Prometeeo nel testo di Eschilo: la Passione degli eroi classici

Ribellione, dolore e redenzione: il senso eterno della Passione prometeica

Il Prometeo incatenato nella tragedia di Eschilo è un eroe forte e generoso, che non si piega di fronte all’arbitrio del più potente, non cede alla sofferenza pur di realizzare le sue alte e nobili finalità. Pur essendo un Titano e una divinità alla pari di Zeus e potendo godere del privilegio del suo status, si pone accanto ai più deboli, gli uomini che sulla terra vivono in una condizione miserabile e priva di speranza. Non è attratto dallo splendore del cielo, ma dalla bassezza della terra, che vuole risollevare e riscattare.
Se sono eroi tutti i personaggi nobilitati dal mito e dalla scrittura epica, Prometeo merita l’epiteto di eroe pià degli altri, o può misurarsi solo con qualche altro. Sono considerati eroi Achille, Ettore, Enea, Ulisse, ma ciascuno per un particolare aspetto che lo ha reso memorabile, per la forza, per l’amor patrio, per l’intelligenza.





Prometeo è modello di superiorità in tutti i campi: sa riflettere e prevedere, come vuole l’etimologia stessa del suo nome, a differenza di Epimeteo che conosce solo post factum, possiede la forza, è coraggioso fino alla ribellione e all’abnegazione, non ha le passioni meschine degli altri dei, ma sentimenti nobili e generosi, partecipa del divino e dell’umano, non per sfruttare le debolezze umane a suo beneficio, ma per compassionare e ristorare quelle debolezze con i suoi doni. All’uomo concede molti doni, spartisce le vittime a suo favore, fino alla concessione del fuoco che potrà modificare totalmente la vita selvaggia del primo uomo, proiettandola verso il progresso.

Questo suo operato poggia sul suo libero arbitrio ed è una trasgressione nei confronti della norma divina, indifferente ed ostile all’uomo. Per questa trasgressione a favore dell’uomo, subisce un’atroce ed interminabile punizione. Viene incatenato su una rupe del deserto Caucaso e subisce gli assalti di un’aquila, mandata da Zeus per rodergli il fegato. Questa sarà la sua Passione, sopportata eroicamente per il bene dell’umanità
Il testo di Eschilo ridonda di parole di commiserazione di Efesto, emissario del Padre Zeus, e del Coro, verso il Titano, ma anche delle risposte generose di Prometeo, deciso a tutto sopportare per migliorare la vita dell’infelice uomo.

Vari sono stati i filoni interpretativi del mito di Prometeo riportato da Eschilo. La resistenza al Potere di un sovrano assoluto ed arbitrario ha fatto di Prometeo un eroe politico, sempre attuale nel conflitto storico con le forme autoritarie culminate nei totalitarismi del Novecento. La ribellione titanica e prometeica sul modello dell’eroe antico nei confronti delle strutture soffocanti del mondo inizia in epoca romantica, colorandosi gradualmente di tinte metafisiche, per l’abbattimento del massimo dei poteri, quello di Dio, radice di tutti gli altri. Così, dalla lotta di Leopardi contro la Natura-Dio si giunge all’Uomo in rivolta di Camus e all’annuncio nicciano della Morte di Dio.

Un altro aspetto dell’interpretazione ermeneutica del mito ha riguardato il dono offerto da Prometeo all’umanità, quello del fuoco, elemento promotore del progresso e della tecnica. Questo dono, che tanto dolore costò al suo donatore, non è stato proficuo per la storia dell’umanità; le voci critiche, a partire da Lucrezio (De rerum natura,V) e Seneca (Naturales Quaestiones), si sono scontrate con quelle progressistiche dell’Età dei Lumi (Voltaire), in un andirivieni di opinioni che includono la voce originale di Rousseau fino al dibattito contemporaneo.
Ma il messaggio più alto, che Prometeo ha inviato alla spiritualità di tutti i tempi, è la sua Passione, sofferta volontariamente per amore dell’uomo. Questo atto, che lo incolla alla rupe del Caucaso, lo assimila al Cristo incollato sulla croce per una finalità comune. Prima del Prometeo ribelle e trasgressivo, infatti, nella cultura è invalsa la figura del Prometeo-Cristo, a volte visto come anticipatore, a volte accostato a lui e a Dio Padre come suo complemento nell’opera della creazione.

In questo eroe del bene, servo battuto e crocifisso, presente nella visione di Isaia e Platone (Repubblica II), si possono celare vari eroi e varie Passioni subite per il bene dell’uomo
Mondo pagano e cristiano si allacciano: giustamente Dante, sulla scia di Agostino (La città di Dio), associa i due mondi in una dialettica di complementarità e perfezionamento; Simone Weil (Diari) trova nella classicità intuizioni precristiane e Carlo Diano (Introduzione alla tragedia greca) individua nella Passione ed Espiazione i punti focali della religiosità greca. Una ricerca religiosa, investe, quindi, il mondo greco che, ancora incerto sulle sorti ultraterrene, già conosce il significato della sofferenza e la speranza divina della Resurrezione variamente intesa. Dioniso, benefattore per il dono rassererenante della vite e dell’arte, passa attraverso la morte e la resurrezione; Edipo attraversa una vicenda articolata, che lo vede signore di Tebe, attento a proteggere il popolo dalla peste, punito innocentemente dalla determinazione di un destino misterioso e redento dall’espiazione del patire (Sofocle: Edipo Re, Edipo a Colono). Holderlim accosta a Dioniso e Cristo Empedocle, suicida nel fuoco dell’Etna, per riscattare l’umanità del suo tempo colpevole e deviata.

Quindi la Passione, comune all’eroe classico e cristiano, ha una finalità di bene per la società umana, ma sembra che questa resti sempre imperfetta ed oscillante nel suo percorso. Questo pensiero pessimistico si legge nel testo leopardiano dedicato a Prometeo (La scommessa di Prometeo), in cui la civiltà, nonostante i modelli di abnegazione, offre in tutte le regioni della terra comportamenti di barbarie e l’uomo si rivela inferiore alle bestie. Perfino il Regno di Dio, auspicato da Cristo, non si è mai tradotto in realtà. Il Cristo si rivela, nelle pagine dell’Anticristo di Nietzsche, un essere sublime, indifferente agli interessi del mondo, non compreso dai suoi stessi discepoli e dalla Chiesa che sulle sue parole creò la sua struttura.
La storia ha bisogno continuamente di eroi e Passioni per rimettersi dalle sue deviazioni, ogni epoca attende un evento forte per rimediare agli errori dell’uomo, incapace di sostenere la creazione a lui affidata. Nietszche ed Heidegger sembrano attendere un nuovo “veniente” e lamentano che due mila anni siano trascorsi senza un nuovo Dio.

Posted

06 Apr 2026

Storia e cultura


Elisa Lizzi



Foto dal web



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