L’uomo per sua natura è alla ricerca della felicità e, in attesa di questa meta, si guarda da tutto ciò che possa essere di impedimento, teme il futuro che potrebbe essere altro dal suo desiderio, cerca di esorcizzare gli eventi dubbi che appaiono sullo scenario del mondo. Egli espande le sue aspettative nel futuro, dal momento che non ha trovato soddisfazione nel passato. Il futuro, che gli sta tanto a cuore, non poggia su opinioni possibili e realistiche, non stimola la sua fattività, non lo integra correttamente nella sfera dei diritti-doveri per il bene collettivo, ma lo dispone ad un salto nell’irrazionale magico con l’utilizzo di strumenti adibiti alla lettura magica del mondo.
L’osservazione del mondo, fatta con strumenti alternativi all’esperienza sensoriale ed intellettuale, è invalsa presso tutti i popoli fin dall’antichità, sempre per soddisfare il desiderio dell’uomo di conoscere in anticipo il futuro e poterlo governare a suo vantaggio. La contemplazione dei segni celesti fu la più antica forma di conoscenza, sorta in Oriente, con cui i sapienti cercavano di governare la terra partendo dal cielo e dai suoi influssi. L’astrologia, appunto, non fu solo conoscenza, ma sapienza e pratica rivelatoria. Altre forme di osservazione puntavano alla stessa meta di aprire conoscenze oltre le possibilità della ragione per orientare l’azione umana. Ciascuna di esse aveva specifici cultori, veri e propri sacerdoti e ministri del culto, come gli Auguri e gli Aruspici, che svolgevano il loro compito traendo auspici dal volo degli uccelli o dall’analisi delle viscere delle vittime animali. Anche il sogno veniva considerato nelle sue istanze profetiche, come risulta dallo studio di Eric Dodds dedicato alla presenza della dimensione irrazionale presso i Greci (I Greci e l’irrazionale).
Queste discipline, dedicate a soddisfare l’immaginario popolare, culminavano nel culto della sacra follia, riconosciuta anche da Platone nel Fedro e annoverata tra le follie positive e rispettabili, in quanto dono degli dei a vantaggio degli uomini. Platone la definisce” Manica” dal verbo originario e poi “Mantica” per la degenerazione tipica dell’evoluzione linguistica. È noto come nel mondo greco fosse diffusa la scienza oracolare facente capo al dio dell’invasamento Apollo, che suscitava, appunto, la divina follia alle sacerdotesse di Delfi o Dodona.
Dall’età classica questa esplorazione del futuro, frutto del desiderio di felicità, tutt’uno con l’eros della vita, ha attraversato tutti i secoli, nelle varie forme sincretistiche tra i residui della paganità e le nuove credenze cristiane. Accanto alla fede provvidenziale, ispirata dalle Scritture, si diffondono credenze composite con i loro cerimoniali tesi a conciliare all’uomo il favore dei santi e i loro benefici.
Tra queste pratiche si pone la diffusione di almanacchi o lunari, dei calendari ad uso della gente di campagna, che davano consigli sull’agricoltura in base ai movimenti stellari e anche norme finalizzate al benessere della vita. Ancora oggi, nonostante le scienze abbiano smitizzato le credenze tradizionali, si interpreta il sogno non alla luce dei nuovi studi psicologici e delle terapie degli scienziati, primo fra tutti Freud e la sua Scuola, ma in base a suggestioni e residui dell’immaginario preesistente, che semplifica l’apparizione onirica con esiti divaricati, di successo o di sciagura.
L’astrologia è sopravvissuta accanto alla più nota astronomia e ha preteso una sua legittimazione nelle corti e nei palazzi imperiali. Tra le citazioni possiamo inserire le figure di Manilio, autore dei Prognostici, e Trasillo mago accreditato presso l’Imperatore Tiberio, Galileo compositore di oroscopi, e gli attuali astrologi che formulano i loro oroscopi sugli spazi dei nostri media.
I filosofi, da filosofi e amanti della verità, si sono sempre posti al di sopra di questa materia divinatoria, anche se, da uomini, non hanno misconosciuto il potere delle illusioni umane, verso cui hanno sentito compassione e richiamo.
Cicerone, nel De divinatione, agisce da filosofo razionalista, alieno dalle credenze del popolo, ma nel Somnium Scipionis presenta del sogno varie interpretazioni e, accanto a quella razionale, quasi anticipatrice della scienza freudiana, anche quella profetica ed escatologica. Infatti, Scipione l’Emiliano contempla nel sogno la figura del grande avo l’Africano e ne ascolta le direttive sulla vita politica dell’Impero Romano. Platone, a detta di Hannah Arendt, sviluppa una duplice comunicazione, riservando al popolo le credenze esoteriche sull’aldilà per favorire l’educazione etica della collettività Il filosofo non vuole scendere al livello della massa, ancorandosi ad una conoscenza alta e vera della vita; Orazio sconfessa i suoi interlocutori, come Leuconoe (Odi: I,11), che si rivolgono all’astrologia babilonese per conoscere il futuro e richiama una condotta saggia di accettazione della vita. Epitteto, nei suoi pensieri, che suonano come voci sentenziose di un decalogo (Manuale di Epitteto), ripete, da stoico, il suo messaggio di imperturbabilità, al di fuori di ansie ed illusioni. Egli non solo accetta, ma dice di volere quello che la Provvidenza reca, non desiderando i beni da tutti ambiti, ma, anzi, di rifiutare anche quelli che gli capitano davanti verso cui la massa si precipiterebbe. Schopenhauer (Il mondo come volontà e rappresentazione) conosce bene la sfera del desiderio che agisce a tutti i livelli in modo indomabile, spingendo avanti la vita, e cerca di arginarla con gli strumenti dell’arte e dell’ascesi.
Leopardi scrive un curioso ed ironico dialogo tra un venditore di almanacchi, che promette un anno migliore dei precedenti, e un uomo comune incontrato per caso, alter ego del poeta, che rivela sfiducia e scetticismo su quelle promesse. Queste attese di felicità si concentrano nel momento fatidico di consegna tra i due anni, il vecchio avvolto dalle sue delusioni, e il nuovo ricco delle sue speranze giovanili. Tale euforia si ripete ogni anno, come se il nuovo dovesse modificare il ritmo dell’esistenza, spingendo sempre in avanti i miracoli dell’impossibile. Leopardi, impersonato dal passeggero, parla da filosofo, come si presenta nelle Operette Morali, in una maturità di pensiero conseguito dopo la fase delle illusioni giovanili. Egli sconfessa l’uomo comune, facile alle credenze e restio al pensiero. Tuttavia come Socrate, usa una blanda ironia, che ammaestra ma non condanna. Alla fine egli stesso acquista l’almanacco, quasi a riconoscere il carattere umano dell’illusione, che è bene conservare nel fondo dell’animo, come fa Plotino per dissuadere l’amico Porfirio dal suicidio, come fa Eleandro in dialogo con il progressista Timandro (Dialogo di Timandro ed Eleandro). Eleandro è, nel dialogo, l’alter ego del poeta, che, giunto alla fase matura della vita, unisce verità ed illusione; egli ormai conosce la verità sulla vita, perciò non è disposto ad esaltarsi come il filosofo del progresso, ma riconosce le illusioni innocenti dettate dalla natura che possono confortarlo ed aiutarlo per una vita dignitosa e nobile:
“Ricordo alcune verità dure e tristi, tuttavia non tralascio di deplorare e rimproverare lo studio del misero e freddo vero, la cognizione del quale è fonte di bassezza d’animo, di iniquità e disonestà… Al contrario lodo ed esalto le opinioni che, benché false, generano atti e pensieri nobili, magnanimi e virtuosi, utili al bene pubblico e privato, le immaginazioni belle e felici, pur se vane, che danno pregio alla vita, le illusioni naturali dell’animo, e infine gli errori degli antichi, diversi dagli errori barbari, i quali solamente sarebbero dovuti cadere...”( Dialogo cit.)