Dall’emerodromo Filippide all’impiego dei droni
l’affascinante storia del servizio postale

Un’istituzione che si è evoluta con lo sviluppo della tecnologia

Tutto è cominciato con i suoni e i segnali luminosi
In principio è stato Filippide, il primo e più famoso emerodromo di cui abbiamo conoscenza. Quindi, una serie di graduali e incalzanti passaggi cominciati con un complesso di suoni e segnali luminosi interpretabili in lontananza. Così ha avuto inizio l’affasciante storia della posta, scaturita dalla necessità dell’uomo di scambiare informazioni anche a distanze rilevanti.

Foto: Statua di Filippide a Maratona in Grecia


L’avvento della scrittura ha segnato un primo significativo sviluppo, benché non ancora con la scrittura compiuta come noi la conosciamo. Segni, più che altro, incisi su tavolette di pietra o di legno che venivano trasferite da un luogo ad un altro.

La Cina e l’Egitto
Le prime testimonianze di corrispondenza riguardano la Cina del 4.000 a.C. dove venivano impiegati messaggeri a cavallo che percorrevano le strade con semplici dispacci e, successivamente, anche con una specie di gazzettino periodico.
Nell’antico Egitto esisteva un tipo di servizio postale organizzato che prevedeva il recapito di merci e missive sotto forma di papiri scritti, il cui trasporto avveniva via terra o navigando il Nilo.

Il modello persiano
Tuttavia, stando a quanto ci ha trasmesso lo storico Senofone (V secolo a.C.), il primo vero servizio di recpaito pubblico fu istituito nella Persia di Ciro II – siamo negli anni Cinquecento a.C. – che ben presto si estese ai vicini territori ellenici. Era basato sulla percorrenza ininterrotta di cavalli nell’arco delle ventiquattro ore, con brevi soste in apposite scuderie. Lungo il percorso si incontravano numerose stazioni che consentivano ai messi di coprire le distanze maggiori anche in pochi giorni.
Rimanendo in Asia, nell’impero mongolo (1206-1368) venne replicato il sistema persiano: troviamo una sua descrizione ne Il milione di Marco Polo e nei diari di altri viaggiatori.
Ispirata al modello cinese fu, invece, la prima struttura postale giapponese, nell’VIII secolo, durante il periodo Nara. Contemporaneamente, nel continente americano, l’Impero Inca si avvaleva di messaggeri a piedi, chiamati chaski.

L’Impero romano: i “cursores” e i “tabellarii”
L’Impero romano, per iniziativa di Augusto, sviluppò un primo servizio postale pubblico (cursus publicus), garantito dallo stato, prendendo spunto dalla efficiente impostazione persiana. Le figure chiave erano i cursores e i tabellarii. I primi venivano impiegati per le missioni più urgenti e si muovevano a piedi o a dorso di veloci cavalli che sostituivano in apposite stazioni di cambio chiamate statio posita, da cui derivò il termine posta. Frequentavano l’estesa rete viaria romana – strade consolari e vie minori – che ai estendeva per circa 200.000 chilometri. Nei casi più urgenti – soprattutto per i dispacci imperiali – i cursores riuscivano a percorrere fino a 270 km in ventiquattro ore.
I tabellarii, invece, erano occupati negli appositi magazzini e si accollavano l’onere della maggior parte delle comunicazioni.

Le stazioni di posta
La necessità di traspostare pacchi, oltre alle lettere, rese ben presto inadeguato il ricorso al solo cavallo. Fu necessario ricorrere ad appositi carri da cui, poi, derivò la diligenza, adibita anche al trasferimento di qualche passeggero, naturalmente a pagamento.
Le stazioni di posta, pur continuando ad assicurare il cambio dei cavalli, si trasformarono in luoghi di ristoro ed in alberghi dove i viaggiatori potevano riposare e mangiare. Resti e tracce di queste costruzioni si possono rinvenire ancora oggi lungo le strade principali del nostro Paese.

Foto: Lettera commerciale incisa su tavoletta d’argilla (Kültepe Turchia)

La fatica di arrivare alla lettera
Soltanto un millennio fa la lettera come noi la conosciamo era una rarità: perché una lettera potesse esistere occorreva la coesistenza di alcune condizioni che si sono realizzate progressivamente.
Prima di tutto, bisognava che in molti sapessero leggere e scrivere: ancora agli inizi del ‘900 nei Paesi europei gli analfabeti erano la maggioranza, tanto che fra i mestieri del tempo quello dello scrivano risultava tra i più diffusi.


Inoltre, serviva un materiale comodo per scrivere, facile da reperire e non troppo costoso. Condizione che si realizzò con la diffusione della carta in Europa, a partire dal XIII secolo. Infine, occorreva che qualcuno portasse la lettera a destinazione. Fino al Settecento, e anche dopo in gran parte del mondo, vi furono non pochi problemi in proposito.

Un affare esclusivo delle autorità dello Stato
Le poste dell’antichità, dai Persiani alla Roma imperiale e fino agli imperatori cinesi, erano certamente ben organizzate, rapide, sicure, ma con un notevole limite: ad avvalersene erano prevalentemente le autorità dello Stato, per l’invio di notizie ufficiali.
Tutti gli altri, se avevano necessità di inoltrare un dispaccio, dovevano arrangiarsi: i ricchi inviavano un loro servo o uno schiavo, i mercanti utilizzavano i trasportatori cui consegnavano le loro merci oppure pagavano un messo. I più fortunati erano coloro che risiedevano lungo le rotte dei pellegrini che da tutta Europa affluivano a Roma, e viceversa; gente generalmente appiedata, benché benestante e fornita di servitù (un carro tirato da buoi o da somari era il massimo del lusso e della comodità). Si trattava, per buona parte, di messaggi orali.
In pratica, fino a tutto il Trecento il servizio postale e la parola “posta” erano del tutto ignoti. O, perlomeno, con “posta” si indicava semplicemente un luogo lungo la strada in cui il viandante poteva riposare.

La ferrovia, le navi e l’ “airmail”
La necessità di movimentare la corrispondenza più velocemente e in condizioni di sicurezza indusse il servizio postale a mantenersi al passo con i tempi.
L’invenzione del motore a vapore, risalente ai primi anni dell’Ottocento, diede un grande impulso al suo miglioramento, sia sulle navi che viaggiavano regolarmente lungo le coste e attraverso i corsi d’acqua navigabili, sia sulla ferrovia.
Nel maggio del 1917 le Regie poste italiane emisero il primo francobollo ufficiale di posta aerea della storia, in occasione del primo esperimento di posta aerea Torino-Roma e Roma-Torino.

I corrieri espressi e il futuro affidato ai droni
A questi mezzi vanno aggiunti i corrieri espressi, divenuti uno dei principali metodi di spedizione in tutto il mondo, che offrono consegne rapide, sicure e tracciabili.
Una delle tendenze emergenti in questo settore è l’utilizzo di robot che sono in grado di effettuare consegne rapide e sicure, riducendo nel contempo i costi. E l’avvento dei droni promette di far operare ancora uno step al servizio postale: questi piccoli e agili velivoli sono in grado, infatti, di consegnare i pacchi in aree remote o difficili da raggiungere, in modo rapido ed efficiente.

Posted

11 Jan 2026

Storia e cultura


Duilio Paiano



Foto dal web



Articoli similari



Articoli dello stesso autore

Programmi in tv oggi
guarda tutti i programmi tv suprogrammi-tv.eu
Ascolta la radio
Rassegna stampa