Il mito delle Amazzoni, donne guerriere

Simbolo di autonomia femminile e sovvertimento dell’ordine patriarcale

La Amazzoni: nascita di un mito
Estraiamo dalla cospicua narrazione della mitologia greca, la vicenda delle Amazzoni, certamente una delle più affascinanti e suggestive tra le numerose che dall’antichità sono giunte fino ai giorni nostri. Le Amazzoni occupano un posto privilegiato nell’imma-ginario antico e moderno in quanto guerriere, figure di alterità, simbolo di autonomia femminile e di sov-vertimento, costituendo una società matriarcale.





L’origine del loro mito va probabilmente ricercata nell’incontro dei Greci con popolazioni nomadi delle steppe eurasiatiche: secondo la tradizione, infatti, le Amazzoni vivevano ai confini del mondo conosciuto nell’antichità, lungo le coste del Mar Nero, tra la Scitia e l’Anatolia, con qualche appendice protesa verso il Caucaso.

Perché “Amazzoni”
Secondo Erodoto, il primo a interrogarsi sul significato del nome fu lo storico Ellanico di Lesbo (490 a.C. circa-405 a.C. circa) ipotizzando che potesse derivare da a-mazòs, versione ionica di a-mastòs, che significa “priva di mammella”. Secondo la maggioranza degli studiosi, e la mitografia prevalente, le Amazzoni erano prive del seno destro perché lo recidevano allo scopo di tendere meglio l’arco. Nella cultura ellenica il lato destro del corpo esprimeva la mascolinità, quello sinistro la femminilità. Il taglio del seno destro poteva significare, quindi, una rinuncia violenta alla parte maschile, per esaltare un’identità pienamente femminile.

L’abbigliamento e le armi
Le Amazzoni indossavano un berretto frigio e tunica scita con camicia e pantaloni vivacemente decorati. In epoca classica, invece, sono raffigurate con un corto chitone greco e una spalla scoperta. Gli abiti non erano di stoffa, bensì confezionati con pelli di animali da loro stesse cacciati e uccisi. Una fibbia sulla spalla sinistra fermava i vestiti, lasciando la parte destra scoperta.
Sono ritenute abili nell’uso delle armi: nell’arte vengono ritratte mentre scagliano frecce, brandiscono asce, lanciano giavellotti e affrontano eroicamente la morte sul campo di battaglia. Erano certamente esperte cavalcatrici considerato che l’iconografia antica ce le mostra impegnate in combattimenti prevalentemente a cavallo (ancora oggi “amazzone” è sinonimo di “cavallerizza”), usando sia le armi ordinarie dei greci, come l’arco, sia armi “barbariche” come l’ascia bipenne e la pelta, piccolo e leggero scudo di forma ellittica con un’anima di legno rivestita di cuoio.

Usi e costumi
Le Amazzoni costituivano una comunità matriarcale governata da una regina. Tra le più conosciute si ricordano Talestri, Mirina. Ippolita, Antiope, Melanippe e Pentesilea.
Dall’essere una comunità completamente al femminile discendono anche il rifiuto del matrimonio e le abitudini sessuali che imponevano esclusivamente rapporti occasionali con uomini stranieri ed ai soli fini della procreazione. Secondo lo storico e filosofo Strabone, infatti, le Amazzoni compivano ogni anno una visita al vicino popolo dei Gargareni con i cui uomini si accoppiavano per generare figli. L’incontro avveniva nell’oscurità, affinché nessuno dei due amanti potesse riconoscere l’altro. Plutarco aggiunge che gli accoppiamenti si ripetevano ogni anno, dopo di che le donne guerriere rientravano nei loro territori.
I figli maschi venivano trattenuti dai Gargareni, mentre le femmine rimanevano con le madri e allevate, educate e istruite secondo i costumi e le tradizioni della comunità.

Sovversione dell’ordine patriarcale
Le Amazzoni nascono, dunque, come mito di confine: geograficamente ai margini del mondo greco, sim-bolicamente ai margini dell’ordine patriarcale e sono diventate, nel tempo, un potente archetipo culturale.
Per i Greci, società fortemente patriarcale, una co-munità di donne guerriere rappresentava un’inver-sione dell’ordine naturale. Le Amazzoni si ergevano a emblema del caos da domare, metafora del confine tra civiltà e barbarie, proiezione delle paure maschili verso l’autonomia femminile.
Per questo continuano a vivere nella letteratura, nell’arte e nella percezione popolare come immagine di sfida, autonomia e alterità.










Le Amazzoni nella letteratura…
Si è detto di Erodoto, Strabone e Plutarco, ma anche autori come Plinio il Vecchio, Pomponio Mela, Diodoro Siculo e Ipparco si sono occupati delle Amazzoni nelle loro opere, evidenziando soprattutto le abitudini, i costumi e la loro collocazione geografica. Inoltre, Eschilo, Teofane di Mitilene, Ipsicrate e Metrodoro di Scepsi raccontano storie leggendarie di donne guerriere appartenenti a un popolo che viveva sulla costa meridionale del Mar Nero.
Omero racconta delle Amazzoni nell’Iliade e le definisce, con le parole di Priamo, “forti come maschi”. Lo stesso Priamo ricorda di averle combattute come alleato di Otreo e Migdone, due sovrani della Frigia.
Nell’Eneide Virgilio, a proposito di Pentesilea, evidenzia come il seno della donna fosse compresso strettamente da una fascia d’oro e tratteggia il personaggio Camilla rifacendosi chiaramente al modello amazzonico.
Arctino di Mileto, nel poema epico Etiopide, risalente al VII a.C. e di cui ci è pervenuto soltanto un breve frammento originale, descrive la partecipazione delle Amazzoni alla guerra di Troia come alleate di Priamo e guidate da Pentesilea.
Il mito si sovrappone alla leggenda, e sfiora la storia nell’opera di Curzio Rufo Storie di Alessandro Magno, in cui si narra che Talestri, avendo saputo dell’arrivo in Asia di Alessandro Magno, gli andò incontro con 300 compagne e, dopo aver salutato il grande condottiero macedone, trascorse con lui tredici notti al fine di generare un figlio destinato a grandi imprese.

...e nell’arte
Non meno significative sono le testimonianze artistiche che hanno per oggetto le Amazzoni impegnate in combattimento, in scene di amazzonomachia.
Le prime figure appaiono sui vasi greci colorate in nero, in seguito rosse. Il combattimento tra greci e Amazzoni si risolveva quasi sempre nello scontro mortale tra Pentesilea e Achille o nel rapimento di Ippolita da parte di Teseo. Temi molto popolari in epoca classica, scolpiti sui frontoni dei templi o sui bassorilievi. Anche il Partenone era ornato in un lato con delle metope che riproducevano l’amazzonomachia.
Nel campo della pittura, infine, Sandro Botticelli raffigurò la regina delle Amazzoni che si reca dal re Teseo attorniata da guerriere, mentre il fiammingo Pieter Paul Rubens dipinse La Battaglia delle Amazzoni.

Posted

18 Mar 2026

Storia e cultura


Duilio Paiano



Foto dal web



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