere, insegnare davvero a vivere e a credere in se stessi e nelle proprie grandi o piccole capacità.
07/05/2015 maurizio regazzi entrare in questo mondo letterario, io ci sono entrato grazie ad una amica comune che mi ha permesso di ingentilirmi, provenendo da un settore di lavoro commerciale, ho cosi potuto apprezzare il dono che hanno i poeti e le poetesse e che non si vive di solo pane, ma il pane del cervello e dell'anima sono per me le poesie di tanti nuovi veri amici che oggi ho su facebook e grazie che mi e' permesso di ringraziare tutti gli amici, e io posso dire con certezza amici veri !!!!!!!!!!
19/09/2015 19/9/2015 Persico Maria Rosaria Condivido ciò che hai scritto ,il tuo pensiero
La scuola insieme alla famiglia è l'unica che può fare il cambiamento e insegnare ai nostri figli valori che sono oggi ritenuti obsoleti....non hanno età proprio perchè ricchezze(valori)
Splendida la poesia di Malloch...fai bene ciò che sai fare ..il resto non conta
Grazie Claudia
22/09/2015 davide "Ben vengano dunque le diversità perché grazie alle diversità si può insegnare la bellezza della varietà, l'opportunità di differenti strategie, la relatività della verità, la non assolutezza e la non con divisibilità tout-court della moda del momento. Stimolare i bambini al riconoscimento delle peculiarità di ciascun compagno, li aiuta a valorizzare caratteristiche non comuni, a capire che essere se stessi è più bello che essere tutti uguali." Condivido in pieno questa tua riflessione, perché sin dai tempi delle elementari, eravamo alla fine degli anni Ottanta, ho sempre seguito il mio istinto a non essere uguale a nessun altro, e sono stato regolarmente additato, anche dai professori che, solo perché studiavo e avevo voti alti, mi tolleravano. Oggi continuo a seguire il mio istinto, e insegno ai ragazzi l'importanza, e dunque la bellezza, di essere se stessi, il coraggio di esserlo in pieno e la volontà di migliorarsi ogni giorno, senza assomigliare mai a nessun altro, senza essere mai secondo a qualcuno.
21/01/2016 Stefano Un articolo che va dritto al bersaglio di questa società che ha veramente bisogno di ritrovarsi e allora, come giustamente affermi, "ben venga la diversità".
26/01/2016 claudia la diversità resta l'unica scelta possibile per non omologarsi e restare fedeli a se stessi, anche quando si traduce in esilio volontario o esclusione, grazie per i vostri commenti