Maria Boschetti Alberti fu una pedagogista svizzera ascrivibile alla corrente dell’attivismo, nata a Montevideo in Uruguay nel 1879 e deceduta ad Agno nel 1951. Nel contesto culturale relativo al mondo dell’educazione, ricevette importanti riconoscimenti dallo studioso Giuseppe Lombardo Radice che visitò il centro studi fondato da Alberti e ne dedicò una riflessione nella sua opera Athena fanciulla. Ebbe modo, inoltre, di conoscere famosi intellettuali quali Adolphe Ferrière e Robert Dottrens. Maria era la quarta di otto figli, i suoi genitori erano di origine ticinese e appena poterono decisero di tornare nel luogo di provenienza nel 1883 quando Maria era ancora bambina.
Un altro aspetto significativo del lavoro di Alberti era la sua attenzione ai bisogni individuali di ogni bambino.
Riteneva che fosse essenziale adattare l’istruzione declinandola in maniera individuale per soddisfare i requisiti e gli interessi unici degli studenti, invece di costringerli ad assecondare un mero approccio standardizzato. Non tutti gli studenti apprendono allo stesso modo o allo stesso ritmo, ma era pertanto fondamentale fornire esperienze di apprendimento personalizzate che affrontassero i loro punti di forza e di debolezza. Questo approccio favoriva un positivo senso di inclusività in classe e, al contempo, gettava le basi per delineare un ambiente in cui ogni studente poteva prosperare in un clima all’insegna della tolleranza e del rispetto reciproco. Infatti, nella scuola serena di Agno in cui la Boschetti Alberti insegnò a partire dal 1925 e frequentata da allievi indicativamente compresi tra gli 11 e i 15 anni, vigeva una libertà sia di metodo sia di tempo, senza costrizioni cronologiche di programma. Come ella afferma al termine del volume La scuola serena di Agno (ed. La Scuola, Brescia 1953): Benedetta mille volte la libertà di maniera e la libertà di tempo che permettono all'allievo di svilupparsi intellettualmente circondato di gioia, che gli permettono di ammalarsi in mezzo alla calma, e di morire circonfuso di pace!
Maria era ben consapevole delle difficoltà di svolgere tutti i punti chiave negli astratti tempi ministeriali indicati, come si evince dalla seguente affermazione: I maestri, fatalmente, non possono fare in modo diverso; guai se lasciassero un punto solo del programma! Ma il programma delle scuole elementari è troppo esteso per essere svolto in lezioni collettive e nient’affatto concrete. Vi si impongono cognizioni che abbracciano tutto quanto sta fra cielo e terra. E queste cognizioni i ragazzi le hanno avute in lezioni astratte divise a ore, in programmi particolareggiati divisi a mesi, in esercizi contati a numero. Ed ora eccoli qui confusi, sopraffatti, annoiati.
La concezione albertiana della pedagogista può essere sintetizzata nel cosiddetto “trittico pedago-gico”, rappresentato da tre parole chiave, che si esplicano in tre valori fondamentali e basilari, ovvero: libertà, spontaneità e serenità.
Per quanto riguarda la giornata scolastica, è possibile ravvisare nella scuola serena la presenza di taluni momenti principali come l’accademia scolastica “del mattino” che iniziava alle otto e mezza (e che prevedeva una sorta di “educazione alla bellezza” caratterizzata dalla libera creazione di poesie, canti, recitazioni e disegni composti dai discenti), il controllo individuale o collettivo su ciò che era stato prodotto in classe, la lettura da parte della maestra ed infine un lavoro libero, scelto tra la vasta gamma deli interessi e delle predisposizioni personali di ogni singolo alunno e che poi veniva esposto dagli studenti durante il primo pomeriggio in aula.