Il termine demokratia appare per la prima volta nell’Antica Grecia negli scritti storici intorno al V secolo a.C., per descrivere il sistema politico di Atene, una forma di autogoverno in cui i cittadini si riunivano nella piazza principale (l’agorà) per decidere le leggi e il futuro della comunità. Per Aristotele, l’interpre-tazione di demos kratos (democrazia) però, era radi-calmente diversa da quella moderna e, sotto molti aspetti, negativa.
Nella sua celebre opera Politica, il filosofo non considerava la democrazia come il sistema ideale, bensì come una forma di governo corrotta o degenerata. Oggi, il concetto si è evoluto in forme di democrazia rappresentativa in cui il potere viene delegato, ma continua a ispirare dibattiti e progetti culturali in tutta Europa. Nel mondo occidentale, quando ci si riferisce al termine Democrazia si fa riferimento alla
Montesquieu sosteneva l’indipendenza del potere giudiziario, infatti così scriveva Non vi è libertà se il potere giudiziario non è separato dal potere legislativo e da quello esecutivo. Se fosse unito a quello legislativo il potere sulla vita e la libertà dei cittadini sarebbe arbitrario, poiché il giudice sarebbe al tempo stesso legislatore. Montesquieu riteneva la monarchia parlamentare inglese la forma di governo migliore. Nel 1748 pubblicò in forma anonima Lo spirito delle leggi, un capolavoro che ebbe un enorme successo. Cosa scrisse Montesquieu sulla Democrazia?
La Democrazia, in particolare ha, secondo Mon-tesquieu, due eccessi da evitare: lo spirito di disuguaglianza, che la conduce all’aristocrazia o al governo di uno solo; e lo spirito di estrema ugua-glianza, che conduce al dispotismo di uno solo. La democrazia è, però, basata sull’uguaglianza, intesa non come omologazione o massificazione, bensì intesa come il contrario del privilegio che danneggia lo spirito pubblico; infatti il privilegio avvelena i rapporti, genera disprezzo sociale e una rincorsa accanita e insensata.
La democrazia appare come il sistema più adatto a tutelare gli interessi e le libertà di tutti, poiché garantisce l’uguaglianza dei cittadini attraverso la partecipazione alle decisioni politiche.
Il filosofo John Locke (1632 – 1704) considerato il padre del liberalismo, sosteneva che la Sovranità dello Stato fosse esplicitamente limitata dai diritti dei cittadini, i quali non a caso, possono legittimamente < resistere all’oppressione>. I pilastri fondamentali del suo pensiero sono I Diritti Naturali, ossia vita, libertà e proprietà privata; il Contratto sociale ossia lo Stato nasce solo per tutelare questi diritti; la Sovranità Popolare; la separazione dei poteri. Per questo filosofo la Democrazia, dunque, nasce nel momento in cui il popolo prende coscienza dei propri diritti e lotta per ottenerli. Il suo modello era la Monarchia costituzionale e parlamentare, sul modello inglese nato dalla Gloriosa Rivoluzione del 1688.
Alexis deTocqueville (1805 - 1859) nella sua opera Democrazia in America intendeva la democrazia sia come forma di governo capace di conciliare i diversi interessi del campo sociale, sia come meccanismo di potere esposto al rischio di una tirannia della maggioranza che potesse soffocare le libertà individuali. Era sostenitore della moderna democrazia rappresentativa ma nello stesso tempo critico delle sue inefficienze e degenerazioni. Infatti Tocqueville metteva in evidenza l’aspetto negativo della democrazia, ossia che essa avrebbe potuto spingere verso il conformismo, imponendo l’unanimità degli stili di vita e che avrebbe potuto anche limitare l’autonomia dell’individuo.
In questa analisi ci piace ricordare il Professore Luciano Canfora, per il quale la democrazia non può ridursi al semplice principio della maggioranza numerica, ma deve perseguire anche una maggiore uguaglianza sostanziale e una più ampia partecipazione delle classi meno abbienti. Canfora sostiene che nelle democrazie moderne il potere è spesso concentrato nelle élite economiche e politiche, per cui molte sono in realtà una “democrazia dei signori”, cioè sistemi formalmente democratici ma sostanzialmente oligarchici. Per il Professore una democrazia autentica deve includere la possibilità per le classi meno influenti di incidere realmente sulle decisioni politiche; altrimenti rimane una semplice competizione elettorale. La sua prospettiva è influenzata dalla tradizione marxista e dalla storia antica e per questo è stato spesso oggetto di dibattito. Democrazia nel significato di missione sociale.
L’Europa come unione dei paesi di consolidata natura democratica può, con la giusta ripartizione delle ricchezze, sviluppare una politica solidale che annulli le differenze tra i popoli delle diverse nazioni. In questo contesto chi è riuscito meglio ad analizzare il concetto di Democrazia è stato Karl Popper (1902 - 1994), filosofo ed epistemologo austriaco naturalizzato britannico. Un pilastro del suo pensiero è la difesa della democrazia liberale.
Popper sostiene che la democrazia non è il governo del popolo, ma il potere del popolo di giudicare e licenziare i propri governanti senza violenza. Il nucleo del pensiero di Karl Popper è il seguente: la democrazia si definisce attraverso le sue istituzioni di controllo, non tramite chi detiene la sovranità. Mentre la filosofia politica ha sempre chiesto: Chi deve comandare? Generando risposte autoritarie quali i filosofi, il popolo, la razza, la domanda corretta per Popper invece è: Come possiamo controllare chi comanda e sostituirlo senza spargimenti di sangue?
Popper distingue essenzialmente tra sistemi nei quali i governanti possono essere sostituiti pacificamente attraverso le elezioni e sistemi nei quali ciò non è possibile, caratterizzati da forme autoritarie o tiranniche. Come la scienza procede per tentativi ed errori, ossia una teoria è valida finchè non viene falsificata (smentita), così la democrazia adotta lo stesso principio. I governanti sono “ipotesi” che il popolo può “falsificare” (bocciare) alle elezioni successive. Popper rifiuta le rivoluzioni utopiche che vogliono creare “la società perfetta” (spesso sfociando nel totalitarismo), propone invece la tecnologia sociale a spizzico: riforme piccole mirate e facilmente correggibili se falliscono.
La Società Aperta è un sistema basato sulla difesa della libertà, dei diritti delle minoranze e del metodo scientifico, dove le decisioni si prendono tramite riforme a piccoli passi e non con utopie totalitarie. Per mantenere una società libera, la democrazia deve avere il coraggio di non tollerare l’intolleranza. Se si permette a movimenti sovversivi di predicare la violenza e distruggere le istituzioni democratiche, la democrazia stessa rischia di essere annientata, questo è “Il Paradosso della Tolleranza”. Nel pensiero popperiano la democrazia è vista in maniera quasi rivoluzionaria; ossia essa è un freno al potere dello Stato, considerato dal filosofo “male necessario”. L’intenzione di Popper consiste, appunto, nel limitare il potere politico e nel predisporre istituzioni capaci di impedire derive autoritarie, così da preservare la libertà individuale e garantire una democrazia stabile. Sebbene siano i cittadini a scegliere i propri rappresentanti, il potere politico può sempre degenerare se non è sottoposto a controlli efficaci. È proprio la possibilità di controllare e sostituire pacificamente i governanti che distingue la democrazia dalla tirannide.