Piero Calamandrei, uno dei padri della Costituzione italiana

Dalla Resistenza alla democrazia, il pensiero di un giurista che ha trasformato il diritto in responsabilità civile

Piero Calamandrei (Firenze 1889 – Firenze 1956), proveniente da una famiglia di giuristi e repubblicani mazziniani, è stato un importante giurista, politico e intellettuale italiano, uno dei fondatori del Partito d’Azione, con una visione del Diritto come strumento pratico per il bene dell’umanità. Interventista, par-tecipò come volontario alla prima guerra mondiale, ma dopo la guerra si dedicò all’insegnamento, prima presso l’Università di Modena, poi presso l’Università di Siena, infine arrivò a Firenze nel 1924, dove insegnò Diritto processuale civile.
Partecipò insieme ai fratelli Nello e Carlo Rosselli alla formazione di un gruppo clandestino di ispirazione repubblicana e antifascista, Italia libera.



Nel 1925 sottoscrisse il Manifesto degli intellettuali antifascistidi Benedetto Croce e collaborò con la testata Non mollare. Nel 1931 per mantenere la cattedra universitaria giurò fedeltà al regime fascista, ma ciò gli costerà l’animo straziato. Fu incaricato dal ministro Grandi, insieme ad altri due giuristi, di riformare il codice di procedura civile, che è un corpo organico di norme strumentali a quelle del diritto civile.

Questo codice di procedura civile fu emanato nel 1942 ed è in parte ancora in vigore in Italia. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale Calamandrei era contrario all’ingresso dell’Italia a fianco della Germania e nel 1941 aderirà al movimento Giustizia e Libertà, i cui ideali perseguiti erano la libertà e la democrazia. L’anno dopo fu tra i fondatori del Partito d’Azione insieme a Ferruccio Parri e Ugo La Malfa. Il Partito d’Azione univa liberalsocialisti, giellisti (Giustizia e Libertà) e democratici, con l’obiettivo di una rivoluzione democratica e sociale; fu protagonista nella Resistenza, organizzando le Brigate "Giustizia e Libertà" e promuovendo l’unità delle sinistre. Ma dopo la guerra, il PdA si dissolse nel 1947, con molti membri che confluirono nel PSI o nel PRI.

Subito dopo la caduta del fascismo Calamandrei fu nominato Rettore dell’Università di Firenze, ma dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 si dimise da Rettore e lasciò Firenze. Nel frattempo la Repubblica Sociale Italiana emanava un mandato di cattura contro di lui; suo figlio Franco fu attivo fra i partigiani e militò nel Partito Comunista Italiano. Dopo la liberazione di Firenze, nell’agosto del 1944, tornò nella sua città. Nel 1945 fondò l’Associazione Federalisti Europei e nel giugno del 1946 venne eletto all’Assemblea Costituente per il Partito d’Azione.

Calamandrei fu una figura centrale nella transizione dell’Italia verso la democrazia, con una visione umanistica e pratica del diritto e della politica; contribuì in particolare ai principi democratici e alla difesa dei diritti. Ancora oggi è una figura chiave della storia italiana del Novecento, simbolo di impegno civile, antifascismo e difesa della Costituzione. Fu uno strenuo difensore della laicità dello Stato, opponen-dosi all’inserimento dei Patti Lateranensi nella Costituzione; promosse i diritti sociali e il principio di eguaglianza sostanziale, pur criticando l’inserimento di norme programmatiche non immediatamente attuabili; sostenne una Repubblica Presidenziale e l’autonomia della magistratura. La Costituzione italiana da lui è intesa come impegno vivo, non è solo un testo giuridico, ma un programma da realizzare; non basta che esista sulla carta, deve essere resa concreta ogni giorno dai cittadini e dalle istituzioni.






Il suo pensiero può essere così riassunto partendo da alcuni punti fondamentali:

1) La libertà nasce dal sacrificio. Questo principio significa che la Costituzione è stata il risultato della Resistenza e della lotta contro il fascismo.
Calamandrei affermava che ogni articolo è “costato” sacrificio, dolore e vita, quindi va rispettata e difesa con responsabilità.
2) I cittadini hanno un ruolo attivo. Infatti la democrazia non funziona da sola, Calamandrei insisteva sul fatto che i cittadini devono partecipare, vigilare e impegnarsi, altrimenti la libertà rischia di svuotarsi.
3) L’uguaglianza sostanziale. Non basta dichiarare tutti uguali, lo Stato deve rimuovere gli ostacoli economici e sociali che impediscono alle persone di essere davvero libere e uguali. Questo principio richiama direttamente lo spirito della Costituzione.
4) La scuola come pilastro della democrazia. Calamandrei vedeva nella scuola uno strumento essenziale per formare cittadini consapevoli. Senza educazione, la democrazia non può reggere.

Per Calamandrei, quindi, la democrazia e la Costituzione vivono solo se le persone le fanno vivere, con impegno, memoria e partecipazione. Il discorso più famoso di Piero Calamandrei fu quello sulla Costituzione rivolto agli studenti, pronunciato nel 1955. È conosciuto come Discorso sulla Costituzione o anche “Ai giovani sulla Costituzione” e lo tenne a Milano davanti agli studenti. Calamandrei spiegava che la Costituzione non è qualcosa di astratto o lontano, ma è il risultato concreto della Resistenza contro il fascismo.
La Resistenza italiana fu quel movimento di lotta che, tra il 1943 e il 1945, si oppose al nazifascismo in Italia. Infatti dopo l’8 settembre 1943, con l’occupazione nazista e la Repubblica di Salò, molti italiani (partigiani, civili, militari) si ribellarono per riconquistare la libertà, la democrazia e i diritti fondamentali. Dal Discorso si possono evincere questi messaggi principali: La Costituzione è nata dalla lotta per la libertà e non da teorie astratte; va difesa ogni giorno e non data per scontata; i giovani hanno la responsabilità di renderla viva; la libertà e i diritti richiedono impegno e partecipazione. Questo discorso è diventato famosissimo perché è semplice ma profondissimo, collega la Costituzione alla storia reale, alla Resistenza e parla direttamente ai giovani, rendendoli protagonisti.

La frase più famosa, spesso citata, è questa (riassunta in modo fedele): Se volete sapere dove è nata la Costituzione, andate nei luoghi dove sono morti i partigiani, perché i valori della Costituzione derivano direttamente dalla Resistenza: Libertà contro la dittatura fascista; Democrazia contro il regime autoritario; Uguaglianza contro le discriminazioni (anche razziali); Diritti contro le repressioni e le violenze. Questo è ciò che sottolinea Calamandrei: la Costituzione non è stata scritta solo da giuristi o politici, ma è il risultato concreto del sacrificio di tutte quelle persone che hanno lottato e spesso sono morte per un’Italia libera. Inoltre dobbiamo dire che Calamandrei fu un tenace sostenitore del federalismo europeo, anticipando l’importanza dell’articolo 11 della Costituzione per la costruzione degli Stati Uniti d’Europa.

Posted

05 Apr 2026

Storia e cultura


Tina Ferreri Tiberio



Foto dal web



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