Meglio morire che vivere da codardi
È il motto che ispira il comportamento dei Gurkha, un corpo speciale formato da guerrieri originari del Nepal, dal 1815 inseriti nei ranghi delle Forze Armate britanniche. Protagonisti di una storia forse unica nello sterminato diario dei conflitti combattuti da sempre sul nostro pianeta.
I Royal Gurkha Rifles – Fucilieri Reali Gurkha – co-stituiscono un reggimento di fanteria dell’esercito bri-tannico composto da 2 battaglioni e vengono reclutati tra i Gurkha in India settentrionale e nel Nepal, na-zione indipendente dal Regno Unito e non aderente al Commonwealth.
Il Corpo dei Fucilieri Reali è stato creato nel 1994 dall'accorpamento di 4 diversi reggimenti Gurkha dell'esercito britannico e sono considerati tra i migliori e più stimati soldati al mondo. Spesso, in alternativa alle Foot Guards, hanno montato la guardia a Buckingham Palace.
Col Regno Unito in tutto il mondo
Questi nepalesi, negli ultimi 50 anni, hanno operato al servizio del Governo britannico a Hong Kong, in Malesia, in Borneo, a Cipro, alle Falkland, in Kosovo e Afghanistan. In tempi più recenti li ricordiamo facenti parte della squadra cui è stata affidata la securety dello storico incontro di Singapore del 12 giugno 2019 tra il presidente degli USA Donald Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-un. Trattandosi di una delle unità militari più prestigiose al mondo, 1.800 di loro sono stati selezionati per presidiare l’importante vertice.
I Gurkha furono anche inviati a prestare soccorso alle popolazioni colpite dal terremoto che scosse il Nepal nel 2015 e che fece registrare più di 8mila morti.
Nel moderno Paese himalayano i Gurkha costituiscono uno dei 75 distretti in cui il Paese è articolato.
La presenza in Italia
Questi coraggiosi e indomiti guerrieri hanno combattuto anche in Italia, nel corso del secondo conflitto mondiale. Molto abili nella “tattica dell’imboscata”, erano inquadrati in un battaglione della X Divisione Indiana in seno all’VIII Armata britannica: furono impegnati sul fronte adriatico, da Bari fino alla battaglia del Senio, detta anche “dei tre fiumi”, in provincia di Ravenna, il 9 e 10 aprile 1945. Lo scontro si risolse con lo sfondamento della linea difensiva tedesca e l’avanzata dell’Armata britannica formata da una divisione neozelandese, due polacche, una indiana, due brigate corazzate (una polacca e una britannica) e dalla 43^ Brigata Gurkha.
Una testimonianza diretta di questa presenza ci viene offerta da Enzo Casadio e Massimo Valli (www.historiafaentina.it ) che così scrivono a proposito della liberazione di Faenza: La liberazione di Faenza viene comunemente attribuita alla 2ª Divisione neozelandese, che attraversò il Lamone il 16 dicembre 1944, non va comunque dimenticato che mentre i neozelandesi entravano in città dal Borgo, da monte arrivavano i Gurkha della 43ª Brigata Autotrasportata, formata dai secondi battaglioni del 6°, 8° e 10° Reggimento. I Gurkha, originari delle montagne del Nepal, dalla fine del 1700 servivano come mercenari nell'esercito inglese, in quanto erano legati da un debito di gratitudine alla corona britannica che li aveva difesi da una invasione cinese.
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I cimiteri che ne accolgono le spoglie
I Gurkha vittime della guerra riposano nel Rimini Gurkha Cemetery in cui sono raccolti i resti di 790 soldati caduti durante la Campagna d’Italia. In totale vi sono seppelliti 618 militari, di cui 591 noti e 27 ignoti. Al centro del cimitero è situato il Sacrario della cremazione che ricorda 172 indiani cremati. Esso è uno dei tre memoriali eretti in Italia agli uomini dell’esercito indiano. Gli altri si trovano nel Cimitero dell’esercito indiano di Forlì e nel Cimitero di guerra del fiume Sangro.
Da pastori ad apprezzati guerrieri
I Gurkha nascono come una popolazione di pastori e il loro nome ha origine dalla valle Gorkha, nel Nepal occidentale. Dopo aver affrontato i colonizzatori inglesi, gli abitanti indigeni della zona, i Gurkha appunto, iniziarono a essere arruolati come volontari proprio nell'esercito britannico, a partire dalla conclusione della guerra anglo-nepalese del 1812–1815 nel corso della quale i soldati mostrarono attitudini alla lotta, disciplina e aggressività. Per tale ragione, l’impero britannico costituì una brigata che fu poi impiegata in diverse dispute coloniali, oltre che nelle due guerre mondiali. Super addestrati, sono anche noti per il loro khukuris, un tipico coltello molto pesante a lama curva, e vantano una reputazione che li ha resi famosi in tutto il mondo per la ferocia unita all’ardimento.
Dopo l’indipendenza indiana, alcuni reggimenti vennero inseriti, come abbiamo già visto, nella British Army, costituendo i Royal Gurkha Riflemen.
Non soltanto in Gran Bretagna
Guerrieri Gurkha, tuttavia, sono presenti anche nelle Forze armate indiane, nepalesi, del Brunei e di Singapore. Rispettano molti dei requisiti stabiliti dalla Convenzione di Ginevra per essere considerati mercenari e costituiscono un'eccezione secondo le clausole dell'articolo 47 del primo protocollo della stessa Convenzione, similmente a quanto avviene per la Legione straniera francese. Hanno una grande reputazione di coraggio e sprezzo del pericolo, tanto da indurre il comandante delle forze armate indiane Sam Manekshaw a dichiarare: «Se un uomo dice di non temere la morte, o sta mentendo oppure è un Gurkha». Sono considerati tra i migliori reparti di fanteria del mondo.
Piccoli di statura, con le gambe leggermente arcuate, gli occhi con un taglio mongolico, gli zigomi alti, i Gurkha si sottopongono a una preparazione durissima. Ogni anno circa 17.000 persone fanno richiesta di arruolamento, ma ne vengono selezionate solo 200. La Brigata è composta principalmente da unità di fanteria, ma al suo interno sono presenti anche reparti di ingegneria, logistica, addestramento e supporto.
Una presenza anche in Ucraina
Nonostante le leggi nepalesi vietino che i Gurkha si arruolino in eserciti diversi da quello indiano o britannico, soldati nepalesi si trovano, come abbiamo visto, nei ranghi militari del Brunei e di Singapore. Sono stati individuati anche nelle truppe russe presenti in Ucraina. A tale proposito, sarebbero risultate vane le sollecitazioni di Katmandu affinché il governo russo rimandasse indietro i Gurkha arruolati. Una richiesta rimasta inascoltata: Mosca, infatti, offre addirittura la cittadinanza russa agli stranieri che accettano di andare a combattere al fronte in Ucraina.