Gabriella Paci

"Non chiederci la parola"

Una poesia di Montale, manifesto del disagio esistenziale dell’uomo

Ossi di seppia ovvero ciò che resta della seppia sulla sabbia; un guscio prosciugato, uno scarto, quasi facente parte del mondo minerale piuttosto che animale. E la raccolta dal titolo eponimo si apre con la poesia “non chiederci parola” quasi un manifesto di allora e di oggi, di fronte ad una realtà quanto mai vaga e contraddittoria dove solo i supponenti e gli sfrontati possono dirsi certi del presente e del futuro.

Una società dove il virtuale diventa reale

Il lato negativo dei social riguarda i giovani e non solo

Che i social vale a dire Facebook, Instagram, Tic toc, Linkedin, tanto per citare i più conosciuti e diffusi, abbiano influenzato il mondo della comunicazione e dell’informazione non è certo una novità ma occorre riflettere meglio sul peso che hanno assunto nella nostra società. Una società sempre più connessa e facile preda o vittima che dir si voglia delle opinioni e dei fatti che passano attraverso questi, spesso in modo distorto se non addirittura completamente falso.
Certamente anche i vari canali televisivi o le varie testate giornalistiche riportano opinioni e giudizi di parte, ma il loro potere orientante è senz’altro meno invasivo.

Così è (se vi pare)

Dall’opera teatrale di Pirandello emerge la crisi identitaria e l’impossibile conoscenza della realtà

Una novella, poi diventata testo teatrale, che Pirandello intitolò La signora Frola e il signor Ponza, suo genero per poi diventare per il teatro Così è (se vi pare) e pubblicata nelle Novelle per un anno, appare un testo di straordinaria attualità e ci ricorda le varie commedie tragico/umoristiche contempo-ranee che ad essa si sono ispirate per la doppiezza della visione della realtà (basta pensare al film L’abbaglio di Roberto Andò) dove tutto è ma poi cambia e quello che appare è forse solo visione personale e non realtà
Ma già qui Pirandello ci farebbe osservare che il confine tra realtà e opinione o finzione come tra salute mentale e follia è alquanto labile e che non c’è mai netta demarcazione.

La sindrome dell’hikikomori

L’isolamento sociale volontario

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Hikikomori: non tutti sanno che questo termine esotico e dolce indica una sindrome sempre più diffusa
Il termine Hikikomori è di origine giapponese ed indica quell’atteggiamento che porta ad isolarsi dal mondo esterno, rifugiandosi nella propria abitazione e talora in una sola stanza. La sindrome, identificata come malattia che colpisce prevalentemente gli adolescenti, fu individuata per prima in Giappone, dove le ricerche del governo ne contarono oltre un milione di casi e si appurò che poteva anche cronicizzarsi e riguardare una fascia più ampia di popolazione. Nei paesi sviluppati d’Europa e in Italia ha cominciato ad essere visibile circa quindici anni fa e si è notevolmente incrementata durante e dopo il periodo del Covid.
L’isolamento forzato del periodo Covid ha abituato i giovani a stare da soli, vivendo in un mondo virtuale creato dai social e dai mass-media.
Una stima attendibile, riferita al 2018, parlava già di 100.000 casi di hikikomori in Italia.

Sintomi e caratteristiche personali
Per quanto riguarda l’identificazione dei sintomi, bisogna attenersi a quanto indicativamente rilevato dal ministero della salute giapponese e cioè, in varia misura ed intensità:

• Isolamento nelle mura domestiche senza volontà di accesso al contesto sociale
• Mancanza di interesse verso le attività esterne compresa la scuola
• Ritiro dalla socialità da almeno sei mesi
• Nessuna relazione con compagni di scuola o colleghi di lavoro
• Ogni possibile contatto avviene tramite chat, internet, social network e video games evitando qualsiasi relazione di comunicazione diretta.

Le persone affette dal disturbo hanno di solito le seguenti caratteristiche:

• hanno un’età tra i 14 e i 30 anni
• appartengono a famiglie di estrazione sociale medio-alta
• nel 90% sono di sesso maschile
• sono spesso figli unici i cui genitori sono assenti perché rivestono ruoli lavorativi dirigenziali
• possibile assenza emotiva del padre e l'eccessivo attaccamento alla madre

La visione del mondo degli hikikomori è negativa: a volte sono stai oggetto di bullismo e comunque sono ragazzi deboli nell’affrontare delusioni ed ostacoli

Cure
Negli ultimi anni le ricerche su questo fenomeno sono aumentate notevolmente portando anche allo sviluppo di alcuni test psicometrici che possono individuare meglio il disturbo e favorirne, di conseguenza, la diagnosi.
Serenis è uno dei centri medici più grandi d’Italia: 1500 psicoterapeuti con tredici anni di esperienza media; ancora non esiste una vera e propria terapia ma si cerca di intervenire sulle relazioni familiari. La cura dell’hikikomori implica un percorso di psicoterapia che prenda in carico sia il paziente che la sua famiglia, in contesti separati. Il trattamento psicoterapeutico può trattare diversi aspetti, tra cui, ad esempio, l’ansia sociale, il senso d’inadeguatezza e la bassa autostima. In molti casi, inoltre, la cura dell'hikikomori prevede l'assunzione di antidepressivi tra cui la dopamina
Nei casi più gravi, il primo passo dovrebbe prevedere visite domiciliari continuative per far sì che gli hikikomori escano fuori dalle loro stanze, oppure sessioni di psicoterapia online.

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