!Una persona alla volta!. Il libro postumo di Gino Strada, un testamento civile che “inquieta” le coscienze
È morto il 13 agosto 2021 a Rouen in Normandia. Aveva settantatre anni. Nel 2015 aveva ricevuto il Nobel alternativo (Right Livelihood Award) per la sua grande umanità e la sua capacità di offrire assistenza medica e chirurgica di eccellenza alle vittime della guerra e dell’ingiustizia, continuando a denunciare senza paura le cause della guerra.
Gino non c’è più, ma Il suo spirito, contenuto in questo libro nato postumo, può dilagare ancora ovunque e, come direbbe Lorca, “inquietare” le coscienze, far riflettere, armare gli animi di coraggio, perché finalmente si raggiunga quello stato di spirito evoluto che ti fa spendere le energie per dichiarare pubblicamente e senza tema di essere preso per un ingenuo “guerra alla guerra”.
Un capolavoro letterario tutto al femminile
Nel giugno del 1974, a 62 anni, Elsa Morante pubblicò un romanzo di ben 661 pagine intitolato La storia, al quale aveva lavorato per tre anni.
Lo pubblicò, grazie all’intervento di Natalia Ginzburg, con la casa editrice Einaudi, ottenendo che fosse inserito nella collana economica degli Struzzi al modico prezzo di 2000 lire. La copertina riportava una foto di Robert Capa rappresentante un giovane morto nella guerra spagnola e il sottotitolo Uno scandalo che dura da 10000 anni.
Eloquente la dedica: Por el analfabeta a quien escribo.
Pubblicato per la prima volta in Spagna nel 1986, fu letto ad alta voce dal poeta, presumibilmente nei primi giorni di settembre del 1931, davanti ai suoi concittadini in occasione dell’inaugurazione della biblioteca comunale del paese natìo. Il discorso è una vera ode ai libri, una lettera d’amore, e allo stesso tempo una lezione magistrale di cultura senza tempo. García Lorca scrive un vero e proprio manifesto alla vita e al sapere.
“Libri! Libri! Ecco una parola magica che equivale a dire: ‘Amore, amore’ e che tutti i popoli dovrebbero chiedere come chiedono il pane o come anelano la pioggia per i loro campi seminati”, si legge in uno dei più noti passaggi di questo straordinario testo.
Con l’intento di omaggiare un poeta straordinario e di contribuire a mantenere viva la sua opera, convinta che dal punto di vista della poesia concettuale nessuno sia ancora riuscito a dire più e meglio, senza la pretesa di aggiungere qualcosa di nuovo alla ricca esegesi delle sue opere, mi accingo ad analizzare il poemetto Gerontion di Thomas Stearns Eliot. Data la passione di Eliot per l’opera di Dante Alighieri e supponendo che il suo ermetismo si ispiri a quello dantesco, cercherò di analizzarlo secondo “i quattro sensi ”, ovvero le quattro chiavi di lettura indicate da Dante nel Convivio [1] come necessarie per comprendere la sua poesia.