Palmira e la distruzione del bacino archeologico
Cominciamo dalla fine per descrivere le travagliate e affascinanti vicende di una città, Palmira in Siria, dal passato suggestivo e che ancora oggi sollecita l’inte-resse degli studiosi e richiama visitatori da ogni parte del mondo. Il suo parco archeologico, dichiarato Patrimonio dell’umanità UNESCO nel 1980, è stato devastato dalla follia della guerra civile che nel 2015 ebbe per protagonisti i miliziani dell’ISIS scagliatisi con estrema violenza contro le vestigia di una città dalla storia luminosa e millenaria.
Dopo aver preso possesso della città l’ISIS, nel mese di agosto, ha distrutto alcune delle tracce più ragguardevoli del suo passato immettendo sul mercato clandestino internazionale numerosi reperti tra i più preziosi.
La riconquista e la liberazione da parte dell’esercito siriano sono avvenute nel mese di marzo dell’anno successivo.
La “Sposa del deserto”
Il nome greco Palmira è la traduzione fedele dell’aramaico Tadmor che significa “palma”, giustificato dalla presenza di palme tipiche del deserto nell'oasi attorno a cui sorge. Per lungo tempo è stata un importante centro carovaniero, un crocevia essenziale per i viaggiatori e i mercanti che attraversavano il deserto siriaco, collegamento tra l'Occidente e l'Oriente. Questo ruolo le è valso il soprannome di Sposa del deserto.
La Tadmor odierna è sorta in prossimità delle antiche rovine e la sua economia è basata prevalentemente sul turismo. Anche se la fonte sulfurea che alimentava l'oasi originale sembra esaurita, oggi Tadmor riesce a mantenere viva una fiorente oasi artificiale che permette ai 45. 000 abitanti di praticare l’agricoltura.
Origini
Palmira è nota già nel II millennio a.C. con il nome di Tadmor ed è menzionata in documenti del XIX secolo a.C. provenienti dalla Cappadocia e negli archivi assiri dell'XI secolo a.C. È citata anche nella Bibbia come una città del deserto fortificata da Salomone.
Quindi, su Palmira cala il silenzio per circa un millennio, e solo nel I secolo a.C. viene segnalata con il nuovo nome che le è stato imposto durante il regno dei Seleucidi, dinastia siriana di origine macedone (IV-I secolo a.C.) fondata da Seleuco I Nicatore.
Periodo greco-romano
Quando i Seleucidi presero il controllo della Siria nel 323 a.C. Palmira fu abbandonata a se stessa e divenne indipendente. Fiorì come centro carovaniero durante il I secolo a.C. sviluppando un proprio dialetto semitico e un proprio alfabeto. Dopo essere divenuta romana, nel 64 a.C., mantenne una certa autonomia e fu talmente ricca da indurre Marco Antonio ad occuparla per saccheggiarla, nel 41 a.C., senza successo.
I rapporti con Roma e l’autonomia politica
Palmira mantenne a lungo una condizione di autonomia intermedia tra Roma e l’Impero persiano. Venne occupata da Traiano nel II secolo, fu resa autonoma economicamente da Adriano e trasformata in colonia romana nel 183 d.C.
Il periodo più significativo della sua storia si colloca nel III secolo d.C., allorché il generale romano Settimio Odonato, sovrano del Regno di Palmira per una decina di anni fino alla sua morte per assassinio nel 267, riuscì a salvare l'Impero romano dalla minaccia dei Sasanidi. Difese l’Oriente romano contro i Persiani dopo la crisi del 260 d.C. ed estese il controllo palmireno su Siria e Mesopotamia
La regina Zenobia: la gloria e la sconfitta
Tuttavia, gli anni decisamente più fulgidi di Palmira sono ritenuti quelli in cui ha regnato la regina Zenobia, seconda consorte di Odonato, che non sarebbe stata estranea alla morte del generale.
La regina intraprese campagne militari che fecero espandere il suo potere fino all’Egitto e all’Anatolia.
La gloria di Zenobia fu comunque breve: nel 272 d.C., infatti, venne sconfitta dall’imperatore Aureliano che la portò a Roma in catene d’oro come trofeo di guerra.
Dopo questa sconfitta la città fu progressivamente ridimensionata e perse la sua centralità, decadendo rapidamente anche come potenza politica.
Tardo impero romano, Bisanzio e la conquista araba
Diocleziano, tra il 293 e il 303, provvide a fortificare la città per difenderla dalle mire dei Sasanidi facendo costruire un grande accampamento con un pretorio e un santuario. Subì ancora la dominazione bizantina durante la quale furono costruite alcune chiese e, nel VI secolo, rinforzate le mura ad opera dell'imperatore Giustiniano.
Venne, poi, conquistata dagli Arabi, nel 634, e sotto il loro dominio andò definitivamente in rovina.
Il sito archeologico
Nel XVII secolo un gruppo di mercanti inglesi decise di andare alla scoperta delle rovine nel deserto che erano state descritte in alcuni racconti arabi. Dopo il fallimento di una prima spedizione, un secondo tentativo del 1691 diede risultati più incoraggianti, ma soltanto verso la fine del XIX secolo l’area cominciò a essere studiata in modo scientifico copiando e decifrando le iscrizioni e dando inizio agli scavi, successivamente interrotti a causa dei tragici avvenimenti del 2015.
Il polo archeologico che l’appassionate e travagliata storia di Palmira ci ha lasciato in eredità è di assoluto rilievo e tra quelli che maggiormente attirano l’attenzione degli studiosi. Esso si sviluppa lungo un asse principale, la cosiddetta Via colonnata, che attraversa la città collegando i più notevoli edifici pubblici e religiosi. Ne fanno parte la stessa Via colonnata, l’Arco monumentale e il Tetrapylon, monumento tetrastilo tipico dell’urbanistica tardo-romana.
Celebri sono i santuari: il Tempio di Bel, punto di aggregazione religiosa della città; il Tempio di Baalshamin, dedicato a una divinità semitica del cielo; il Santuario di Nabu, attribuibile alla tradizione mesopotamica.
L’assetto urbano comprende numerosi edifici tipici dell’urbs romana: il Teatro, utilizzato per spettacoli e assemblee pubbliche; l’Agorà, fulcro della vita economica e politica; le Terme di Diocleziano e l’Accampamento militare romano.
Uno degli aspetti più distintivi del patrimonio archeologico palmireno è costituito dalle necropoli situate ai margini della città.
L’arte palmirena
Le testimonianze artistiche giunte fino ai giorni nostri sono databili pressoché completamente dal I secolo a.C. al III secolo d.C. e sono generalmente costituite da bassorilievi e altorilievi di personaggi scolpiti con vista frontale e rappresentati nella loro individualità. Si possono ammirare in alcuni dei più importanti musei del mondo