Il Reale Opificio di Pietrarsa e lo sviluppo
delle ferrovie nel Mezzogiorno d’Italia

Voluto da Ferdinando II di Borbone, fu all’avanguardia in tutta Europa

Le Officine di Pietrarsa hanno rappresentato un sito industriale di fondamentale importanza per la vita economica dell’Ottocento nel Mezzogiorno d’Italia, soprattutto per quel che riguarda lo sviluppo del settore ferroviario.
Sorsero nel 1840 come Reale Opificio Borbonico, per volontà di Ferdinando II re delle Due Sicilie, con l’obiettivo di realizzare una fabbrica di locomotive e materiale ferroviario per il sistema ferroviario che cominciava a svilupparsi nel Sud Italia.


Le sue origini sono rintracciabili ancor prima del 1840 e vanno ricondotte al capitano di vascello scozzese William Robinson che nel 1830 aveva creato in agro di Torre Annunziata (Napoli) una piccola officina meccanica e pirotecnica per produrre armi ed esplosivi. Dopo la morte per colera di Robinson, Ferdinando II la trasferì a Napoli, con decreto del 6 novembre 1840, in seguito anche ad un incendio che aveva procurato gravi danni all’intera struttura. Più precisamente, decise di rifondare l’industria a Pietrarsa, località alle porte del capoluogo partenopeo, tra i comuni di Portici, San Giovanni a Teduccio e San Giorgio a Cremano.

Le prime locomotive
Il 22 maggio 1843 Ferdinando II emanava un editto nel quale era scritto, tra l'altro: È volere di Sua maestà che lo stabilimento di Pietrarsa si occupi della costruzione delle locomotive, nonché delle riparazioni e dei bisogni per le locomotive stesse, degli accessori dei carri e dei wagons che percorreranno la nuova strada ferrata Napoli-Capua.
Il 28 giugno dello stesso anno iniziava la riparazione delle prime locomotive a vapore di fabbricazione inglese, mentre nel 1845 si dava avvio alla produzione, su licenza inglese, di locomotive a vapore. Entro il biennio successivo ne furono costruite sette, tutte impiegate sulla linea ferroviaria Napoli-Portici che era stata inaugurata il 3 ottobre del 1839.
La produzione riprese nel 1850 con 13 locomotive, quindi ebbe una battuta d’arresto a causa della caduta del regno. Nel maggio 1859, intanto, si spegneva a Caserta Ferdinando II e gli succedeva il figlio Francesco II.
Fino al 1860, nel suo primo ventennio di attività, presso il Regio Opificio di Pietrarsa erano state costruite venti locomotive.

L’Opificio dopo i Borboni
A partire dal 1861, con il crollo del regno dei Borboni, l'Opificio di Pietrarsa entrò in una fase difficile, registrando un calo notevole dell’attività e della redditività. I successivi passaggi in mani private non sortirono risultati positivi: ci furono drastiche riduzioni dei posti di lavoro (fino a 100 unità impiegate) come conseguenza della smobilitazione ma anche della perdita di commesse, scioperi e disordini repressi nel sangue: una carica di bersaglieri, il 6 agosto 1863, provocò 7 morti e 20 feriti gravi.

Il passaggio allo Stato e la lenta agonia
Nel 1877 intervenne lo Stato e ne assunse direttamente la gestione, risollevandone le sorti e migliorando l’ormai ridotta capacità produttiva.
Dal 1885 le Officine di Pietrarsa vennero assegnate alla Rete Medi-terranea e ne fecero parte fino al 1905 quando, in seguito alla stata-lizzazione delle ferrovie, la fabbrica entrò a far parte delle nuove Fer-rovie dello Stato divenendo una delle Officine di Grandi Riparazioni.
Con l’avvento di nuovi sistemi di trazione ferroviaria, le locomotive a vapore vennero gradatamente ac-cantonate: ciò segnò il lento ma inesorabile declino dell’Opificio di Pietrarsa che venne definitivamente chiuso con decreto del 15 novembre 1975.

L’ultima locomotiva a vapore riparata usci dall’impianto il 2 dicembre dello stesso anno.

Non solo locomotive…
Prima dell’editto del 22 maggio 1843, con la manifestata volontà di Fedinando II di destinare Pietrarsa alla produzione e alla riparazione di locomotive a vapore, in questo complesso si produceva di tutto che fosse compatibile con una fabbrica pirotecnica e metalmeccanica: palle incendiarie; razzi alla Congréve, pesanti quattordici chilogrammi e con gittata di oltre tre chilometri; macchine di guerra; armi bianche; elmi per dragoni; affusti di ferro per cannoni; ferro configurato per lastre di canne di fucile; granate a palle piene; attrezzi per porti e cantieri navali e per gli Arsenali militari; macchinari per l’organizzazione dello stesso stabilimento.

La riconversione in museo
Dal 1989, l’Opificio di Pietrarsa è stato trasformato in Museo Nazionale Ferroviario, un polo culturale che conserva una collezione unica di locomotive storiche, carrozze d'epoca e modelli di treni che documentano la storia delle ferrovie italiane, dalle prime locomotive a vapore fino ai moderni treni elettrici.
Oltre alla collezione permanente, il museo ospita eventi, mostre temporanee e attività educative per promuovere la cultura della storia ferroviaria e industriale. L'architettura dell'edificio, che mescola elementi ottocenteschi con un impianto moderno, rappresenta un esempio significativo di come sia possibile preservare il patrimonio industriale e trasformarlo in una risorsa culturale.
Vi è anche conservata una gigantesca statua di Ferdinando II alta circa 4,5 metri, un monoblocco in ghisa fusa nello stesso Opificio di Pietrarsa, inaugurata il 18 maggio 1852. Rappresenta una tra le più grandi opere del genere prodotta in Italia.

Luigi Corsi
Dalla sua fondazione, e fino al 1860, l’Opificio di Pietrarsa fu diretto da Luigi Corsi, un ufficiale d’Artiglieria del Regno delle Due Sicilie nato a Lucera (Foggia) il 16 febbraio 1802 dal colonnello Dionisio Corsi e da Filomena Carascon.
Dopo l’Unità d’Italia, per quanto fosse stato sollecitato dal nuovo Governo a restare alla direzione dell’impianto, Corsi rifiutò la proposta con decisione e apprezzabile onestà intellettuale, affermando di non essere un uomo idoneo per tutte le stagioni.
Nel 1861, quindi, lasciato l’incarico tenuto per vent’anni con perizia e sagacia non comuni, si ritirò a vita privata. Trascorse gli ultimi anni della sua vita a Portici, in una villa che aveva fatto costruire nel 1850, nelle vicinanze della fabbrica che aveva validamente diretto.
Morì nel 1887. La sua morte suscitò cordoglio e dolore sinceri in tutta la popolazione di Portici.
Luigi Corsi fu anche un geniale inventore. Di lui si ricorda l’ideazione, nel 1839, di palle incendiarie innovative, inestinguibili in acqua, capaci di bruciare in breve tempo le navi colpite. Andarono a sostituire le palle roventi in dotazione alle artiglierie delle fortezze dell’epoca.

Posted

17 Dec 2025

Storia e cultura


Duilio Paiano



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