Elementi politici nell’opera di Giovanni Pascoli

La visione politica, non sempre adeguatamente considerata, ha avuto un ruolo importante nella vita e nella poesia di Giovanni Pascoli. Il trauma subito all’età di dodici anni a seguito dell’assassinio del padre nel 1867, mentre tornava a casa da Cesena sul proprio calesse, ha influenzato fortemente non solo la sua poesia, ma anche la visione politica che maturò nel corso degli anni universitari a Bologna.

Durante questo periodo conobbe Andrea Costa, si avvicinò al movimento anarco-socialista, influenzato da personalità rivoluzionarie come Mikhail Bakunin, e cominciò nel 1877 a tenere comizi a Forlì e a Cesena.


Nel settembre del 1879 fu anche arrestato a seguito della partecipazione a una protesta a favore di alcuni anarchici, che erano stati imprigionati nel corso di una manifestazione contro la condanna di Giovanni Passannante per l’attentato fallito a Umberto I. Venne poi assolto dopo alcuni mesi di reclusione, anche grazie alla testimonianza di Giosuè Carducci, suo professore a Bologna, che dichiarò: “Il Pascoli non ha capacità a delinquere in relazione ai fatti denunciati”.

L’adesione al movimento anarco socialista e alle manifestazioni di piazza, appaiono più come la reazione al trauma giovanile dell’assassinio del padre, percepito come un’ingiustizia profonda, piuttosto che l’espressione di un animo violento e rivoluzionario.
Infatti quando nel luglio del 1900 venne ucciso Umberto I dall’anarchico Bresci, Pascoli rimase amareggiato e prese le distanze abbandonando la militanza politica. In quell’occasione compose la poesia Al Re Umberto, associando la sua morte a quella del padre:

In piedi, sei morto, tra i suoni
dell’inno a cui bene si muore:
in piedi: con palpiti buoni
nel cuore, colpito nel cuore


poi chiudendo con l’amara constatazione del fallimento degli ideali:

Va, principe giovane e giovane
Italia! Nel pelago eterno,
va, cerca il tuo Polo; va, trova
nel mondo infinito il tuo perno!

Va, in mezzo alla grigia bufera,
va, dove s’incontra e s’indora
con questa che sembra una sera,
la subita aurora!


L’abbandono della militanza politica, tuttavia non coincide con quello del socialismo che assume connotati sociali e umanitari, basati su una profonda riflessione sulla società e sulla condizione umana. Si aggiunge un certo disincanto verso le istituzioni e l’incapacità dello stato di stare dalla parte della gente e in particolare degli umili.
I primi anni del ‘900 sono un periodo critico per l’Italia, in cui, seppur in presenza di una fase di crescita industriale, permangono forti disuguaglianze sociali e condizioni di estrema povertà dei ceti più deboli. Molte famiglie sono costrette all’immigrazione, alla ricerca di un lavoro, lasciando la loro terra e i loro affetti, per una vita difficile in un mondo completamente diverso.


Il problema dell’emigrazione fu molto sentito dal Pascoli, associato alla perdita del nido, un tema fondamentale della sua poetica, espresso con la metafora della rondine uccisa mentre tornava al suo nido nella famosa poesia X agosto della raccolta Myricae. A questo riguardo il poeta affronta il dramma dell’emigrazione delle famiglie nei Primi Poemetti con il poema Italy - Sacro all’Italia raminga, di 450 versi endecasillabi in terzine dantesche, composto nel 1904, prendendo spunto da un episodio realmente accaduto. Due fratelli emigrati in America dalla Garfagnana, tornano in patria portando con sé la nipotina Molly. La bambina è ammalata di tubercolosi e i due fratelli sperano che l’aria buona e le cure della nonna facciano il miracolo di restituirle la salute. Molly non parla italiano e la nonna non conosce l’inglese, però l’affetto si rivela superiore alle difficoltà linguistiche, stabilendo fra loro un forte legame. La bambina finalmente guarisce ma la nonna si ammala e muore, mentre gli emigranti tornano di nuovo in America.


I

A Caprona, una sera di febbraio,
gente veniva, ed era già per l’erta,
veniva su da Cincinnati, Ohio.
La strada, con quel tempo, era deserta.
Pioveva, prima adagio, ora a dirotto,
tamburellando su l’ombrella aperta.
La Ghita e Beppe di Taddeo lì sotto
erano, sotto la cerata ombrella
del padre: una ragazza, un giovinotto.
E c’era anche una bimba malatella,
in collo a Beppe, e di su la sua spalla
mesceva giù le bionde lunghe anella.
Figlia d’un altro figlio, era una talla
del ceppo vecchio nata là: Maria:
d’ott’anni: aveva il peso d’una galla.
Ai ritornanti per la lunga via,
già vicini all’antico focolare,
la lor chiesa sonò l’Avemaria.
Erano stanchi! Avean passato il mare!

VIII

O rondinella nata in oltremare!
Quando vanno le rondini, e qui resta
il nido solo, oh! che dolente andare!
Non c'è più cibo qui per loro, e mesta
la terra e freddo è il cielo, tra l'affanno
dei venti e lo scrosciar della tempesta.
Non c'è più cibo. Vanno. Torneranno?
Lasciano la lor casa senza porta.
Tornano tutte al rifiorir dell'anno!
Quella che no, di' che non può; ch'è morta.

Alla base dell’ideologia politico sociale del Pascoli c’è la celebrazione del nucleo familiare, che si ritrova in molte sue poesie, nelle raccolte da Myricae ai Canti di Castelvecchio. La famiglia, che nel suo caso, dopo i fallimenti amorosi, coincide con il forte legame con le sorelle, costituisce il riferimento assoluto della società e si correla al suo concetto di nazione, che della famiglia ne rappresenta l’estensione. L’Italia è per Pascoli una nazione proletaria che non riesce a sfamare i propri figli e quindi deve ricorrere all’emigrazione. Arriva quindi a legittimare le guerre coloniali, in particolare la conquista della Libia nel 1911, ritenendo che la colonizzazione possa rappresentare uno sbocco di lavoro e di crescita per i ceti più poveri.
Queste idee lo allontanano così dai valori del socialismo, spostandosi verso posizioni nazionaliste, che tuttavia mantengono al centro una forte attenzione agli aspetti umani dell’integrazione sociale.
Proprio in occasione della guerra con la Libia, nel novembre del 1911 a Barga in Garfagnana, dove trascorse gli ultimi annoi della sua vita, Giovanni Pascoli pronuncia il famoso discorso, noto come La grande proletaria si è mossa.

Prima ella mandava altrove i suoi lavoratori che in patria erano troppi e dovevano lavorare per troppo poco. Li mandava oltre alpi e oltre mare a tagliare istmi, a forare monti, ad alzar terrapieni, a gettar moli, a scavar Carbone, a sventar selve, a dissodare campi, a iniziare culture, a erigere edifizi, ad animare officine, a raccoglier sale, a scalpellar pietre; a fare tutto ciò che è più difficile e faticoso, e tutto ciò che è più umile e perciò più difficile ancora.

Chi vuol conoscere quale ora ella è, guardi la sua armata e il suo esercito. Li guardi ora in azione. Terra. mare e cielo, alpi e pianura, penisola e isole, settentrione e mezzogiorno, vi sono perfettamente fusi. E vi sono le classi e le categorie anche là: ma la lotta non v'è o è lotta a chi giunge prima allo stendardo nemico, a chi prima lo afferra, a chi prima muore. A questo modo là il popolo lotta con la nobiltà e con la borghesia. Così là muore, in questa lotta, l'artigiano e il campagnolo vicino al conte, al marchese, al duca.

Un discorso lontano dalle posizioni socialiste della sua giovinezza che testimoniano una sorta di ribaltamento ideologico con l’adesione a una linea nazionalista e interventista.
In realtà il discorso è più complesso. Non si tratta di una esaltazione della guerra come “sola igiene del mondo”, secondo l’ideologia di Marinetti del movimento futurista a lui contemporaneo, ma piuttosto l’occasione di una nuova solidarietà sociale che deve essere sempre presente anche nei momenti più drammatici.
In questa dimensione ideologica continuano a valere gli elementi caratterizzanti della poetica pascoliana, dal mito del fanciullino che attraverso i buoni sentimenti consente la fratellanza tra gli uomini, cosi come quello del nido della famiglia che protegge i suoi membri dalle insidie della vita.
Insomma la guerra in questa accezione pascoliana, in cui gli uomini collaborano verso un obiettivo comune, si correla con il sogno di una umanità solidale e fraterna.

Posted

03 Jul 2025

Storia e cultura


Franco Donatini



Foto dal web



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