L’illusione della felicità: l’amore come espressione della volontà di vivere
Pur non essendo un aspetto strettamente filosofico, il tema dell’amore è stato affrontato da molti filosofi dall’antichità ad oggi. Partendo da Platone che nel Simposio introduce una teoria dell’amore estrema-mente suggestiva, altri, tra cui Aristotele, San Tommaso, Kant, Nietzsche, Kierkegaard, fino agli esistenzialisti, Sartre e Heidegger, hanno sviluppato in maniera diversa questo argomento.
L’amore riveste un ruolo importante per l’analisi del comportamento umano nella filosofia di Platone. L’amore, infatti, non è solo, sul piano prettamente antropologico, il sentimento che spinge verso l’unione dei corpi e la procreazione ma su quello spirituale rappresenta l’aspirazione dell’uomo verso la perfe-zione. Il Simposio è forse il testo più significativo che spiega la concezione platonica dell’amore.
Per quanto riguarda l’aspetto comunicativo Platone sceglie due strumenti particolarmente significativi ed efficaci.
Un patrimonio da riscoprire
La storia della letteratura dedica poco spazio alla poesia femminile, soprattutto del passato, pur esistendo esempi di poetesse di grande valore, sia per l’intensità espressiva che per la versificazione.
Nei secoli scorsi indubbiamente il numero delle donne che si sono cimentate nella poesia, come peraltro in altre forme artistiche, è stato molto basso rispetto a quello degli uomini. Questo è sicuramente dovuto al ruolo della donna nella società di un tempo, molto focalizzato sulla quotidianità e sulla gestione della casa e della famiglia.
La poesia femminile dell’occidente ha la sua origine con Saffo, non solo la più grande poetessa dell’antichità, ma anche la voce poetica femminile più intensa di tutti i tempi. Di lei si sa che visse nel VII secolo avanti Cristo, nell’isola greca di Lesbo, dove fondò un collegio femminile, il Tiaso, in cui insegnava alle giovani donne il culto per l’arte e per l’amore.
IN FOTO: Saffo che si getta dalla rupe dell’isola di Leucade, di Antoine-Jean Gros (1801)
La visione politica, non sempre adeguatamente considerata, ha avuto un ruolo importante nella vita e nella poesia di Giovanni Pascoli. Il trauma subito all’età di dodici anni a seguito dell’assassinio del padre nel 1867, mentre tornava a casa da Cesena sul proprio calesse, ha influenzato fortemente non solo la sua poesia, ma anche la visione politica che maturò nel corso degli anni universitari a Bologna.
Durante questo periodo conobbe Andrea Costa, si avvicinò al movimento anarco-socialista, influenzato da personalità rivoluzionarie come Mikhail Bakunin, e cominciò nel 1877 a tenere comizi a Forlì e a Cesena.