Versi, appunti e ideali nell’anima inquieta di Ernesto Guevara
Quando si parla del “Che”, Ernesto Guevara, il pensiero corre quasi inevitabilmente al guerrigliero, al medico, al comandante. Eppure questa immagine, pur fondamentale, rischia di oscurare un'altra dimen-sione della sua personalità: quella dello scrittore e del poeta. La parola, per Guevara, non fu mai un semplice ornamento della vita, ma uno strumento di conoscenza e di testimonianza, capace di accompa-gnare la sua azione senza esserne subordinata.
Catturato dai militari boliviani e assassinato con una brutalità perversa e sadica, è rigermogliato in tutta la sua figura complessa e irripetibile, vasta e colma di amore per la sua terra e per tutti i popoli oppressi, ovunque fossero.
Senza che ce ne accorgiamo siamo immersi in meccanismi di numerose e differenti intelligenze artificiali, ormai inserite in ogni pratica quotidiana della vita, per cui è divenuto necessario, quasi urgente, parlarne per addentrarci nel loro funzionamento e sapere interagire in maniera costruttiva. Qui, senza cedere a tecnicismi, ma fondando l’argomentazione su riferimenti accademici aggiornati, si vuole presentare il rapporto tra il linguaggio umano e il linguaggio algoritmico delle IA in riferimento alla scrittura creativa.