I premio letterario "Una perla per l'oceano"

Per un fiocco rosso

(Zingoni Italo)


Gina, affacciata alla finestra, guardava con aria distratta l'ingresso del Circolo dei Gobbi.
Proprio lì, sotto casa sua, il vociare degli uomini che giocavano a bocce nel "pallaio".
Non poteva dormire in quella domenica afosa di luglio, un po' per il troppo caldo, un po' per le voci di quei giocatori che discutevano su ogni centimetro tra palla e pallino, sempre ad alta voce, sempre con una bestemmia tra parola e parola.
Seduti all'unico tavolo, sotto la pergola, Gianni, Stinchi e Gino, contadini di vecchio stampo, parlavano animatamente intorno al fiasco di vino.
Gina li conosceva tutti. Compagni cresciuti insieme, li aveva forgiati la terra, terra di altri che loro lavoravano giorno dopo giorno per ricavarci appena il minimo indispensabile per vivere.
Vita povera di contadini, lavoro duro e poche soddisfazioni: una partita a carte, quattro bestemmie in compagnia, due risate, un bicchiere di vino o caffè di orzo tostato al fuoco di ulivo secco. E poi lavoro, pioggia, neve, fango, sole, sudore e mai il tempo per un respiro più profondo.
"Purtroppo hanno vinto loro "diceva Gianni rivolto agli altri- maledetti fascisti ! Sono appoggiati dai padroni, dai signori..." "E anche dai Preti" lo interruppe Gino" avessi sentito stamani alla Messa, pare che, se non si è fascisti non si va nemmeno in Paradiso..." "Lascia stare il Paradiso-disse Gianni- la morte è un salto nel buio !" ripeteva spesso queste parole a chi gli chiedeva se credesse o no in Dio.

Socialista da sempre, era un uomo di quelli che non si piegano. Lo sapevano bene tutti. E tutti ora temevano per la sua sorte.
"Ma bisogna avere paura "continuò Gino- quelli non scherzano; il Bianchi lo hanno purgato per bene l'altra sera. Loro sono forti e noi... "
"Sono deboli" interruppe Stinchi, il più giovane di loro, con aria alterata" usare la violenza è il segno più evidente della loro debolezza !"
"Hai ragione" disse Gianni convinto" tu parli come un libro stampato ! "
Stinchi sorrise e vuotò il bicchiere. Di costituzione minuta, il viso affilato con i baffi piccoli e sempre sistemati, Stinchi era considerato la persona più intelligente del luogo. Aveva, anni prima, organizzato il primo sciopero dei contadini, in quella sona, dove la parola sciopero era pressoché sconosciuta.
Pagava ora la sua fede sindacale con una cicatrice sul viso, segno indelebile di un manganello fascista.
Gina, per niente distratta da quei discorsi di politica, prendeva in pieno viso tutto il sole di quella stupenda giornata di luglio.
La sua attenzione fu richiamata all'improvviso da una macchia scura, ancora indefinita, che apparve sulla strada, all'incrocio lontano.
Qualcuno stava arrivando. Guardò con più attenzione, portando la mano destra sulla fronte: erano tre uomini in bicicletta.
"Stinchi" gridò d'istinto" arrivano i fascisti ! "
"Ti stanno cercando" disse Stinchi rivolto a Gianni" nasconditi, non è bello farsi prendere a manganellate "
"Non ho intenzione di muovermi - -disse calmo l'altro- staremo a vedere !"
Gina, impaurita, scese di corsa le scale e arrivò trafelata al Circolo.
"Gianni" disse- vieni con me, non fare lo sciocco, pensa a tua moglie e ai tuoi figli"
Lo trascinò, aiutata dagli altri, al piano di sopra, in casa sua, e lo rinchiuse nel bagno.
Quando i tre fascisti arrivarono Stinchi giocava a carte con Gino e non li degnò di uno sguardo.
"Camerati" gridò il primo, salutando con la mano tesa.
"Non fare tanta scena Tommaso" replicò Stinchi con voce calma- ieri lavoravi con me e ora sei passato dalla parte dei padroni..."
"Non parlarmi così" urlò Tommaso, picchiando il manganello sul tavolo- ora comandiamo noi e tu sai bene quanto pesa questo !" E picchiò ancora con forza il manganello.
"Per tua fortuna oggi non cerchiamo te, ma ricordati di non alzare tanto la testa altrimenti, la prossima volta...". Le sue parole rimbombarono nell'aria come una condanna.
"Basta" intervenne il secondo fascista- cerchiamo un vostro "compagno" disse con voce sprezzante- Gianni... non è qui per caso ?"
"Oggi non si è visto" disse Gina dalla finestra.
Entrarono nel Circolo, aprirono le due stanze, rovistarono un po' e poi ripresero le biciclette e andarono via.
"Ditegli pure che gliela faremo pagare, questa volta non gliela perdoniamo !" gridò ancora una volta, minacciosamente, Tommaso.

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Il Venerdì precedente, giorno di mercato, Gianni si era alzato molto presto.
Il cielo limpido d'estate cominciava appena a sbiancare. I cipressi sul rio, immobili, neri, sembravano spade contro il rosa dell'alba.
Tenui, i rumori della notte, rompevano appena il silenzio profondo della campagna.
Nella stalla, al lume tenue e tremante del piccolo lucignolo a petrolio, Gianni governò le sue vacche, come ogni mattina.
Poi prese la migliore che aveva, la pulì ben bene raschiandola con bruschino e spazzolandola con molta cura, passò la sugna sulle corna bianco-nere lucidandole con attenzione quasi paterna e la portò fuori. La legò al carro e salì in cucina.
Sua moglie, appena alzata, aveva preparato caffè d'orzo e latte per la prima colazione.
Gianni mangiò in fretta il pane abbrustolito sul fuoco e inzuppato a piccoli pezzi nel caffellatte ben caldo.
Andò in camera e, senza farsi vedere, prese uno dei fiocchi di stoffa rossa che di solito, anni prima, i contadini mettevano alla coda delle vacche e dei buoi che portavano a vendere al mercato.
Una tradizione ormai radicata per antiche superstizioni.
Si mise il fiocco in tasca, salutò la moglie, un'occhiata ai bambini che dormivano ancora profondamente e scese di corsa le scale.
Con la vacca al guinzaglio, come fosse un vecchio cane, si incamminò verso il paese.
Il sole faceva appena capolino tra le colline, alle sue spalle.
Prima di entrare in paese, mise con cura il fiocco rosso alla coda dell'animale che lo seguiva placido, ruminando.
Fu tra i primi ad arrivare nella grande piazza del mercato. Poco dopo, uno ad uno, arrivarono altri contadini con mucche e vitelli e le donne con gli animali da cortile e i cesti con le uova.
Gianni parlava con alcuni compratori, quando tre o quattro individui in tenuta nera si avvicinarono alla sua vacca.
"Guarda" disse uno di loro- una sporca vacca comunista, ha bisogno di una lezione ! "
Strappò il fiocco rosso dalla coda e cominciò a colpire la bestia con il manganello. Gli altri, eccitati, fecero lo stesso.
Si formò subito un capannello di persone mentre altri si allontanarono per paura.
"Lasciate stare immediatamente la mia vacca !" Gridò Gianni .
"Saresti dunque tu il padrone di questa brutta bestia ?" dissero in coro.
"Lasciatela stare !" disse ancora Gianni.
Intanto, facendosi largo tra la gente, era arrivato il Maresciallo.
"Che cosa succede qui ?" Chiese con l'aria di chi ha già capito tutto.
"Tommaso" continuò subito" non fate ragazzate e voi, forza, andatevene per i fatti vostri, non c'è niente da vedere !"
Forse delusi per quell'intervento, parlottando tra loro, i curiosi lentamente si allontanarono.
"Gianni" disse il Maresciallo rivolto all' uomo" vattene a casa, e non provocarli più altrimenti ci rimetti la pelle !"


Lo conosceva bene quel contadino dal volto aperto, dal sorriso tenue e sereno; gli aveva sempre detto, paternamente e con sincera amicizia, di non immischiarsi in faccende politiche, tanto chi ci rimette sono sempre i poveri, i più deboli, perché nessuno li difende. Evidentemente neppure lui era più in grado di farlo.
"Piano" era solito rispondere Gianni- verrà il momento in cui anche noi potremo dire la nostra. La libertà bisogna conquistarsela."

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I tre fascisti che lo avevano cercato quel giorno al Circolo dei Gobbi, erano venuti per questo.
Per fargli pagare quel fiocco rosso esposto in piazza sulla coda di una vacca.
Per fortuna non lo avevano trovato. Ma le loro minacce erano state un brutto segnale.
Lo trovarono invece, in un giorno di pioggia, ai primi di Novembre, i suoi compagni, Stinchi e Gino, in fondo alla salita che porta al paese.
I suoi occhi guardavano stupiti il cielo. Era morto, un filo rosso di sangue gli usciva dalla bocca.
Violenti come bestemmie, come spietati assassini, gli erano rimasti negli occhi solo i lampi del temporale.