La prima forma di espressione del pensiero umano è stata la poesia, millenni prima dell’invenzione della scrittura alfabetica. Nasce come espressione orale che risponde all’esigenza di memorizzare leggi e storie. Ha una origine sacra in quanto legata al contatto con il mistero della vita, della morte e della divinità e poeti contemporanei come Ungaretti ne hanno riconosciuto la sacralità del suo manifestarsi in chi scrive poesia.
La parola deriva da Poiein ovvero fare, creare. È un bisogno espressivo per manifestare stati d’animo, unendo le parole alla bellezza del suono; appunto chiamarla “lirica” è dovuta al fatto di essere accompagnata dal suono della lira.
È nell’VIII secolo che acquisisce forma scritta in versi come quelli prodotti in Grecia nell’Iliade e nell’Odissea dove la sua funzione è memorialistica e celebrativa.
Dai tempi della sua invenzione la poesia si è evoluta e senza aver avuto poi uno spazio privilegiato, come invece Ugo Foscolo ebbe a riservarle, ha sempre mantenuto una posizione discreta, quasi in sordina, tranne poi esser rivalutata negli ultimi decenni, tanto da venir inserita come argomento di studio nel biennio di scuola superiore, oltre che nella scuola elementare e media inferiore.
Una poesia di Montale, manifesto del disagio esistenziale dell’uomo
Ossi di seppia ovvero ciò che resta della seppia sulla sabbia; un guscio prosciugato, uno scarto, quasi facente parte del mondo minerale piuttosto che animale. E la raccolta dal titolo eponimo si apre con la poesia “non chiederci parola” quasi un manifesto di allora e di oggi, di fronte ad una realtà quanto mai vaga e contraddittoria dove solo i supponenti e gli sfrontati possono dirsi certi del presente e del futuro.
Il lato negativo dei social riguarda i giovani e non solo
Che i social vale a dire Facebook, Instagram, Tic toc, Linkedin, tanto per citare i più conosciuti e diffusi, abbiano influenzato il mondo della comunicazione e dell’informazione non è certo una novità ma occorre riflettere meglio sul peso che hanno assunto nella nostra società. Una società sempre più connessa e facile preda o vittima che dir si voglia delle opinioni e dei fatti che passano attraverso questi, spesso in modo distorto se non addirittura completamente falso.
Certamente anche i vari canali televisivi o le varie testate giornalistiche riportano opinioni e giudizi di parte, ma il loro potere orientante è senz’altro meno invasivo.
Dall’opera teatrale di Pirandello emerge la crisi identitaria e l’impossibile conoscenza della realtà
Una novella, poi diventata testo teatrale, che Pirandello intitolò La signora Frola e il signor Ponza, suo genero per poi diventare per il teatro Così è (se vi pare) e pubblicata nelle Novelle per un anno, appare un testo di straordinaria attualità e ci ricorda le varie commedie tragico/umoristiche contempo-ranee che ad essa si sono ispirate per la doppiezza della visione della realtà (basta pensare al film L’abbaglio di Roberto Andò) dove tutto è ma poi cambia e quello che appare è forse solo visione personale e non realtà
Ma già qui Pirandello ci farebbe osservare che il confine tra realtà e opinione o finzione come tra salute mentale e follia è alquanto labile e che non c’è mai netta demarcazione.